Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo

Giovedì 10 Marzo: La mafia a tavola

 
 

Sabato 5 Marzo: Romagna mafiosa

 
 
Sabato 5 Marzo: Romagna mafiosa
 
 
Tavola rotonda sullo stato della legalità nel territorio
La Federazione Universitaria Cattolica Italiana, gruppo di Rimini, organizza in data 05 marzo 2011, ore 20:45,
Sala degli Archi (piazza Cavour,RN),
un incontro di approfondimento sul tema delle infiltrazioni mafiose nel territorio riminese e dintorni.
Saranno presenti: 
*Salvatore Calleri*, Presidente Fondazione Caponnetto
*Piergiorgio Morosini*, G.U.P di Palermo,
*Daniele Paci*, Magistrato di Pesaro,
 *Cristian Ciavatta*, gruppo Vedo Sento Parlo
*Gruppo antimafia Pio La Torre*. 
Modera la serata la giornalista *Francesca Lozito*.
*Per ulteriori informazioni:*
Presidenti gruppo Fuci Rimini: Giacomo Vaccari, 3381260308, Lorenzo Canini, 3470187020
 
 
Tratto da Romagna Corriere di Rimini del 24 febbraio
RIMINI. «Un’iniezione di fiducia per i tanti, tantissimi imprenditori locali che non hanno ancora avuto il coraggio di denunciare quanto subiscono dalla criminalità organizzata». Il giudice cattolichino Piergiorgio Morosini,

I partigiani dell'Antimafia

Pubblicato su MezzoEuro settimanale di Informazione regionale 
sabato 5 febbraio 2011
 
“Antimafia ed Informazione- raccontare per resistere”è il tema portante di un incontro che si è svolto a Viserbella di Rimini in occasione della festa della Solidarietà ed organizzato dal Gruppo Antimafia Pio la Torre. Un incontro a tre voci che ha visto protagoniste la Calabria e la Sicilia in una terra, l’Emilia Romagna, che sta scoprendo sempre più l’esistenza della ramificazione criminale negli intrecci politico-economico-gestionale del territorio.
 
Tre giornalisti, definiti “partigiani dell’antimafia” che hanno raccontato cosa significa operare in regioni a rischio, nelle quali l’informazione diventa specchio di una realtà vera o deformata a seconda dell’uso strumentale che se ne fa.
Pino Maniaci, direttore dell'emittente televisiva Telejato, la tv più volte minacciata, querelata e contestata da boss e notabili della zona di Partinico, Gaetano Alessi giornalista senza tessera in Sicilia e fondatore di Ad Est e vincitore del premio nazionale Giuseppe Fava 2011 e Giulia Fresca, editorialista di “Articolo21 giornale online per la libertà di stampa” e firma de il Quotidiano della Calabria, si sono confrontati sui diversi aspetti che un giornalista deve affrontare quando decide di essere apertamente antimafia.
 
«Siamo dei partigiani- ha detto Gaetano Alessi, sollecitato dalle domande di Lorena Fonti- siamo per un giornalismo senza compromessi, “dalla schiena dritta”, privo di ogni compiacenza verso quei gruppi di potere collusi. Siamo costretti a affrontare di petto le situazioni dimostrando che non abbiamo paura, e che nulla ci farà tacere le informazioni che abbiamo raccolto». Per Pino Miniaci la situazione è ben più complessa ma non rinuncia, nonostante la sua figura esile a combattere «Ho perso il conto delle querele che ho sulle spalle e di quanti colpi di pistola hanno indirizzato contro il mio nome, le mie auto, che mie cose – ha detto ai tanti presenti- Bisogna cambiare dalla base e bisogna farlo senza guardare in faccia a nessuno. Voi giovani soprattutto dovete cominciare ad aprire gli occhi perché siete oggetto di promesse e di interessi dei politici intenzionati solo ad usarvi ed a rubarvi il voto, dopodiché continuerete ad essere lasciati al vostro destino a favore dei soliti vecchi dinosauri che in ogni partito continuano a fare il loro gioco». Dalla mafia alla ndrangheta e Giulia Fresca non poteva sottolineare che «mentre in Sicilia esiste l’antimafia, in Calabria non esiste l’antindrangheta. E’ una terra nella quale a distanza di un anno dai fatti di Rosarno – ha detto la Fresca- non è cambiato nulla. Il volume d’affari delle associazioni criminali continua ad essere superiore ai trentasei miliardi di euro l’anno mentre la Calabria continua ad essere la regione più povera d’Italia. Non abbiamo pentiti e quei già pochi testimoni di giustizia che hanno avuto il coraggio di denunciare il malaffare sono stati lasciati da soli. Abbiamo in compenso ricevuto poche decine di agenti che da soli non riescono nemmeno a ripianare l’assenza di organico e lo Stato anziché mandare Giudici, e ripristinare le condizioni di lavoro, manda l’esercito sui cantieri dell’A3. La Calabria è diventata terra di depredamento ed infatti abbiamo l’autostrada “infinita”, il dissesto idrogeologico, le New Town di Cavallerizzo e forse di Maierato, in attesa della definitiva morte del Porto di Gioia Tauro e della nascita del Ponte sulla Stretto. In questa regione non c’è forza antindrangheta ed operare nel settore dell’informazione nella veste di tecnico significa avere le competenze per riuscire a snocciolare gli atti che favoriscono gli affidamenti di appalti per le realizzazioni delle opere pubbliche e private oggetto di speculazioni e riciclaggio di denaro malavitoso». «Se tre anni fa ci avessero detto che avremmo organizzato un capodanno a Corleone nella Cooperativa Lavoro e Non Solo nessuno ci avrebbe creduto. Da quattro mesi abbiamo costituito il Gruppo Antimafia Pio La Torre a Rimini e di strada ne abbiamo percorsa - ha detto Lorena Fonti -e ora è il momento di riflettere su cosa significa Raccontare per Resistere come ci hanno espresso Gaetano Alessi, Pino Maniaci e Giulia Fresca. Da questo incontro ripartiamo per farci promotori di un progetto di legalità che ci ricordi come le mafie non sono poi tanto lontane dalla nostra Emilia Romagna»
A Rimini la Calabria era anche presente con la locale associazione “Vedo sento parlo” che distribuiva le arance e le clementine del Consorzio Goel Bio di Gioiosa Jonica, una delle tante cooperative sociali nate dal coraggio di quanti hanno deciso di “pestare” la terra dei ndranghetisti, confiscata e restituita alla società civile ed operosa.
 
‎"Noi ci battiamo,dunque, per avviare un processo nuovo di sviluppo dell´economia e della società che possa garantire una vita migliore a tutti i siciliani. Prefiguriamo un tipo di società in cui possano essere soddisfatte le aspirazioni, le esigenze e i bisogni delle nuove generazioni,dei giovani e delle ragazze siciliane" (Pio La Torre)
 
Giada Farnese