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Ti ricordi il 1969?

 

 

Piazza Fontana

 

Ti ricordi, uomo, il 1969?
Te lo ricordi il 12 dicembre 1969?

Siamo nel 1969.
Il mondo è completamente stravolto dalle contestazioni giovanili e dal rapido cambio culturale che lo ha investito; è l’anno di Woodstock, dell’uomo sulla Luna, dell’ultimo concerto dei Beatles.
In Italia c’è la televisione, rigorosamente in bianco e nero e solo con il Primo Canale: c’è Alberto Manzi, il maestro che insegna a leggere e a scrivere a milioni di italiani e Angelo Lombardi con la sua “tv dei ragazzi”; ci sono i quiz, Chissà chi lo sa? di Febo Conti e Canzonissima condotta da Raimondo Vianello; c’è il Carosello, e poi tutti a nanna…
Quando la televisione non trasmette più niente, alla sera, ci si riunisce tutti intorno alla radio, ad ascoltare quella nuova musica, il rock, che la RAI si rifiuta di trasmettere.
E la mattina a scuola, ci si scambia le figurine dei calciatori, alcuni con nomi improbabili, quali Pizzaballa, Chiarugi e Bulgarelli.
Si sta bene, nel 1969, siamo ragazzi, spensierati, che il pomeriggio ascoltano i 45 giri a casa degli amici.
Siamo giovani, pieni di utopie, di speranze e di illusioni.
Poi ad un tratto, un forte, immenso, boato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano; una valigetta lasciata incustodita su un tavolino, frantuma i sogni e le vite di decine e decine di famiglie: 17 morti e 88 feriti.
Eravamo giovani, poi alle 16.37 di quel maledetto venerdì 12 dicembre del 1969, siamo tutti vecchi.


Boom economico, lo chiamavano. Noi italiani ci sentivamo felici, allegri, immortali. Mancavano tredici giorni a Natale e i grandi magazzini sfavillavano già di mille luci e alberi e regali.
Per strada gli zampognari e le caldarroste allietano un po’ quel freddo gelido che ti entra nelle ossa.

Poi tutto a un tratto non siamo più vivi, non conta più niente il Natale, non hanno senso tutte le luminarie: il 12 dicembre 1969 comincia davvero la stagione delle stragi.

Oggi, dopo 45 anni e innumerevoli processi, il risultato è questo:
"3 maggio 2005: il processo si chiude in Cassazione con la conferma delle assoluzioni degli imputati e l’obbligo, da parte dei parenti delle vittime, del pagamento delle spese processuali."

I giudici compiono un vero capolavoro.

Francesco Gualdi

 

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