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Governo Letta: prime valutazioni

Categoria: Politica
Pubblicato Venerdì, 24 Maggio 2013 15:24
Scritto da Andrea Maioli
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 Giuramento governo Letta

 

E’ dal 16 novembre 2011, ovvero dall’insediamento del governo Monti, che la politica italiana vive in uno stato di necessità ed urgenza, tutte le decisioni sembrano inevitabili e le conseguenze che accompagnano la consultazione elettorale sembrano essere la preoccupazione più grande.

Così, per evitare un’ulteriore tornata, il 28 aprile Enrico Letta ha giurato davanti al Presidente della Repubblica inaugurando un governo quello che Piero Ignazi sulle pagine di Repubblica ha tenuto a definire come un governo “sovrabbondante”,

piuttosto che di larghe intese, includendo tra le sue fila membri provenienti da PD, PDL e Scelta Civica.

Della pochezza dei programmi di questi tre partiti sulla tematica della lotta alla criminalità organizzata avevamo già parlato tempo fa e, come è facile immaginare, la fusione dei tre partiti in questione in un unico esecutivo non ha certo generato una maggiore sensibilità nei confronti di questa tematica.

Parlando del governo Letta le fonti a cui ci si deve rifare per valutarne il programma sono fondamentalmente due: il discorso di insediamento e i 4 punti emersi dallo “spogliatoio” toscano di Spineto.

Il discorso di insediamento è molto pragmatico e tratta per lo più di Europa, emergenza lavoro, riforme istituzionali e crisi dei partiti. Solo in un punto del lungo discorso si fa esplicito riferimento alla lotta alla criminalità organizzata:

Dobbiamo, soprattutto, evitare di continuare a mettere la testa sotto  la sabbia come struzzi e riconoscere che il divario tra Nord e Sud del  Paese è non un accidente storico o una condanna, ma il prodotto di  decenni di inadempienze da parte delle classi dirigenti, a livello  nazionale come a livello locale. E’ il risultato dell’azione della  criminalità organizzata che, certo presente anche nel resto del Paese –  in larghe parti del Mezzogiorno ha i connotati del controllo arrogante e  quasi militare del territorio. E questo nonostante lo spirito di  servizio e il sacrificio di tanti servitori dello Stato – magistrati ed  esponenti delle forze dell’ordine anzitutto – che troppo spesso abbiamo  avuto la responsabilità di lasciare soli. Anche per questo dobbiamo dare  effettiva concretezza al valore della specificità della professione  svolta dal personale in divisa delle Forze Armate e della Polizia.

 

 

Miccichè, Alfano e Letta

 

 

L’approccio è totalmente anacronistico, tralasciando la sottesa responsabilità esclusiva da parte delle mafie sull’arretratezza del meridione, più grave è il ritenere che il resto del paese non sia toccato dal problema che appare così quasi come un fenomeno di colore e da combattere esclusivamente attraente gli apparati di forza pubblica.

Sono invece 4 anni che denunciamo con forza  le infiltrazioni mafiose nel Nord: da sempre insistiamo sul fatto che la lotta alle mafie vada effettuata anche tramite strumenti legislativi, che mirino alla distruzione del loro patrimonio e della loro potenza economica. La politica in prima persona, quindi, deve adoperarsi per fornire gli strumenti e il supporto - in questo passaggio Letta ha pienamente ragione - necessari per il perseguimento di questo obiettivo.


Dall’abazia toscana sono poi usciti i provvedimenti che il governo dovrà affrontare nei primi cento giorni (prospettiva che, vista l’aspettativa di vita di questo esecutivo, può essere definita di lungo periodo) e che riguardano la proroga della cassa integrazione in deroga, la posticipazione a settembre della prima rata dell’IMU e poi una generica promessa di riforme istituzionali e di provvedimenti per contenere la disoccupazione giovanile. Anche qui dunque nessun accenno alla problematica mafiosa o anche, genericamente a quella della corruzione.

E’ però sui ministri e sottosegretari che si tocca il punto più basso.

Tre esempi su tutti:

Angelino Alfano, vicepremier e ministro dell’interno. Un indubbio passo in avanti per il delfino di Berlusconi che dalla sua esperienza come ministro della giustizia regala come lascito il lodo Alfano che sospende dai procedimenti penali le 4 più alte cariche dello Stato e che ha, di fatto, evitato a  Berlusconi una possibile condanna nel processo Mills. Non va poi dimenticatala norma per la quale i giudici hanno due anni e mezzo di tempo (dall’avvio del procedimento) per ultimare l’iter di confisca. Se non si chiude in 30 mesi il bene torna al mafioso. Inoltre procedimento non può più essere ripetuto. 

 

Gioco d'azzardo - Giorgetti

 

Il siciliano è sempre sul pezzo quando si parla di Mafia, tanto da essere stato fotografato nel ‘96 mentre bacia il capomafia di Palma di Montechiaro Croce Napoli al matrimonio della figlia Gabriella. Nel 2009 è stato anche accusato dal pentito di mafia Ignazio Gagliardo di aver chiesto aiuti elettorali alla mafia di Racalmuto.

Recentemente, durante le celebrazioni dell’anniversario della strage di Capaci, ha dichiarato con orgoglio che: ''tutti i più grandi capi della mafia sono oggi in galera''.

Gianfraco Miccichè, sottosegretario alla pubblica amministrazione e semplificazione: il leader di “Grande Sud” e che nel 1988, interrogato dalle autorità nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga si giustificò dicendo:Non sono uno spacciatore, ma solo un assuntore di cocaina”. Nel 2002 poi Alessandro Martello, “conoscente” di Miccichè è stato visto consegnare 20 grammi di cocaina al ministero dell’economia, presso il quale il nostro era sottosegretario. A riguardo del destinatario della polvere bianca, gli inquirenti si esprimono così: "Circa l'individuazione della persona alla quale Alessandro Martello ha consegnato la cocaina, l'attività informativa posta in essere ha permesso di ipotizzare che questi possa identificarsi verosimilmente in Gianfranco Miccichè [...] Comunque anche questa volta la consegna è avvenuta all'interno di un edificio e quindi si è stati impossibilitati ad assistere alla cessione". Pochi anni dopo al suo autista Ernesto D’avola viene sequestrato un sacchetto con 5 grammi di cocaina con scritto sopra “on. Gianfranco Miccichè”.

In quanto a dichiarazioni poi, non ha nulla da invidiare al suo protetto Angelino. È infatti passata storia la sua affermazione riguardo all’intitolazione dell’aereoporto di Palermo ai giudici Falcone e Borsellino, definita “un errore” perchè in questo modo  “ci si ricorda della mafia“. Ha poi tenuto a precisare che sarebbe stato meglio dedicarlo ”Ad Archimede o  ad altre figure della scienza, figure positive”.


Alberto Giorgetti,
sottosegretario all’economia con delega al gioco d’azzardo: proprio la recente delega ai monopoli è stata oggetto di critiche, di cui Libera si è fatta capofila, per il 46enne veronese. Delega che già deteneva durante il governo Berlusconi. Giorgetti si è sempre adoperato per difendere le ragioni dell’industria del gioco tanto che recentemente ha dichiarato:"non è immaginabile che un settore sostanzialmente in regime di monopolio debba affrontare una campagna complessiva di denigrazione senza precedenti”. Affermazione inconciliabile con la posizione istituzionale che ricopre tutt’ora, e che dovrebbe spingere a tenere conto di tutte quelle inchieste che hanno dimostrato come il gioco d’azzardo sia terreno di conquista per le organizzazioni criminali. A questo proposito  invito a consultare il dossier di Patrick Wild sul gioco d’azzardo in provincia di Rimini.

Andrea Maioli

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