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Panciroli: questioni di opportunità.

Categoria: Politica
Pubblicato Martedì, 29 Gennaio 2013 12:42
Scritto da Super User
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Panciroli: questioni di opportunità.
 
 
 
E' notizia di questi giorni che il consigliere Fabio Pazzaglia, in un'interrogazione al Sindaco di Rimini abbia chiesto le dimissioni dell'ing. Giovanni Panciroli, Presidente di Rimini Terme s.p.a., società di cui il Comune di Rimini detiene la quota del 5%, tramite Rimini Holding.
 
Il motivo della richiesta nasce dalle vicende che hanno legato Panciroli e la Coopsette, in cui è presente nel Consiglio di Amministrazione Coopsette ininterrottamente dal 1978 al 1997 e nella Direzione Operativa Coopsette dal 1978 fino ad oggi, come possiamo leggere in un suo curriculum presente sul sito del Meeting di Rimini.
 
I riscontri forniti dal consigliere Pazzaglia sono riscontrabili su internet e le stesse informazioni da lui rintracciate sono sostanzialmente anche quelle che abbiamo a disposizione noi.
 
Proviamo a riassumerle:
 
- Arresto nel gennaio del 1995 nell'ambito dell'inchiesta condotta dal PM Ielo sulle tangenti per la metropolitana cittadini, come riportato dal Corriere della Sera in data 22 Gennaio 1995
 
- Condanna per la vicenda sopracitata. Dal  Corriere della Sera in data 17 luglio 1997 possiamo leggere:

 

 
l'ottava sezione penale del Tribunale ha condannato Giovanni Panciroli, rappresentante della "Coop 7", e Sergio Nasi, della "Unieco" a un anno e sei mesi di reclusione. Entrambi furono arrestati durante le indagini, portate a termine dal pm Paolo Ielo nel 1995, dopo l'abbandono di Tiziana Parenti. All'epoca si apri' uno stralcio dell'inchiesta nata dall'esame della distribuzione dei subappalti. In questo modo furono individuati i fondi neri che permisero alle Fiamme gialle di scoprire le tangenti. Gli altri imputati - tecnici e funzionari delle imprese che si aggiudicarono i lavori - hanno avuto condanne a pene comprese tra 17 e 18 mesi di reclusione. Uno e' stato assolto. I sette condannati, inoltre, dovranno risarcire complessivamente tre miliardi e 125 milioni di lire per i danni causati alla Metropolitana Milanese, 25 milioni dei quali per le spese di giudizio. Altri 39 milioni andranno al Comune di Milano, costituitosi parte civile.

 

 

 
Indagine a cui viene sottoposta Milano Logistica SPA su tangenti versate in cambio di appalti. In questo caso un'intercettazione parrebbe confermare che Panciroli fosse a conoscenza delle modalità con cui venivano gestiti determinati appalti. Da Infonodo possiamo leggere:

 

 
Quando il commercialista [Breghella] festeggia il lieto fine della pratica, Panciroli risponde: «I 4 e 94 stavamo nell’area del nostro budget...è la restante parte quella che non funziona» (cioè, per l’accusa, la tangente che rende possibile chiudere la pratica con 494mila euro).

 

 
Vicenda questa che ha avuto un risvolto negativo per Panciroli nel 2009 con una condanna a 2 anni con la condizionale.

 

 
Non ci soffermeremo sulle vicende relative ad alcuni fornitori liguri della Coopsette in odore di 'ndrangheta, in particolare i Mamone, ritenuti dalla Dia legata alla cosca Mammoliti di Oppido Mamertina, perchè esulano dall'ambito di questo articolo. Nè questo è il luogo per sapere le risposte del presidente Coopsette quando Roberto Galullo fece notare la cosa.

 

 
Tuttavia ci sembra chiaro che, al di là di ogni qualsivoglia sentimento giustizialista (che non ci appartiene e mai ci apparterrà), ci pare corretto rilevare come questioni di opportunità, palesi ed evidenti questioni di opportunità in un paese dove la Giustizia, pur con tutti i suoi endemici problemi, vale molto spesso per gli ultimi e mai per i primi, in un paese dove la corruzione costa ogni anno 60 miliardi di euro, in un paese dove molti sono gli impegni per le lodevoli campagne anti-corruzione (e che spesso non ricevono la giusta attenzione mediatica), ma pochi i risultati concreti, dovuti, inutile negarlo, alla repellenza nel combatterla da parte dei governi di centro-destra.

 

In un paese come l'Italia, senza tirarla troppo, e in un paese come Rimini, che mira giustamente a migliorare la sua (a nostro avviso, parziale) negativa immagine di città d'evasione fiscale e di criminalità (bisognerebbe ridere ogni volta che vengono presi dei dati dalle classifiche sull'incidenza dei reati per abitante; ridere per non piangere, s'intende), sarebbe bene che il Comune chiedesse un passo indietro all'ing. Panciroli.

 

 
Lo ringraziasse per il lavoro svolto e gli spiegasse che i tempi sono cambiati e nelle amministrazioni pubbliche e nelle controllate, nei posti di comando, certi "errori" passati non possono più essere tollerati. E se il Comune non avesse il potere di fare una simile richiesta, avrà sicuramente ottimi argomenti per far valere una efficace moral suasion nei confronti della Coopsette.

 

 
Il tutto al netto di ogni condanna definitiva. 

 

 
Davide Vittori
 

 

 
Ps: quando vedremo le carte che attestano un'assoluzione per non aver commesso il fatto in tutte le vicende che hanno visto protagonista l'ing. Panciroli, saremo felici di:

 

 
a) riconoscere che la Giustizia ha preso una cantonata e che quindi il casellario giudiziario di Panciroli è immacolato;

 

b) chiedere che Panciroli, se si sarà dimesso, ritorni al suo posto. 

 

 
 

 

 

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