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Di chi è la colpa?

Categoria: Società
Pubblicato Venerdì, 22 Novembre 2013 10:44
Scritto da Angelica Bezziccari
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Operaio in posa con fucile

Di chi è la colpa?

Un’ingiustizia che contravviene una legge giuridica o etica, vuole un colpevole. La responsabilità di un’azione non accettata dalla collettività vuole un colpevole. Ma come si riesce a identificare davvero la colpa?

Il diritto fonda se stesso su questo concetto, il reato deve essere imputato a un colpevole.

Ma succede molto spesso che il diritto, la legge, non riescano a individuare i colpevoli. Per mancanza di prove o per negligenza. Ancor meno i colpevoli sono identificati se si tratta di questioni morali o etiche, quindi non sempre giuridicamente condannabili, o di fatti della vita di tutti i giorni. Che fare, allora, per dare un senso all’incolmabile sete di giustizia umana?

 

Può venire in aiuto la dimenticata e spesso bistrattata filosofia, ormai non nominata più da nessuno, considerata alla stregua di un passatempo intellettuale.

Invece la filosofia da sempre cerca di dare risposte a tutti i quesiti umani, ed ha trattato anche il concetto di colpa. In particolare, lo ha fatto il filosofo tedesco Karl Jaspers, con “La questione della colpa”, interrogandosi sulle responsabilità della Germania che hanno portato all’ascesa del nazismo. In una serie di lezioni universitarie, nel 1946, Jaspers ne discute ampiamente con i suoi studenti.

Jaspers individua così non una, ma ben quattro tipologie di colpe: la colpa criminale (o giuridica), la colpa politica, la colpa morale e quella metafisica.

La colpa criminale è quella prevista dalle leggi vigenti, che riguarda il singolo individuo; a stabilirla deve essere un giudice in un tribunale.

La colpa politica riguarda le responsabilità degli uomini di Stato nelle loro scelte, ma ricade anche su ogni cittadino, in quanto ciascuno partecipa alla vita politica di una nazione. La colpa morale riguarda ogni persona alle prese con la propria coscienza, con quello che avrebbe potuto fare e non ha fatto, oppure che ha fatto, che ha detto o taciuto.

Infine, la colpa metafisica è l’infrazione del principio di solidarietà tra gli uomini e si palesa ogni volta che si ha notizia di una violenza inflitta e non si fa nulla per impedirlo. Quest’ultimo tipo di colpa è quello più difficile da estirpare, perché riguarda l’animo umano, e genera il ‘senso di colpa’, quando accade un orrore come fu quello del regime nazista, si giunge al punto di pensare, come disse Jaspers: “Che noi siamo ancora vivi, questa è la nostra colpa”.

Anche se, come sottolinea Jaspers, questo elenco di colpe non ha un valore categorico, né una colpa esclude l’altra, questa riflessione porta comunque a due conclusioni importanti. La prima, è che non c’è quasi mai un unico e solo colpevole, spesso è difficile individuarlo, e per questo l’agognata giustizia pare sempre difficile da raggiungere. La seconda, non vuol essere una giustificazione, ma perlomeno una spiegazione, di come certe atrocità possano essere state commesse.


Karl Jaspers e la questione della colpa

 

Se si analizza il fenomeno nazista, si individuano facilmente le quattro colpe. In primis la colpa criminale di Hitler e di chi si macchiò di ogni tipo di delitti, tra i quali gli ultracentenari gerarchi nazisti di cui lamentiamo ancora la mancata condanna giuridica. Solitamente quasi tutti si fermano qui, alla sola colpa giuridica. Ma rimangono le altre tre colpe. C’è la colpa politica di chi non fece nulla per fermare Hitler o lo agevolò pur non uccidendo nessuno; c’è la colpa morale di chi, pur non essendo né un gerarca nazista, né un soldato, preferì condurre una vita mascherata, con una falsa coscienza, tacendo e di fatto avallando la dittatura. Infine, la colpa metafisica, quella più difficile da comprendere, dovuta a una "solidarietà la quale fa sì che ciascuno sia in un certo senso corresponsabile per tutte le ingiustizie e i torti che si verificano nel mondo, specialmente per quei delitti che hanno luogo in sua presenza o con la sua consapevolezza”.

Si potrebbe con agevolezza applicare le quattro tipologie di colpa a numerosissimi problemi contemporanei. In tutti i fatti di mafia, c’è sempre una grandissima colpa morale, di chi non parla, dell’omertà di ogni cittadino che sa e tace. Nei disastri ambientali, c’è spesso la colpa e responsabilità politica, di chi sa e agevola il criminale o non fa nulla per opporsi, come il caso dell’Ilva di Taranto.


La follia di Hitler

Tanti possono essere gli esempi, e se si pratica questo esercizio per un po’ ci si accorge subito di quanto il concetto di colpa sia in realtà qualcosa di molto più complesso di quello che si stabilisce – quando ci si riesce - in un’aula di un tribunale.

Tanto complesso che anche Jaspers, nel 1962, nella postfazione a un’edizione del suo scritto, rivede la sua opinione sul processo di Norimberga con un occhio molto critico, scrivendo: “Del tribunale faceva parte la Russia bolscevica che non era diversa dallo stato nazista per quel che riguarda la forma del dominio […] Partecipava un giudice che di fatto non riconosceva assolutamente quel diritto sul quale il tribunale doveva essere fondato […] le azioni delle potenze occidentali non vennero fatte oggetto di indagine […] fu un processo irreprensibile nella sua forma giuridica e tuttavia fu un processo apparente […] istituito dalle potenze vincitrici contro i vinti".

 

Angelica Bezziccari

 

 

Prendo la pallottolina e l'ammiro. È fatta proprio bene. Chi l'avrà inventata? L'ha inventata un uomo. E un giorno quest'uomo s'è messo lì con la sua pazienza, la sua scienza, la sua fantasia, la sua tecnologia, e ha calcolato forma peso polvere velocità traiettoria momento d'impatto, e dopo tali calcoli egli ha fatto un disegno, e ha scritto un progetto, e ha offerto il progetto a un industriale. E l'industriale lo ha esaminato con interesse, e ha chiamato i suoi tecnici, e gli ha detto di realizzare la pallottolina per prova, ma in gran segreto perché un altro industriale non gli rubasse l'idea. E loro l'hanno fatto. Poi tutti contenti hanno portato la pallottolina all'industriale che l'ha guardata come se fosse uno smeraldo, uno zaffiro, e ha detto: ora vediamo se funziona. E c'è stato l'esame e la pallottolina è stata sparata. Su chi? Su cosa? Su un cane, su un gatto, su un pezzo di lamiera? Certo non su un uomo. Io avrei scelto un uomo: l'inventore, ad esempio, o lo stesso industriale, o tutti e due. Invece sia l'inventore che l'industriale sono rimasti intatti, e l'industriale ha riunito intorno a un tavolo di mogano il suo consiglio di amministrazione, e ha mostrato la pallottolina, e ha proposto di brevettarla e produrre milioni di miliardi di pallottoline per l'esercito che le avrebbe usate in Vietnam. E il consiglio di amministrazione ha approvato. Sicché guardala questa fabbrica piena di operai che costruiscono pallottoline, i bravi operai del proletariato difeso da Marx, protetto dai sindacati, i bravi operai che non hanno mai colpa, la colpa è degli industriali e basta, gli operai poverini non fanno che eseguire gli ordini, devono pur guadagnare, mantenere la famiglia, comprarsi l'automobile a rate, no? Hanno forse il tempo e il modo di porsi problemi morali, eh? E costruiscono pallottoline. Laboriosi, compunti, attenti a scartare le pallottoline che non riescono bene, se la pallottolina è imperfetta non strappa non taglia non vuota di tutto il suo sangue l'ometto giallo che se la becca a vent'anni. O l'ometto bianco, o l'omone nero. Perché queste pallottoline ce l'hanno anche gli altri, si fanno anche a Mosca, e a Pechino, dove non le ordina un industriale, le ordina lo Stato, che è proprio lo stesso, e anche gli operai sono proprio gli stessi, magari ancor più diligenti, ancor più obbedienti”.

Oriana Fallaci, Niente e così sia




 

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