Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo

Report da una terra lontana

Categoria: Diari dai campi confiscati
Pubblicato Sabato, 21 Settembre 2013 09:58
Scritto da Francesco Gualdi
Visite: 2096
Нравится

 

 

Tanti racconti avevo sentito fino ad allora. Solo racconti. E aneddoti e barzellette e canti e ricordi... Nient'altro.
Fino a quel giorno appunto, il giorno della partenza.
15 ragazzi che non si conoscono, partono per una terra lontana in cerca di emozioni: sembra la trama di un best-seller americano, invece è proprio ciò che è successo.

E appena atterrati a Catania, sembrano già amici da lungo tempo.

 

La Sicilia ti spiazza, ti devasta: con le sue montagne ti avvolge e ti opprime, eppure quando arrivi sui beni confiscati, senti il mondo che ti si apre davanti e puoi assaporare un gusto di libertà inebriante. Noi quel giorno arriviamo a Naro (Agrigento), e ci accorgiamo che tutto ha un sapore diverso.

Tanti amici della cooperativa "Rosario Livatino" ci hanno assistito in questi giorni, e noi abbiamo assistito loro con il nostro (tutto sommato poco) lavoro nei campi. La formazione pomeridiana è stata invece importante: dall'incontro con Salvatore Vella, pm che ha decapitato la mafia agrigentina a quello con Ignazio Cutrò, imprenditore che ha detto no al pizzo, finanche a quello con Antonella Borsellino (pura omonimia), il cui padre e fratello sono stati uccisi da Cosa Nostra.
Tanti sentimenti in questi momenti, sentimenti che si mescolano a ricordi, e si alternano a scene di vita vissuta e a pillole di saggezza contro l'indifferenza odierna, perché il male peggiore è fregarsene, non parlarne.

Alla domanda su cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo, così risponde Ignazio Cutrò: "Non abbiate timore, parlatene. Raccontate cosa vi ho detto io. Ditelo in giro, ditelo ad amici e parenti, ma non state in silenzio. Guai a stare in silenzio."

Come non ripensare dunque alle parole di Padre Pino Puglisi? "A me non fanno paura i disonesti, fa paura il silenzio degli onesti".

 

Questo è quello che abbiamo imparato, credo. Che la mafia non la può sconfiggere un eroe da solo. Anzi abbiamo imparato che gli eroi non esistono, che sono solo uomini normali, magistrati, poliziotti o semplicemente cittadini, che fanno il loro dovere né più né meno.

Abbiamo imparato che chi può davvero sconfiggere la mafia siamo tutti noi, la comunità civile, togliendole il nostro assenso, o meglio il nostro non-dissenso (per tornare alle citazioni riportate sopra).
Che chi lotta ogni giorno, non dev'essere lasciato solo né dallo Stato, né da noi, perché solo così potrà vedere un risultato nel suo lavoro di contrasto alla criminalità organizzata.

E che c'è bisogno di una rivoluzione culturale che investa tutta l'Italia, non solo il Sud, e che al nord non ci sono solo sporadiche infiltrazioni mafiose, ma veri e propri radicamenti di queste cosche.

 

Concludo con una frase di Falcone che mi piace molto e che mi ripeto sempre in queste occasioni:
"La mafia è un fenomeno umano, e come tutti i fenomeni umani, ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una sua fine".

Speriamo, aggiungo io.

 

Francesco Gualdi

 

 

Comments:

Download SocComments v1.3