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Le ronde anti-abusivismo non sono una priorità

Categoria: Società
Pubblicato Lunedì, 12 Agosto 2013 13:50
Scritto da Davide Vittori
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Ronde anti abusivismo

 

Quando si parla di Rimini nelle cronache agostane il problema dell’abusivismo riempie sempre le prime pagine. L’amministrazione comunale ha deciso di imprimere un’accelerazione per cercare di arginare tale questione definita dall’assessore Biagini “una vera e propria minaccia all' (e quindi diventa un problema di mantenimento dell') Ordine e della Sicurezza Pubblica”. E così i telegiornali nazionali non han perso tempo nel far risaltare l’opera delle ronde anti-abusivismo sulla spiaggia. Ronde di “volontari”, si badi, non di forze dell’ordine.

E quindi già ora possiamo domandarci quale sia la coerenza nel mandare privati cittadini

a difendere la sicurezza pubblica. Uno dei requisiti perché uno Stato si dica sovrano è il monopolio nell’uso della forza.

Se anche servisse la polizia per risolvere questo “annoso” problema, la domanda da porsi è perché non viene impiegata in questi casi, ma servano dei vigilantes, che di certo non rappresentano nulla e nessuno; piuttosto sono solo l’ennesima testimonianza di ciò che la scuola di Copenaghen asserisce da tempo, ossia che quando la politica non riesce ad affrontare una questione tende a spostarla nel piano dell’ “emergenza”, della “minaccia” di modo che si possa creare una legittimazione politica per interventi extra-ordinari, ossia solitamente non accettati come accettabili soluzioni ad un problema politico.

Le ronde anti-abusivismo non sono null’altro se non il tentativo di criminalizzare una condotta sì punibile per legge, ma la cui pericolosità sociale è di gran lunga inferiore a moltissimi altri abusi che vengono compiuti quotidianamente. I venditori senza autorizzazione, tuttavia posso risultare un bersaglio facile, facilmente inquadrabile come “altro” rispetto alla cittadinanza e soprattutto non politicamente “mobilitabile”.

Nessuno, ad esempio, invoca i vigilantes davanti ai bidoni per dissuadere  i cittadini a non lasciare fuori dal cassonetto i loro rifiuti indifferenziati, sui quali non vorrebbero pagare la tassa sui rifiuti. Eppure se si mettessero dei controlli subito si leverebbero le voci di chi invocherebbe un controllo orwelliano delle persone persino quando producono i rifiuti, cercando di mobilitare coloro che vedono tali controlli come un’ingerenza nella vita privata del singolo contro le ronde anti-sporcizia. Qual è la differenza con le ronde anti-abusive? Molti di questi venditori irregolari non sono residenti a Rimini e anche se lo fossero difficilmente andrebbero a votare. Mentre nell’altro caso non solo si potrebbero mobilitare politicamente coloro che hanno la coscienza sporca, ma soprattutto chi vede nello Stato ultra-controllore una degenerazione dello Stato di Diritto: e siccome il voto conta il Sindaco subito ritirerebbe dalla strada i vigilantes, specie in caso di elezioni non scontate (si badi, sia con elezioni alle porte sia con elezioni ancora lontane).

Gli esclusi dal processo democratico hanno sempre la peggio. Nonostante con molta probabilità il 100% di questi venditori preferirebbe un lavoro meglio retribuito, con qualche garanzia e diritto in più, costoro sono costretti in condizione di inferiorità politica e materiale a subire il ludibrio di un’opinione pubblica sempre più ostile e a lavorare per guadagnarsi da vivere. Sbagliano a vendere in spiaggia? Se rispondessimo di sì, non si vede perché debba essere la repressione (tramite privati cittadini, peraltro) la soluzione; quando le condizioni materiali di un soggetto costretto a stare decine di ore in spiaggia a vendere cianfrusaglie sono tali per cui non c’è nulla da perdere, non si vede perché non debba ritentare la “sorte”.  Multare sarebbe inutile (sottraiamo reddito a chi reddito non ce l’ha?), mandarli in galera sarebbe non solo moralmente un’aberrazione (visto che evasori milionari, nonostante il giudizio in Cassazione, cercano qualsiasi escamotage politico per non adempiere agli obblighi della legge), ma anche costoso per lo Stato e degradante per il singolo (la Corte di Giustizia si è già espressa sulla violazione dei diritti umani per coloro che vivono in carceri sovraffollate, multando l’Italia).

Infine, la questione puramente politica. La lotta all’abusivismo per Rimini e per la riviera romagnola è una priorità politica? La politica oltre ad essere arte del compromesso è anche capacità di affrontare con risorse scarse i problemi che si pongono davanti alla comunità sia essa locale, nazionale o sovranazionale. E se le risorse sono scarse la gerarchia d’importanza non è solo rilevabile negli slogan della campagna elettorale, ma è il nucleo stesso del fare politica.

La risposta è semplice: no, l’abusivismo commerciale non è la priorità. Non lo è fin quando l’evasione fiscale a livelli da terzo mondo verrà combattuta a suon di slogan, mentre alla presidenza della Camera di Commercio siede chi si è scudato milioni di euro, rimpatriandoli da San Marino. Non lo è finché Rimini, una delle zone più ricche del Belpaese, avrà un reddito dichiarato che la pone al 95esimo posto tra le province italiane (17.000 euro); non lo è finché l’usura, le estorsioni, le violenze private, lo spaccio di droga saranno all’ordine del giorno. Forse non c’è un estorsione per ogni abusivo sulla spiaggia (anche se sarebbe da vedere), ma cosa mina l’Ordine Sociale della città duecento venditori abusivi o venti estorsioni perpetrate da organizzazioni mafiose? Eppure, a parte qualche protocollo di intesa, molto poco è stato fatto per sensibilizzare le categorie commerciali a questo dramma. Qui dovrebbe intervenire la politica; per rispondere a questa domanda, per valutare quali problemi siano più complessi e più pericolosi per il tessuto economico-sociale della città, senza rincorrere l’avanzata del populismo e della manichea distinzione tra un “noi” – comunità onesta e lavoratrice – e un “loro” – straniero abusivo e non integrabile.

Non è questione solo di una legalità che vale solo per alcuni non protetti, ma non per altri, presunte vittime della giustizia.  È questione di civiltà.

A proposito questi venditori possono subire un regolare processo se incorrono nella violazione del codice penale o gli è preclusa tale possibilità? Nel primo caso sono “innocenti” sino alla fine del procedimento (o vale solo per i Berlusconi, i Del Turco e compagnia?), nel secondo caso saremmo noi gli incivili e antidemocratici.

Davide Vittori

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