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La Mafia, ancora una volta, a tavola

Categoria: Società
Pubblicato Mercoledì, 26 Febbraio 2014 08:57
Scritto da Sara Mancini
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Vecchi stereotipi che spesso ritornano: sul trinomio Mafia – cucina – Italia abbiamo già speso parole, in altre occasioni, che ancora una volta vengono confermate.

Da qualche giorno la catena spagnola di ristoranti dall’infelice nome “La Mafia” è oggetto di attenzione, in Italia, da parte di giornalisti e politici. Leggendo un articolo di Attilio Bolzoni, su Repubblica, apprendo dettagli che mi lasciano attonita di fronte alla superficialità dei due ragazzi che, nel 2000, decisero di aprire il primo ristorante con questo nome. Primo di trentaquattro, oggi dislocati in Spagna e Portogallo.

Imbarazzante il pullulare di clienti evidentemente insensibili ad un tema che considerano esclusivamente Italiano, quasi folkloristico, ciechi nei confronti di meccanismi che in realtà accomunano una quantità di paesi non solo europei.

Di pochi giorni fa la notizia dell’interessamento, per chiedere provvedimenti al riguardo, di diversi esponenti politici italiani e della Commissione Parlamentare Antimafia.

 

Un tale fenomeno non deve passare inosservato, perché se a detta dei proprietari dei locali si tratta di un’innocua trovata commerciale, atteggiamenti come questo, largamente diffusi soprattutto al di fuori dell’Italia, rischiano di dipingere come innocua una Mafia che nella realtà miete vittime, minaccia, estorce, distrugge le economie e i territori in cui si insedia, senza interessarsi dei confini nazionali.
Finchè si potranno gustare prelibatezze italiane seduti su accoglienti seggiole che portano il nome di criminali, finchè i propri figli potranno divertirsi al “Carnaval mafioso”, i morti verranno dimenticati e l’impegno di chi giornalmente cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica sarà vanificato.

 

Sara Mancini

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