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Giornata della memoria: cinque film per ricordare

 

 

Il genocidio va oltre la guerra perché l'intenzione dura per sempre, anche se non è coronato dal successo. È un'intenzione finale”.

(Christine Nyiransabimana, contadina ruandese)

 

La celebrazione ogni anno della giornata della memoria si ripete perché nulla bisogna dare per scontato di fronte a tragedie come quella dell’Olocausto, altrimenti il rischio di dimenticare è dietro l’angolo. Non tra uno, dieci, o 50 anni, ma forse un po’ più in là. E se si dimentica, si può anche ripetere. Ma sembra che ricordare non basti. Lo sterminio sistematico di un’etnia umana, per motivi religiosi, politici o di appartenenza culturale è avvenuto e avviene tuttora.

Lo sterminio del popolo ebraico è certamente quello che durante la Storia conosciuta è stato il più eclatante. Ma ve ne sono altri, purtroppo, altrettanto terribili.

 

Due dei più recenti, che risalgono agli anni 90, sono quello ruandese e bosniaco.

In Rwanda, i colonialisti belgi iniziarono a divulgare un discrimine razziale tra la popolazione, dividendola nei Tutsi, che divennero i ricchi al potere, e gli Hutu, i poveri che dovevano subire tutto. Gli Hutu, con l'accordo dei belgi, presero il potere nel 1959 e iniziò la lunga persecuzione dei Tutsi, che causò quasi un milione di vittime, in circa 100 giorni. Il film “Hotel Rwanda” narra la storia del genocidio e di Paul Rusesabagina, che contribuì a salvare molte persone dallo sterminio.

In Bosnia, avvenne il massacro di Srebrenica, nel contesto della Guerra in Bosnia ed Erzegovina. Migliaia di musulmani bosniaci furono uccisi l'11 luglio 1995 da parte delle truppe serbo-bosniache. Si parlò di pulizia etnica, ed esso viene ricordato come il più grande massacro di un popolo in Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

C’è poi il genocidio degli armeni ottomani nel 1915, il genocidio cambogiano avvenuto tra il 1975 e il 1979; troppe parole richiederebbe ricordarli tutti. Oltre al necessario e a volte retorico ricordo, è importante tenere a mente delle lezioni fondamentali: può ancora accadere, chiunque può diventare complice, ma chiunque può contribuire parimenti a salvare una vita.

Tutto questo lo hanno mostrato in vari modi i ripetuti massacri dei ceceni per mano russa, durante le guerre nel Caucaso di cui scrisse la giornalista Anna Politkovskaja, e che andarono avanti per anni e anni sotto il silenzio assenso dell’Occidente. Non si poteva infatti disturbare troppo la cara amica Russia. Solo nel 2009 le operazioni contro il terrorismo in Cecenia sono state dichiarate ufficialmente concluse. Dunque il pericolo di un nuovo genocidio, di cui la gravità non si valuta certo per il numero di morti, è sempre dietro l’angolo, ancora adesso.

 

 

Ancor di più se si pensa, come ha ben mostrato il nazismo, come gli uomini possono essere facilmente privati di coscienza, o semplicemente fatti tacere. Molti studi ed esperimenti sono stati fatti per capire come sia stato possibile che un numero così grande di persone abbia contribuito, in vari modi, alla perpetuazione del crimine nazista. Il film “L’onda”, ripercorre l’esperimento avvenuto in una classe di studenti nel 1967 in California, che mostra come in breve tempo possano cambiare gli esseri umani, sottoponendoli a ordine e disciplina, per poi trasformarli in robot esecutori di ordini.

 

 L'onda

 

Un esempio positivo è invece quello della Rosa Bianca, un gruppo di studenti che si opposero in modo nonviolento al regime della Germania nazista. I principali componenti del gruppo vennero arrestati, processati e condannati a morte mediante decapitazione. Il film “La rosa bianca - Sophie Scholl” mostra il coraggio e il sacrificio con cui dei giovani trovarono la forza di non essere come tutti gli altri.

Non è mai troppo tardi per un “mea culpa”, che possa però servire non a ripulirsi in modo ipocrita la coscienza, ma a prevenire ulteriori orrori. Il film “The Butler” che narra la storia del maggiordomo nero in servizio alla casa bianca, e delle violenze etniche contro i neri in America, termina così: "Gli americani inorridiscono davanti ai campi di sterminio nazisti, ma dimenticano gli orrori della loro storia".

Una presa di coscienza mainstream e un po’ tardiva, ma non è mai troppo tardi ricordare.

Infine, notizia degli ultimi giorni è quella della volontà di papa Francesco di riaprire in tempi possibilmente brevi gli archivi segreti della Santa Sede relativi al periodo della Shoah, per far luce sull'operato della Chiesa e di Pio XII. In merito, un film che tratta l’argomento dei rapporti collaborazionisti che ebbe la Chiesa Cattolica con il nazismo è “Amen” un film di Costa-Gavras sulle alte cariche ecclesiastiche che non solo furono indifferenti, ma contribuirono a nascondere i gerarchi nazisti.

 

Genocidio Srebrenica

 

Ma da non dimenticare è anche il fatto che spesso una vittima si può trasformare in carnefice e volere solo la vendetta. L’ha mostrato ironicamente Quentin Tarantino in “Inglorious Bastards”, l’hanno mostrato con un po’ meno ironia i fatti storici e attuali, con tutte le innumerevoli violenze perpetrate da Israele al popolo palestinese. La Storia insegna davvero?

 

Samuel Grafton: Lei pensa che gli ebrei nel complesso abbiano imparato qualcosa dall'esperienza di Hitler?
Hannah Arendt: Non ho dubbi sul fatto che l'esperienza di Hitler abbia lasciato un segno profondo su tutta la popolazione ebraica mondiale. Nel libro ho parlato delle reazioni immediate e talvolta ho pensato che noi siamo testimoni di un cambiamento profondo del "carattere nazionale", per quanto ciò sia possibile. Ma non sono sicura; e mentre penso che sia arrivato il tempo di raccontare i fatti, sento che per un giudizio così ampio non è ancora arrivato il momento giusto. Lasciamo questo alle generazioni future.

Hannah, Israele e il mostro, Colloquio epistolare tra Hannah Arendt e Samuel Grafton

 

Angelica Bezzicari

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