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Il centro-sinistra e la politica economica nel Governo Letta e dopo il Governo Letta

 

E i mercati della periferia europea erano perfetti per la Germania: le Mercedes comprate dai Greci non erano, quindi, una semplice civetteria ellenica, ma anche una scelta tedesca. Quando, però, i mercati della periferia hanno cominciato a crollare l’unica cosa da chiedere alla Germania era di godersi il proprio surplus e iniziare ad importare stimolando la domanda europea; l’egemone riluttante, secondo la definizione dell’Economist, semplicemente ha negato il problema, continuando ad insistere sulla necessità di politiche restrittive, come dimostrano i tassi di interesse al 4,25% della BCE ancora nel 2008 nel pieno della crisi dei mutui sub-prime; un tasso straordinariamente alto e foraggiato dalla Bundesbank, strenuo argine contro ogni disallineamento dalla politica di controllo dei prezzi.

Perciò, quando una coalizione di centro-sinistra tornerà alla guida del paese, prima delle misure a riduzione della disoccupazione, che spesso si risolvono in riforme a basso costo e scarsa lungimiranza, dovrà stabilire quale sarà il framework teorico sui cui baserà le proprie scelte: se dovremo concentrarci sullo stimolo alla domanda sino a che la burrasca non sia passata o se saranno ancora una volta le ricerche disperate degli avanzi primari a guidarci nella crisi. Non è una decisione da poco e non è una decisione solo italiana. Dovrebbe essere presa su scala europea – e da qui l’importanza che i partiti europei ed europeisti dovrebbero ricoprire per stimolare un dibattito non ancorato al solo presente ed entro i propri confini – e dovrebbe segnare la vera alternanza ideale che intercorre tra i partiti conservatori e quelli di ispirazione riformista o socialdemocratica. In questo l’Italia dovrebbe essere leader, memore anche del peso di economisti apprezzati in tutto il mondo e non allineati all’ordoliberalismo tedesco.

Cambiare la cornice di pensiero, d’altronde, non significa mettere in discussione l’Europa; anzi, significa dotarla di uno spazio politico plurale in cui non sia un’ideologia (quella neo od ordoliberale) a dominare, ma siano possibili cambiamenti culturali, economici e soprattutto politici a seconda del risultato delle elezioni. Non può più esistere un’Europa “lineare” in cui un pensiero egemone possa incanalare tutto il policy-making che avviene a livello continentale. Deve poter esistere una discontinuità politica, anche di politica economica, che si fondi sulla volontà degli elettori europei e che possa permettere anche una flessibilità nell’implementazione delle norme previste dai Trattati (qui il discorso da aprire sarebbe troppo lungo e troppo tecnico). Per questo Altiero Spinelli si batté per le elezioni di un Parlamento Europeo che non fosse soltanto uno specchio di decisioni prese a livello di Consiglio Europeo. Altrimenti l’Europa sarà un megafono che i vari governi nazionali utilizzeranno per scopi interni al fine di sbandierare le proprie conquiste o per cercare una legittimità nazionale, che le elezioni legislative non hanno garantito. Proprio come accade per il Governo Letta e per le sue insite contraddizioni.

Davide Vittori

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