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Srebrenica, 18 anni dopo

 

Srebrenica 18 anni dopo

 

Le famiglie delle oltre 8000 persone uccise nel genocidio di Srebrenica stanno ancora aspettando giustizia e riparazione, mentre presunti responsabili continuano a vivere nelle stesse comunità delle loro vittime e dei loro familiari.

Il 10 luglio 1995, nel corso della guerra della Bosnia ed Erzegovina, le forze serbo-bosniache attaccarono l'enclave di Srebrenica, dichiarata "zona protetta" dalle Nazioni Unite e in cui migliaia di musulmani bosniaci avevano trovato rifugio. Dopo la presa di Srebrenica, i militari separarono dal resto della popolazione per poi uccidere deliberatamente almeno 8000 uomini e ragazzi bosniaco-musulmani, seppelliti in fosse comuni sparse per centinaia di chilometri; molti di questi corpi non sono ancora stati ritrovati.

Quanto successo a Srebrenica 18 anni fa è stato descritto come la peggiore atrocità commessa in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale ed è stato riconosciuto come genocidio dal Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia (Tribunale) e dalla Corte internazionale di giustizia.

Alcuni dei responsabili dei crimini commessi a Srebrenica, compresi Radovan Karadzic (ex leader serbo bosniaco) e Ratko Mladic (ex generale serbo bosniaco), sono comparsi davanti al Tribunale. I tribunali nazionali e la camera per i crimini di guerra della Corte di stato della Bosnia Erzegovina continuano a perseguire i crimini di diritto internazionale commessi durante la guerra. Tuttavia, gli attacchi verbali contro il sistema giudiziario e la negazione dei questi crimini, compreso il genocidio di Srebrenica, da parte di politici del paese, minano gli sforzi per indagare e perseguire i presunti autori di questi crimini e continuano a violare il diritto delle vittime alla giustizia, alla verità e alla riparazione.

Dopo 18 anni di attesa è il momento per le madri e le famiglie delle vittime di Srebrenica di avere giustizia.

Gli attivisti e le attiviste di Amnesty International non dimenticano e continueranno a ricordare a tutti che solo la fine dell'impunità e il riconoscimento delle violazioni subite possono assicurare una pace vera.

Da Amnesty.it

 

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