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Albergatori in rivolta a Riccione. Pronti a candidarsi?

Categoria: Società
Pubblicato Giovedì, 31 Gennaio 2013 11:37
Scritto da Super User
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“L’eventuale iniqua tassa di soggiorno non è compresa nei prezzi”.
 
Questa lapidaria scritta campeggia  nella homepage dell’Hotel Edelweiss di Riccione.
È questo l’argomento del giorno nella Perla Verde: l’imposta di soggiorno.
L’imposta, reintrodotta nel 2011 nell’ambito dell’attuazione del federalismo fiscale, dopo l’abolizione nel ’91, è riservata ai clienti di strutture ricettive situate in centri di villeggiatura e città d’arte.
 
Dopo averne evitato  l’introduzione l’anno scorso, questa volta il sindaco Pironi e la sua giunta sembrano fermamente motivati ad arrivare fino in fondo al progetto: portare nelle casse del Comune 3 milioni di euro che, sembra, serviranno a sanare il bilancio del Palariccione. Alla notizia l’Associazione Albergatori è insorta con il suo Presidente Bruno Bianchini che, destatosi dal letargo invernale in cui gli albergatori tipicamente versano, ha inviato ai 300 iscritti una mail infuocata in cui denuncia la presunta incompetenza della giunta.
 
“In questi ultimi giorni arrivano segnali sempre più pressanti circa una possibile applicazione dell’Imposta di Soggiorno anche da parte dell'Amministrazione Comunale di Riccione. Ricorderete certamente (e come dimenticarlo?) che lo scorso anno ci è stata applicata l’IMU al 10,6 per mille (il massimo!!) in sostituzione di predetta imposta.”  
 
È questo il principale capo d’accusa mosso nei confronti dell’amministrazione: non aver rispettato l’accordo ottenuto nel 2012 che aveva gravato gli albergatori della massima aliquota IMU pur di evitare “l’ingiusta gabella” (come Bianchini scrive in un’ennesima mail).
Il progetto sembra prevedere 3 scaloni ( o scalini, viste le cifre): per gli Hotel a 1 e 2 stelle i turisti dovrebbero pagare 0,5€ al giorno a persona per i maggiori di 12 anni fino ad un massimo di sei giorni, 1,5 per i 3 stelle e 2,5 per quelli a 4 e 5.
 
C’è quindi da chiedersi perché, di fronte a cifre non certo eclatanti(in un 2 stelle una famiglia di 4 persone con due figli con più di 12 anni pagherebbe al massimo 24€, in un 4 stelle 60€) gli albergatori abbiano preferito vedersi incrementare, in maniera decisamente più sensibile, l’imposta municipale unica.

 
Ricordiamolo: c’era un accordo più IMU ma niente tassa di soggiorno, per volere degli stessi albergatori. Un accordo che è stato violato, certo. Ma occorre farsi una domanda a monte: perchè questo scambio?
 
Le motivazioni non possono che essere due:                               
La prima è tutta interna alla categoria. 
Creare una tassazione progressiva in base alle stelle rende più difficile per i grandi Hotel perpetrare la poco lungimirante politica, attuata negli ultimi anni in risposta alla crisi, di abbassare i prezzi (e di conseguenza la qualità e i servizi) fino a diventare concorrenziali con i 2 e 3 stelle.
 
La seconda è invece più grave e fa riferimento al timore che avere un imposta comunale applicata direttamente sui villeggianti comporterebbe controlli maggiori su ogni cliente rendendo più difficile fare del nero, pratica che già quest’anno si è dovuta notevolmente ridurre a causa della riscoperta solerzia della Guardia di Finanza.
 
Sul suo profilo sul sito dell’Associazione Bianchini precisa orgogliosamente che il suo motto è: “siamo attrezzati per i miracoli”. È evidente come il ricorso al trascendete non possa essere di particolare aiuto in questo caso e quindi in piazza Matteotti si stanno attrezzando per un rimedio molto più terreno: una lista civica. La mail suddetta termina infatti con un accorato appello alla partecipazione passiva:
“Infine l’opzione elettorale: fra circa 14 mesi ci saranno le elezioni amministrative nel nostro Comune. Abbiamo 14 mesi, e come detto nella nostra ultima assemblea, SE VOGLIAMO CONTARE DOBBIAMO CONTARCI! Se invece vogliamo che qualcun’altro rappresenti le nostre necessità un ulteriore (e speriamo l'ultima) delusione sarà a noi servita.”

A.M.

PS: in questi giorni sulla mailing-list dell’AIA circolava un’altra mail sempre a firma del presidente in cui sono elencati, con tanto di profilo e fotografia come in una lista di proscrizione, gli amministratori ritenuti responsabili della possibile introduzione dell’imposta
 

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