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5 Proposte per Vivere Insieme

Categoria: Società
Pubblicato Mercoledì, 19 Giugno 2013 17:13
Scritto da Filippo Urbinati
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L'Istituto di Gramsci di Rimini in collaborazione con altre realtà impegnate nell'ambito del sociale nella città di Rimini (Gruppo Antimafia Pio La Torre, CSA Grotta Rossa, Associazione Karibuni Assistenza alle Popolazioni - AKAP, ANPI Rimini) ha organizzato un incontro pubblico dal titolo Vivere Insieme: Falsi miti sull'immigrazione. A margine dell'incontro l'Istituto ha presentato una serie di proposte rivolte al Consiglio Comunale di Rimini sul tema dell'immigrazione. Sono proposte politiche molto semplici che, a fronte di un modesto costo economico, potrebbero migliorare sensibilmente la vita e le possibilità tanto delle persone che sono emigrate nel nostro paese, quanto di coloro che, essendoci nate, vedono questo fenomeno come un arricchimento e non come una minaccia (la cui falsità e pretestuosità è stata ampiamente dimostrata dagli ospiti presenti in sala).

Fiduciosi del fatto che essi possano essere raccolti e implementati dal Consiglio Comunale di Rimini (e anche, perché no, da altri comuni che lo desiderino), e che possano essere un punto di partenza per una più ampia discussione in materia, pubblichiamo le cinque proposte per vivere insieme

 

 

ISTITUTO GRAMSCI di RIMINI – Associazione Culturale

Imparare a Vivere Insieme

Cinque proposte per l’integrazione a Rimini[1]

Il dibattito sugli effetti e la desiderabilità dei flussi migratori, che nei decenni recenti hanno modificato la vita delle nostre città, è troppo spesso lasciato a spinte emotive che confondono il merito delle questioni. I falsi miti sull’immigrazione cadono uno a uno se sottoposti ad adeguato scrutinio. Raramente viene spiegato, ad esempio, che non c’è alcuna relazione tra l’aumento degli immigrati e l’aumento delle denunce penali a loro carico: il tasso di criminalità degli immigrati regolari infatti non è diverso da quello degli italiani, in particolare quando vengono raggiunti buoni livelli di integrazione – come un numero sempre più elevato di studi ha dimostrato. Viene inoltre spesso affermato che i migranti arrivano in Italia con l’obiettivo di sfruttare al massimo diritti acquisiti in decenni di lotte, senza voler ottemperare ai doveri di cittadinanza che questi diritti implicano. In realtà, gli stranieri in Italia svolgono i lavori più duri e dequalificati, che rimangono scoperti per il 26,7% a causa della mancanza di lavoratori italiani disponibili a farli: li troviamo nei campi, nei cantieri, puliscono le nostre case, assistono i nostri anziani. In Emilia Romagna gli stranieri impiegati nell’edilizia sono il 13,2%, l’11,1% nelle attività rivolte alle famiglie (per un risparmio totale di circa 6 miliardi di euro per il servizio sanitario a livello nazionale), il 10,3% nel turismo e bella ristorazione. Inoltre il loro reddito è circa il 23% in meno rispetto al reddito medio dei lavoratori italiani, hanno contratti spesso precari e a tempo parziale. Nonostante questo, la maggioranza degli stranieri regolarmente soggiornanti ha un contratto di lavoro, quindi paga le tasse: il gettito fiscale dei lavoratori stranieri è stato di circa 7,5 miliardi di euro nel 2008 – una cifra più che sufficiente a coprire l’aumento complessivo del costo dei servizi imputabile alla nuova utenza straniera. E’ per questo motivo che, grazie all’aiuto di alcuni esperti1, abbiamo elaborato cinque proposte per migliorare il vivere insieme della nostra città.

 

Rispetto a queste proposte chiediamo la condivisione del Consiglio Comunale.

 

  1. Costruzione di un Servizio Immigrazione comunale

Attualmente le attività che riguardano l’immigrazione a Rimini sono in gran parte legate al lavoro delle Associazioni del terzo settore, che agiscono meritoriamente sul territorio nell’assistenza ai cittadini stranieri con attività di informazione, orientamento e sostegno. A Rimini manca un riferimento composito Servizio/Ufficio interno al Comune di Rimini che possa orientare le attività dei soggetti del privato sociale e che sviluppi competenze e expertise interne - come accade ad esempio nel Comune di Ravenna. Sarebbe auspicabile potenziare una vera rete di sportelli comunali che si avvalga anche del privato sociale (a partire dal Centro Servizi Immigrazione, già attualmente presente in Caritas diocesana) capace di fornire assistenza, intercettare finanziamenti sui numerosi Bandi europei disponibili e sviluppare pratiche di consulenza. Questa rete potrebbe accentrare numerose funzioni quali servizi anagrafici (come la prima iscrizione anagrafe), politiche abitative (rilascio attestazioni idoneità abitative) e pratiche amministrative attualmente frammentate tra uffici comunali, Questura e Prefettura (es. compilazione delle domande telematiche di nulla osta al ricongiungimento e delle richieste dei rilasci e dei rinnovi dei permessi di soggiorno e dei permessi CE per lungo soggiornanti). Inoltre, come sperimentato da numerosi comuni a partire dal 2008, lo spostamento del servizio del rilascio di permesso di soggiorno dalla Questura al Comune può essere una priorità per la città di Rimini, tentando di diminuire i tempi di attesa.

 

2. Ampliamento della partecipazione dei cittadini stranieri a forme di sussidio

Lo straniero titolare di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno è parificato all'italiano ai fini del godimento di tutte le misure di assistenza sociale – in particolare delle forme di sussidio erogate discrezionalmente a livello locale. Il Comune dovrebbe muoversi in questo senso, innanzitutto estendendo allo straniero titolare di permesso CE per soggiornanti di lungo periodo (e non solo all'italiano o al cittadino comunitario) il Bando 2014 per l'assegno a favore di famiglie con almeno tre figli (art. 65 L. 448/1998) – come ha chiarito ormai una consolidata giurisprudenza non ancora recepita nella nostra città.

 

3. Rendere più eque le procedure di assegnazione degli alloggi popolari

Come la maggior parte degli esperti da noi interpellati ha sottolineato, al fine di evitare la perpetrazione di situazioni di esclusione sociale è importante riconoscere il ruolo dell'anzianità della domanda come principio di assegnazione degli alloggi popolari. Questo principio va integrato adeguatamente con il principio dell'anzianità di residenza nel calcolo dei coefficienti, in modo da poter rendere più equilibrato il conteggio di questi due importanti fattori.

 

4. Maggiore inclusione dei giovani stranieri e delle donne.

I ragazzi stranieri nati in Italia, che vi abbiano risieduto legalmente fino ai 18 anni, hanno diritto ad acquisire la cittadinanza italiana se presentano una dichiarazione in questo senso al Comune tra il 18-esimo e il 19-esimo compleanno. Il Comune può giocare un ruolo importante in due modi: a) informare, attraverso le scuole, i ragazzi stranieri di questa possibilità prima del compimento del 19-esimo anno; b) dare alla nozione di "residenza legale" il significato di soggiorno continuativo di fatto (secondo la giurisprudenza più recente), senza dar rilievo a iscrizioni anagrafiche tardive o a buchi presentati dalle iscrizioni. E’ inoltre importante approntare corsi di lingua pensati specificamente a favore delle donne, tipicamente escluse dal mercato del lavoro e legate alla cura della famiglia e della casa.

 

5. “Realizzazione di un “patto cittadino per l’integrazione”

Realizzazione di un “patto cittadino” di interventi culturali e sociali nei quartieri con problematicità quale Borgo Marina, ma anche a Miramare e altre realtà periferiche e di quartiere con un calendario di iniziative ad alta incidenza culturale e artistica, valorizzando il presidio positivo del quartiere e facendo un patto di “qualificazione composito”, con l’utilizzo di forme di Mediazione sociale e professionalità che agiscano sul quartiere con programmazione (prendendo come esempi virtuosi le esperienze di Reggio Emilia, Modena e anche esperienze passate in Agenda Città Sicura).

 

Queste piccole proposte, facilmente implementabili e a costo limitato, possono rappresentare l’inizio di una sfida che è necessario mettere oggi in campo – una sfida ambiziosa e innanzitutto culturale. Si tratta in fondo di rispondere al movimento storico rappresentato dalla globalizzazione, grazie alla quale stanno emergendo dall’anonimato miliardi di essere umani con sogni, desideri, bisogni, e una sempre più chiara consapevolezza di avere la possibilità nonché il diritto a una vita migliore. Di fronte a questo processo la destra risponde negando le nuove domande, tentando di ricostruire gerarchie fisse e catene di comando – dando libero sfogo alle paure. La sfida che si tratta di mettere in campo oggi è invece quella di tessere reti di comunicazione tra esseri umani, tentare l'apertura, la ricerca, la valorizzazione della vita e delle vite – cercando nella solidarietà la forza per affrontare il comune destino. Tornando insomma a fare qualcosa di sinistra.


Istituto Antonio Gramsci - Rimini



[1]  Si ringraziano in particolare Sergio Briguglio (esperto di politiche sull'immigrazione), Tommaso Frattini (docente all’Università di Milano),  Iscra Venturi (Ufficio Immigrazione di Rimini). La responsabilità delle proposte è ovviamente degli estensori del documento. Si ringrazia inoltre Andrea Stuppini per i dati forniti nel suo “Manuale dei Luoghi Comuni” e qui ripresi.

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