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La mafia uccide solo d'estate: ironia e coraggio, per sconfiggere Cosa Nostra

 

La mafia uccide solo d'estate

“L'umanità, per propria natura, tende a darsi una spiegazione del mondo, nel quale è nata. E questa è la sua distinzione dalle altre specie. Ogni individuo, pure il meno intelligente e l'infimo dei paria, fino da bambino si dà una qualche spiegazione del mondo. E in quella si adatta a vivere”.

Elsa Morante, La Storia

  

Se non si afferma ogni volta con forza la propria verità e se non si tira fuori il coraggio, l’ingiustizia avrà la meglio. Che si tratti di regalare una profumata iris alla ricotta alla propria compagna di classe, o che si combatta contro la mafia.

Un parallelismo forzato? Non nel film di Pif, “La mafia uccide solo d’estate”, apprezzabile esordio di Pierfrancesco Diliberto,  ex “iena” che dopo il successo del suo programma tv “Il Testimone” decide di puntare un po’ più in alto dedicandosi alla regia cinematografica.

 

Pif racconta cos’è la mafia attraverso la storia personale di Arturo, che nasce e cresce a Palermo e vive la mafia sulla sua pelle, nella vita di tutti i giorni. Perché è questo che fa, la mafia. Si insinua più o meno indirettamente, in molteplici modi, nella vita di ogni persona, e qui traspare il primo forte messaggio: è un problema che riguarda tutti. Anche chi fa finta che non esista, come i genitori di Arturo, e cerca di dare risposte rassicuranti ma poco convincenti ai legittimi dubbi dell’infanzia.

Nel film i fatti storici, i delitti mafiosi, si intrecciano continuamente con quelle di tutti gli altri personaggi. Pif, nella parte di Arturo da adulto, ricorda un po’ Roberto Benigni ai tempi di Johnny Stecchino, ingenuo e goffo nel tentare di mostrare i propri sentimenti a Flora, la bambina di cui rimarrà innamorato fino all’età adulta. La storia del Forrest Gump siciliano ha il sapore di una favola, ma reale e decisamente con molti cattivi: ad esempio gli assassini del commissario Boris Giuliano, che muore così, con i baffi ancora un po’ sporchi di zucchero a velo, mentre si gustava l’iris alla ricotta.

 

 

La mafia uccide solo d'estate

 

 

Così all’improvviso la mafia può venirti a colpire, all’improvviso ma solo in apparenza, perché in realtà è sempre stata lì. Distrugge case di bambole, separa innamorati, allontana gli amici.

Vigliacchi e stupidi, i mafiosi, pare dirci Pif, ma con tanta ironia, perché una delle armi migliori per sconfiggerli, almeno moralmente, è prenderli in giro, sbeffeggiarli, delegittimando così tutto quello che sono e che rappresentano.

Insomma un film che strappa sorrisi amari, frequenti come la silenziosa figura di Andreotti costante di tutto il film, ma in un modo certamente insolito, proprio come lo è stata per molti anni nella storia italiana. Arturo, con i suoi occhi di bambino, anche da grande, insegna una piccola grande verità: il potere della scelta, l’affrancamento da una società che ci vuole conniventi e silenti. E non è mai troppo tardi per scegliere di essere diversi.

“La mafia uccide solo d’estate” è un’opera prima che lascia intravedere delle potenzialità. Forse poteva riservare qualche sorpresa in più nel finale, che un po’ si perde in una conclusione frettolosa, ma con un chiarissimo messaggio: parlatene, parlatene, parlatene. Soprattutto ai bambini.


Angelica Bezziccari




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