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Processo Vulcano, gli imputati: "Non abbiamo minacciato nessuno"

 

Processo Vulcano

 

"Non abbiamo mai minacciato né picchiato nessuno" – sostengono gli imputati del processo Vulcano, ricominciato una settimana fa al Tribunale di Rimini dopo la pausa estiva e la sospensione delle udienze per il malore di un avvocato.

 

Nell'udienza prevista per oggi (rectius, mercoledì 24 settembre) non è stato sottoposto ad esame nessuno degli imputati presenti, ma alcuni di questi sono comunque intervenuti per fare spontanee dichiarazioni. A esordire è stato Massimo Venosa (ancora in custodia cautelare nel carcere di Parma, oggi guardato a vista dagli agenti della Penitenziaria), il quale ha dichiarato di aver conosciuto Burgagni tramite Francesco Agostinelli, ma di non aver mai estorto nessuno nè a lui nè all'allora compagna Elena Schegoleva , aggiungendo che nel periodo successivo al primo arresto ha accusato uno stato di malessere tale da aver tentato il suicidio in carcere.

Dopo l'intervento di Venosa, è stato il turno di alcuni testimoni chiamati dal difensore di Luciano Ernesto. Tra le persone ascoltate, anche Luigi Luciano, fratello dell'imputato (Ernesto) e già condannato nel 2013 a 4 anni e 4 mesi dal GUP di Bologna, nello stralcio di questo processo, giudicato con rito abbreviato. Anche Luigi Luciano, come Venosa, ha sostenuto di non aver mai malmenato Burgagni, nè di averlo minacciato. La versione è rimasta la stessa anche dopo che il Pm della DDA di Bologna Enrico Cieri hacominciato ad elencargli alcune intercettazioni telefoniche dai toni e contenuti eloquenti tra lui ed altri imputati, nelle quali si parla di riscuotere denaro da Burgagni e fargliela pagare.

 

Albergo Quo Vadis

(L'albergo Quo Vadis di Rimini)

 

Luciano ha poi dichiarato di conoscere solo di nome questo "zio Peppe" (Giuseppe Mariniello, ritenuto il reggente dell'omonimo clan di camorra) perché entrambi di Acerra, ma di "non averci mai avuto a che fare". Quanto alla vicenda dell'Hotel Quo Vadis di Rimini, secondo il teste non c'è stato alcun caso di percosse o schiaffi: Formicola avrebbe solo "allontanato" Burgagni "perché era brillo". Anzi, Luciano ha rincarato addirittura la dose, affermando che l'imprenditore sarebbe solo un ubriacone e drogato e che a San Marino deve denaro ancora a molta gente. Chiara la strategia delle difese degli imputati, finalizzata a screditare i racconti delle vittime.

Il processo Vulcano "I" (così denominato per distinguerlo dalla seconda e più ampia indagine, ancora in attesa di udienza preliminare a Bologna e riguardante anche queste vicende, dove il reato contestato è associazione di stampo mafioso) è iniziato ormai un anno fa e riguarda tredici imputati, per i reati di estorsione e usura aggravate dal metodo mafioso, commessi tra la Repubblica di San Marino e la riviera romagnola. Al centro di tutto, alcune società di recupero crediti e finanziarie sammarinesi che – secondo l'accusa – erano solo coperture legali per un'attività estorsiva finalizzata ad appropriarsi delle imprese delle proprie vittime. Nella prossima udienza, già fissata per il 9 ottobre, verrà ascoltato Francesco Vallefuoco, titolare di fatto della società di recupero crediti ISES e già coinvolto nelle precedenti indagini.

Patrick Wild

 

 

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