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Il giorno che il cielo cadde su Bologna

Categoria: Politica
Pubblicato Venerdì, 01 Agosto 2014 11:50
Scritto da Francesco Gualdi
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10.25_L'orologio fermo della Strage di Bologna

 

Il giorno che il cielo cadde su Bologna
piovvero pietre, fiamme e vergogna 
una breccia nel muro 
e un'altra nel cuore 


Prima di andare in pensione, mio nonno faceva il ferroviere. La mia famiglia è originaria di Rimini, ma lui lavorava a Bologna. Alla stazione di Bologna.

Tutte le mattine prendeva il treno in partenza alle 9 da Rimini. Tutte le mattine, tutte. Anche quella del 31 luglio 1980. E quella del 1 agosto 1980. Ma quella del 2 agosto no.

Aveva concordato un cambio di turno, sarebbe dovuto arrivare al lavoro per le 12. Eppure il suo treno partì in ritardo. Era successo qualcosa a Bologna, dicevano. Sottovoce si mormorava di una bomba, i più spavaldi se la ridevano o sdrammatizzavano. Altri ipotizzavano: “forse qualcuno si è buttato sotto il treno”.

Infine arrivarono a Bologna alle 15, nell’infernale calura di quel sabato pomeriggio, ma quel che si trovarono davanti era peggio dell’inferno.

La stazione era stata sventrata dall’interno, l’intera ala ovest era crollata, un viavai incredibile di persone. E nell’aria urla, grida e fumo. Dalla mattina centinaia di residenti, turisti, soccorritori e passanti scavavano sotto le macerie per recuperare i corpi, e lì mio nonno seppe tutto.

Alle 10.25 di quel maledetto 2 agosto 1980, l’ennesima bomba misteriosa era scoppiata nella sala d’aspetto della stazione di Bologna distruggendo immediatamente tutto ciò che si trovava lì intorno: mura, treni, vite…

Bologna non si abbatte, ma reagisce con prontezza, impiegando tutti i mezzi a sua disposizione: interi reparti ospedalieri chiusi per l’estate vengono riaperti, i medici rientrano dalle ferie, tutte le ambulanze e i taxi vengono chiamati per effettuare trasporti stazione-ospedale. Ma i mezzi non bastano, e così l’autista della Linea 37 decide di adoperare anche il suo autobus per trasportare i feriti, divenendo un simbolo di rinascita per una città colpita a morte.

Il conteggio finale fu devastante: 85 morti e 200 feriti.

Quel pomeriggio a Bologna arriva anche un elicottero. Il trasportato scende e si fa portare di corsa alla stazione.

Alle 17.30 poi, con un lungo applauso, la stazione di Bologna accoglie quindi il suo presidente Pertini. Un Pertini distrutto, in lacrime, un Pertini che si trova davanti all'impresa più criminale che sia mai avvenuta in Italia.

Per tutta la notte e per i giorni seguenti proseguono le operazioni di recupero, sotto le macerie Tutti i feriti vengono trasportati in ospedale; tutti i corpi vengono infine ritrovati. Ma mio nonno non è più lì. Mio nonno è tornato a casa, dalla sua famiglia, e io posso ancora abbracciarlo, e farmi raccontare storie come questa.

Storie di un’Italia colpita e ferita più volte, di un’Italia che muore, di un’Italia che ogni volta si rialza più forte di prima, di un’Italia che, nonostante tutto, ancora lotta e non dimentica.

 

Francesco Gualdi

 

 

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