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La Consulta boccia la Fini-Giovanardi

 

L'erba di Grace

 

Infine, la Corte Costituzionale si è oggi pronunciata sulla legittimità degli artt. 4-bis e 4-vicies ter del d.l. 30 dicembre 2005, n. 272, vale a dire sul decreto legge della famigerata c.d. Fini-Giovanardi sulle droghe leggere. La Consulta si è cioè espressa su una circostanza nota a tutti e che da otto anni viene costantemente denunciata da movimenti, associazioni e parti (poche e poco numerose) della politica.

All’origine della pronuncia della Corte vi è il ricorso di un soggetto inizialmente condannato per il trasporto di 3,8 kg di hashish, che ha portato la Consulta a interrogarsi circa la legittimità di un decreto il cui contenuto riguardava numerosi temi eterogenei (e diversi da quelli poi convertiti in Legge): dallo svolgimento delle Olimpiadi invernali di Torino al diritto di voto per gli italiani all’estero, passando per le norme di contrasto alla criminalità organizzata.

Cosa succederà?
Con la pronuncia di incostituzionalità si tornerà probabilmente alla normativa previgente, la quale prevedeva pene più lievi (da 2 a 6 anni anziché da 6 a 20), senza la necessità – per gli accusati di detenzione e spaccio di “droghe leggere” – di provare la lieve entità (ora al comma 5 dell’art. 73 del DPR 309/90).


Le conseguenze sul piano giudiziario e carcerario non saranno poche e ininfluenti. Migliaia di processi tutt’ora in fase di svolgimento - sia in primo grado che impugnati – avranno con ogni probabilità un esito diverso, ma anche coloro che sono stati condannati in via definitiva potranno sperare in una rideterminazione della pena mediante incidente di esecuzione. Senza contare poi chi si trova in stato di custodia cautelare per questi fatti.

Una decisione che giunge oltretutto proprio mentre il Governo si trova alle prese con lo “Svuota carceri”, nella (vana?) speranza di risolvere la spinosa questione carceraria italiana, situazione indubbiamente ed ulteriormente aggravata dalla Fini-Giovanardi, dati alla mano. Al solito, il tema è stato strumentalizzato dalla propensione ideologica di entrambe le fazioni - quelle del "pro" e del "contro" - con l'inevitabile conseguenza di non riuscire ad affrontarne il dibattito dal punto di vista prettamente tecnico e concreto, nemmeno questa volta.

 

Patrick Wild

 

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