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L’ascesa e la carriera politica di Gabriele Gatti

Dall'Ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere l'ex segretario di Stato sammarinese Gabriele Gatti

L’ascesa e la carriera politica di Gabriele Gatti

Negli anni ‘90 con il venir meno di molti degli esponenti che, nei decenni precedenti, avevano retto la cosa pubblica sammarinese, si è affermata una mentalità più spregiudicata: i meccanismi clientelari e di finanziamento occulto ai partiti, già ampiamente utilizzati per la costruzione del consenso elettorale (Menicucci: «si pagava già ai tempi, quando c’era ancora la Clara») potevano essere utilizzati non solo per conservare lo status quo, ma anche per accrescere la forza elettorale del singolo politico (Menicucci: si dice che vi fosse un «finanziamento enorme per voti da Argentina al PSD, a Paride Andreoli, ai socialisti»). Così, il Partito Democratico Cristiano, guidato dal suo leader Gabriele Gatti, si è guadagnato un enorme potere divenendo l’ago della bilancia della politica sammarinese.

La minore motivazione ideologica della classe dirigente ha lasciato spazio a comportamenti sempre più individualisti, con una intensificazione sempre maggiore di episodi di corruzione e di arricchimento personale, a scapito dell’interesse generale.

Per raggiungere questo obiettivo, nel corso del tempo fu elaborato un metodo molto efficace, che consisteva, in parte, nel finanziamento occulto dei partiti politici ed, in parte, nel voto di scambio e nelle pratiche clientelari. Il sistema favoriva i politici al governo, che, occupando posizioni di potere, potevano promettere e distribuire favori e risorse pubbliche in cambio di voti e fedeltà.

Allo stesso tempo, questo sistema ha fatto proliferare i centri di potere occupati dalla classe politica, configurando un sistema farraginoso, in cui l’assenza di reale autonomia amministrativa e decisionale ha agevolato la condivisione del potere degli affari tra persone delle istituzioni ed esponenti dell’economia («Pie [Pier Marino Menicucci], se a me mi rompono il cazzo…io vado in Italia e li faccio diventare matti, comincio a fare l’elenco, il conto Mazzini quanti sono 2 milioni, 3 milioni da Tizio, da Caio, dove è la corruzione, e dico andate a interrogare il Vescovo? Perché il Vescovo? Negri, perchè il Vescovo una volta lì a Domagnano, eravamo io, lui, aveva voluto incontrare Papi di Banca Centrale e il Presidente della Fondazione, come si chiamava? Marco Ferrini… mica è morto..un buono… Marco Ferrini, a un certo punto lui faceva un’analisi della situazione di società civile nel torpore perché hanno avuto una vita facile, stipendi e io devo dirtelo… mi spiace… è una classe politica che ha messo in tasca tanti di quei soldi … disse “che cosa se ne fanno che non possono neanche farli vedere. Non li possono spendere. Come quello [Gatti] che quando cambia macchina la prende sempre uguale. Però 81 milioni di euri ce li ha”»: Roberti).

Per preservare il potere i partiti tradizionali sono diventati un comitato elettorale per fabbricare voti con filiali sparse nel Paese e all’estero. Le ingiustizie ed i danni prodotti dal clientelismo, dal voto di scambio, dalla corruzione erano in parte mitigati (quanto alla percezione) e giustificati in nome di un benessere che, tuttavia, non proveniva affatto dallo sviluppo economico quanto piuttosto dall’indebitamento pubblico.

Il ruolo dei partiti e la compravendita dei voti − Il contesto ambientale che ha alimentato i fatti criminosi indicati è stato connotato da un esercizio generalizzato, invasivo, spregiudicato del potere, insofferente di ogni controllo. Un potere che si è progressivamente esteso ad ogni apparato pubblico e ad ogni settore dell’economia .

La gestione del potere e, con esso, la possibilità di arricchimento tanto facile, quanto illecito, sono stati per anni il motore della politica. Anziché alla dialettica politica, si è registrata una guerra costante all’interno dei partiti, soprattutto di maggioranza, per la supremazia di potere. Una guerra più dichiarata che combattuta («ufficialmente emergeva un antagonismo, ma in realtà fingevamo soltanto di litigare e lavoravamo insieme per l’interesse della DC»: Podeschi), perché a prevalere era la solidale propensione ad accumulare denaro, sotto forma di ricerca di finanziamenti o anche di autentica corruzione.

Gabriele Gatti è l’espressione di questo sistema. Grazie alla sua straordinaria longevità politica, ha garantito e perpetuato, la propria rete di potere. I politici e gli imprenditori, hanno potuto fidarsi dell’appoggio fornito da Gatti nella certezza che a San Marino non era presente alcuna istituzione realmente in grado di frapporre ostacoli. La contiguità tra politica ed amministrazione ha fatto sì che gli uffici pubblici si limitassero a firmare tutto ciò che vi era amministrativamente da firmare, nel tentativo di non scontentare nessuno e di non arrecare fastidi alle manovre del potente.

Le opere pubbliche promesse, avviate e incompiute (dal ripristino della linea ferroviaria italo-sammarinese alla pretesa cablatura dell’intero territorio) e la creazione di uffici e enti (più o meno utili) hanno subito una spinta, favorita dall’inefficienza del sistema amministrativo di controlli e dall’irrefrenabile avidità di denaro («Ovviamente» i contributi ricevuti da Stolfi, gli venivano riconosciuti «come esponente del Partito Socialista. Penso sia ovvio che in un Governo di coalizione anche l’altra componente facesse ugualmente»: Stolfi).

In tale contesto la corruzione ha dilagato in tutti i settori pubblici e privati, mentre già imperversava la crisi finanziaria. Non ne sono rimaste indenni neppure le autorità autonome, che, opportunamente equipaggiate, hanno fornire occasioni di corruzione: Roberti: «Il problema della corruzione non c’è, io li ho presi e ho fatto quello che volevo. La provenienza non è equivoca, da imprenditori, non c’è riciclaggio.. scatta se quei soldi sono frutto di corruzione.. non c’è. Ma per esserci un rischio di condanna di corruzione l’altra parte deve essere un Pubblico Ufficiale, anche nella vicenda tanto contestata di Banca Centrale dove dicono Gigi Moretti ha preso 500 mila euro dalla Ces, perché li ha presi, io dico tu non devi spaventarti, tu non hai questo problema. Qui manca un elemento per la corruzione.. il Pubblico Ufficiale.. tu mi dici Mularoni era il Segretario alle Finanze, ma la Banca è stata comprata dal c.d.a. della Banca».

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