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Testimonianza da un volontario dei campi Liberarci dalle spine

Riceviamo e pubblichiamo


Un buon punto di partenza per spiegare cos'è un campo di lavoro sui terreni confiscati alle mafie forse è proprio la sua fine : chi torna a casa, ovunque essa sia, dopo 2 settimane a Corleone percepisce già dai primi passi fuori dal treno o dall'aereo un senso di estraniamento quasi anche fisico. Ho ancora le mani un po' sporche dalla vendemmia di questa mattina nonostante i 967 chilometri che nel giro di poche ore si sono stesi tra me e quei campi in Sicilia. Quei campi che come mi hanno fatto capire i soci della Cooperativa, appartengono anche "ammia"!

Cosa volevano dirmi esattamente? Per capire si può ripercorre un brevissimo iter giuridico e prendere in considerazione una legge del 1982, la c.d. Rognoni-La Torre, chiamata così in onore di Pio La Torre, che era un membro del PCI che fu assassinato dalla mafia proprio per aver proposto questa legge. Come forse è noto ad alcuni di voi, Pio La Torre introdusse non solo il reato di associazione mafiosa (art 416-bis del c.p.) ma anche la possibilità di confiscare i beni a mafiosi. La lungimiranza di quell'uomo è inestimabile. 14 anni più tardi, grazie a una legge popolare - ottenuta quindi grazie ad una raccolta di firme promossa dall'associazione Libera e non al lavoro dei parlamentari - venne introdotto il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie per usi sociali. Questo comporta l'assegnazione dei patrimoni e delle richezze di provenienza illecita a quei soggetti -associazioni, come cooperative, Comuni, Province e Regioni che sono in grado di restituirli alla cittadinanza, tramite servizi, attività di promozione sociale e lavoro.
E' per questo che Salvatore e Franco, due soci della Cooperativa Lavoro e Non Solo a Corleone, mi dicevano che quei campi sono anche miei!
Cercate di cogliere l'importanza di questa nuova legge : Non solo si colpiscono le mafie nel loro punto più forte, quello economico, ma le loro attività sporche vengono trasformate in opportunità di lavoro legale ed onesto. Dai terreni che prima appartenavno a Riina e Provenzano oggi vengono prodotti i vini, sughi al pomodoro, pasta, il pesto al peperoncino (ecc!) che magari avete visto sui scaffali della Coop o addirittura assaggiati. Insomma si è innescato un ciclo virtuoso di trasformazione di soldi sporchi in soldi puliti e in sostanza, si è creata l'arma più potente : un'alternativa alla criminalità organizzata. Oggi in Italia ci sono numerose cooperative che lavorano sui terreni confiscati in Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania e in Puglia.
Io vi posso parlare di Corleone, luogo che come per magia, da 4 anni mi ri-attira à se ogni estate. Essendoci andata ogni volta alla fine di Settembre, ho sempre vendemmiato o raccolto pomodori. Infatti sono queste le attività di fine estate, mentre chi ci va a Luglio si ritrova a bonificare i campi.
I campi organizzati da Libera però non sono solo questo. Infatti dopo la mattina a lavorare (che per una che abita in città come me è una immersione totale in colori, odori, sensazioni praticamente mai provati prima), i pomeriggi sono caratterizzati da incontri con svariatissimi personaggi accomunati dall'essere stati in qualche modo toccati dalla mafia, come vittime, oppure come chi lotta contro, a volte entrambi queste cose. Gli incontri sono tenuti non solo a Corleone ma anche a Palermo (Via d'amelio è una tappa immancabile di ogni campo!), Partinico, Cinisi, Agrigento...insomma anche un'opportunità anche per conoscere meglio questa bellissima regione. Negli anni ho sentito parlare carabinieri, giornalisti, storici, guardie di finanzia, abitanti di Corleone, magistrati (Antonio Ingroia e Michele Prestipino sono dei clienti affezionati della Cooperativa Lavoro e Non Solo).
Ho visto la realtà cambiare a Corleone con i miei occhi. Il primo anno quando andavamo nei negozi non ci parlavano , ci davano indicazioni sbagliate apposta, chiudevano le persiane quando i volontari passavano. C'è tanto ancora da fare e sarebbe stupido oltre che pericoloso donare un'immagine solo felice della situazione, ma quest'anno per esempio abbiamo passato un pomeriggio insieme ai ragazzi del liceo scientifico di Corleone che erano stupiti nel scoprirci persone normali e non disabili che venivano violentati dai soci sui campi come girava voce nel paese soltanto qualche anno prima.
Corleone è un luogo dove ci si sente utili e coinvolti nella risoluzione di un problema, dove si capisce la propria potenzialitò e dove si si incontrano persone che trasmettono la forza necessaria per non cadere nella facile trappola di pensare “c'è troppo lavoro da fare e non si cambierà mai la realtà”. Poche persone tornano uguali da Corleone, è difficilissimo non farsi contagiare dalla voglia e l'energia di fare e collaborare.!L'unico modo per capire questa intensità e, ovviamente.... provarci!
Giulia Heuser




Dato interessante : Un dato interessante? dei circa 1000 volontari che ogni anno vanno a Corleone, il 72% sono donne, con un'età media di 17 anni!
Libri consigliati : Chi ha paura muore ogni giorno di Giuseppe Ayala, I miei giorni a Palermo di Antonino Caponnetto




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