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Una storia da non raccontare: Anna Politkovskaya

Categoria: Politica
Pubblicato Lunedì, 07 Ottobre 2013 06:28
Scritto da Angelica Bezziccari
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Anna Politkovskaya

 

“Immaginate un gruppo di estranei in divisa che fa irruzione in casa e vi porta via un vostro caro. Questa guerra è così: un attimo prima sei felice con i tuoi familiari, e quello dopo non ci sono più. Li hanno cancellati dalla tua vita come il gesso sulla lavagna.

Cerchi disperatamente di avere notizie sui dispersi, ma coloro che dovrebbero cercarli ti consigliano di dimenticarli.  L’assurda tragedia che si sta consumando in Cecenia è quella delle persone prelevate dai soldati che scompaiono senza lasciare traccia”.
 
10 settembre 2001, Anna Politkovskaya, Novaya Gazeta
 
 
 
Sette anni fa, il 7 ottobre 2006, fu uccisa , giornalista russa della Novaya Gazeta. Il corpo venne ritrovato nell’ascensore del suo palazzo. Anna stava rientrando a casa. Fu uccisa da un sicario, per conto di qualcun altro. C’è chi dice Putin. Uccisa perché scriveva quello che per alcuni non avrebbe dovuto scrivere. Scriveva di tutte le violenze, le torture e le sparizioni che l’esercito russo praticava nei confronti nel popolo ceceno e anche nella sua stessa nazione.
 
Una lenta, inesorabile agonia, che ha portato allo sterminio di un popolo negli ultimi 20 anni. Un genocidio di 250.000 persone, iniziato nel 1994, quando scoppiò la guerra tra Russia e Cecenia, con l’attacco di Grozny, la più grande campagna di bombardamenti in Europa dai tempi della distruzione di Dresda.
La guerra si concluse con l’indipendenza della Cecenia e con il cessate il fuoco invocato da Boris Eltsin. Centinaia di migliaia di russi e ceceni, soprattutto civili, vennero uccisi, torturati o costretti alla fuga
La seconda guerra cecena, meglio nota come guerra del Caucaso Settentrionale, ricominciò nel 1999 e si concluse – ufficialmente – nel 2009. Nel mezzo, un’ enorme carneficina sotto gli occhi del mondo che per lo più ha voltato la testa dall’altra parte, tranne qualcuno. Anna Politkovskaya era una di quei “qualcuno”. Testardamente, dalla scrivania del suo giornale, la Novaya Gazeta, ma più spesso recandosi direttamente nei luoghi di guerra, ha raccontato e descritto quello che succede a chi non può vederlo, come lei stessa ha detto. Inizia a scrivere non solo articoli, ma anche libri molto critici verso l’operato di Vladimir Putin, alla presidenza della Russia dal 2000. 
 
 
 
Vladimir Putin
 
 
Anna iniziò a ricevere minacce di morte. Le torture di stampo medievale continuavano, e lei scriveva. Le persone scomparse e uccise aumentavano, e lei scriveva. Nel frattempo, Putin lanciava campagne per la protezione delle balene e degli orsi polari, andava a cena da Silvio Berlusconi, George Bush, e si dava da fare per far ottenere alla Russia l’organizzazione del campionato mondiale di calcio 2018. 
L'involuzione anti-liberale avvenuta in Russia durante il governo di Putin è uno dei tanti casi di ‘dittatura silenziosa’ che il mondo ha fatto finta di non vedere e di non sentire. E chi ha provato a farla conoscere, questa dittatura, prima di tutto ai suoi cittadini e poi al mondo, ha pagato con la vita. 
Va detto che Anna non è l’unica ad essere stata uccisa. E’ solo diventata la più famosa, e quindi un simbolo. Secondo il sito  www.journalists-in-russia.org  dal 1993 al 2009 in Russia sono stati uccisi 165 giornalisti. E’ una ferita profondissima aperta da tempo che continua a sanguinare in modo persistente, e che non si ferma, neanche oggi.
 
A leggere uno dei libri di Anna Politkovskaya, come “La Russia di Putin” paiono poche le differenze da un romanzo come quello di A. Koestler, Buio a Mezzogiorno, che narrava di purghe e torture staliniane: “La storia ci ha insegnato che spesso la menzogna la serve meglio della verità”.
 
Ma cosa succede in Cecenia oggi? Majnat Kurbanova, corrispondente per la Novaja Gazeta e ora in esilio in Germania, in un’intervista racconta: “Adesso va molto lo slogan ‘La Cecenia senza tracce di guerra’: costruiscono nuovi edifici e li dipingono di rosa, pensando che così la gente possa dimenticare. Oggi non c'è la necessità di bombardare: per altri trent'anni possono riposare e aspettare che i ceceni raccolgano le forze e cresca un'altra generazione. Non hai idea di quanto tempo e quante forze servano a un popolo piccolo come il nostro per ricostruire tutto ciò che di materiale e immateriale è stato distrutto”.
 
 
 
Grozny Cecenia 
 
 
Ho anche pensato che forse non avrei dovuto scrivere tutto ciò che vedevo. Forse avrei dovuto risparmiarvelo, così avreste vissuto tranquilli, convinti che l’esercito e il governo stiano facendo del loro meglio nel Caucaso settentrionale. Ma sono convinta che quando apriremo gli occhi sarà sempre troppo tardi.
 
3 gennaio 2000, Anna Politkovskaya, Novaya Gazeta
 


Angelica Bezziccari
 

 

 

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