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Governo Letta: prime valutazioni

 

 

 

 

 

 Giuramento governo Letta

 

E’ dal 16 novembre 2011, ovvero dall’insediamento del governo Monti, che la politica italiana vive in uno stato di necessità ed urgenza, tutte le decisioni sembrano inevitabili e le conseguenze che accompagnano la consultazione elettorale sembrano essere la preoccupazione più grande.

Così, per evitare un’ulteriore tornata, il 28 aprile Enrico Letta ha giurato davanti al Presidente della Repubblica inaugurando un governo quello che Piero Ignazi sulle pagine di Repubblica ha tenuto a definire come un governo “sovrabbondante”,

piuttosto che di larghe intese, includendo tra le sue fila membri provenienti da PD, PDL e Scelta Civica.

Della pochezza dei programmi di questi tre partiti sulla tematica della lotta alla criminalità organizzata avevamo già parlato tempo fa e, come è facile immaginare, la fusione dei tre partiti in questione in un unico esecutivo non ha certo generato una maggiore sensibilità nei confronti di questa tematica.

Parlando del governo Letta le fonti a cui ci si deve rifare per valutarne il programma sono fondamentalmente due: il discorso di insediamento e i 4 punti emersi dallo “spogliatoio” toscano di Spineto.

Il discorso di insediamento è molto pragmatico e tratta per lo più di Europa, emergenza lavoro, riforme istituzionali e crisi dei partiti. Solo in un punto del lungo discorso si fa esplicito riferimento alla lotta alla criminalità organizzata:

Dobbiamo, soprattutto, evitare di continuare a mettere la testa sotto  la sabbia come struzzi e riconoscere che il divario tra Nord e Sud del  Paese è non un accidente storico o una condanna, ma il prodotto di  decenni di inadempienze da parte delle classi dirigenti, a livello  nazionale come a livello locale. E’ il risultato dell’azione della  criminalità organizzata che, certo presente anche nel resto del Paese –  in larghe parti del Mezzogiorno ha i connotati del controllo arrogante e  quasi militare del territorio. E questo nonostante lo spirito di  servizio e il sacrificio di tanti servitori dello Stato – magistrati ed  esponenti delle forze dell’ordine anzitutto – che troppo spesso abbiamo  avuto la responsabilità di lasciare soli. Anche per questo dobbiamo dare  effettiva concretezza al valore della specificità della professione  svolta dal personale in divisa delle Forze Armate e della Polizia.

 

 

Miccichè, Alfano e Letta

 

 

L’approccio è totalmente anacronistico, tralasciando la sottesa responsabilità esclusiva da parte delle mafie sull’arretratezza del meridione, più grave è il ritenere che il resto del paese non sia toccato dal problema che appare così quasi come un fenomeno di colore e da combattere esclusivamente attraente gli apparati di forza pubblica.

Sono invece 4 anni che denunciamo con forza  le infiltrazioni mafiose nel Nord: da sempre insistiamo sul fatto che la lotta alle mafie vada effettuata anche tramite strumenti legislativi, che mirino alla distruzione del loro patrimonio e della loro potenza economica. La politica in prima persona, quindi, deve adoperarsi per fornire gli strumenti e il supporto - in questo passaggio Letta ha pienamente ragione - necessari per il perseguimento di questo obiettivo.

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