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Sulle terre confiscate ai boss di Cosa Nostra

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il racconto dell'esperienza dei volontari del Gruppo Caritas di Rimini sui terreni confiscati a Corleone. 

 

Corleone Caritas

 

A poco più di cinquanta km da Palermo sorge Corleone, piccolo paese che ha dato i natali a persone del calibro di  Riina e Provenzano e non è conosciuta per molto altro che non sia l’alta densità mafiosa. Mafia: una parola che serpeggia per i  vicoli stretti, ma che non si pronuncia ad alta voce, se non in via Crispi. Lì si trova Casa Caponnetto, sino al 2008 proprietà dei Grizzaffi, nipoti di Riina e che ora è stata assegnata alla Cooperativa Lavoro e non solo. Casa Caponnetto è la base di chi lavora in Cooperativa e per una settimana è stata casa nostra e di altri volontari toscani. Quando all’alba del 25 maggio ce ne siamo andati, avevamo la netta sensazione di lasciare un luogo molto caro e persone amiche, persone che sembra di conoscere da sempre.

Si mangiano lì, la sera, le prelibatezze di Lina, la cuoca, che non fa mai mancare nulla e ha sempre un sorriso generoso sul volto. Intanto Franco,suo marito, intrattiene coi suoi racconti in dialetto siciliano. Ha il dono di riuscire a  strappare sempre un sorriso anche se racconta di qualche amico che non lo saluta  più da quando ha fondato la Cooperativa.

Casa Caponnetto ha una grande porta che non si chiude mai, possono entrare tutti e non importa che a pochi metri vi abiti la moglie di Riina e poco distante altri parenti. Sono gli opposti che convivono a Corleone, dove la Guardia di Finanza ha sede nella casa che Provenzano aveva costruito per gli anni della “pensione”.

Quando, di ritorno a Rimini, ci chiedono della nostra esperienza siciliana, gli occhi che attendono risposte sono sempre perplessi, come fosse almeno un po’ bizzarra questa idea di Corlene. Forse lo è, ma non avremmo potuto fare scelta migliore del concludere così il nostro anno da volontari in servizio civile presso la Caritas. Dietro la sveglia che suona alle cinque del mattino, l’odore di zolfo che si attacca alla pelle e non sembra volersene andare e la difficoltà di un lavoro che non si conosce, c’è molto altro.

Dopo mesi di progetti e dubbi, finalmente il campo antimafia a Corleone ha avuto inizio.

 

Pullman Cooperativa lavoro e non solo

 

Nei 170 ettari che alla Cooperativa sono stati assegnati vengono coltivati ceci, lenticchie, grano, pomodori, uva e mandorle. Dal 17 al 25 maggio ci siamo occupati della vigna di Canicattì, a due ore da Corleone, ripulendo i tronchi delle viti dalle foglie in eccesso, quello che in gergo si chiama spollonare. Sembra un lavoro meccanico, ma non lo è. Si tratta di capire quali sono i rami da togliere  e quali lasciare perché da lì, l’anno, successivo nasceranno nuove foglie e la pianta conoscerà un rinnovato vigore. È un lavoro di cesello e di amore, lo stesso amore che i fondatori della Cooperativa, nel 1998, hanno messo nella loro decisione di lasciarsi il passato alle spalle e di dare vita a qualcosa di nuovo. Amicizie sfumate, saluti mancati, minacce velate: a questo gli 8 fondatori della Cooperativa sono andati incontro. Scelta coraggiosa che non ha trovato larghi consensi nella popolazione locale. Diventa evidente il 23 maggio quando all’evento per la commemorazione della morte di Falcone i presenti sono solamente i giovanissimi, gli studenti e qualche associazione locale. Le telecamere della televisione nazionale sono rivolte a questo piccolo paese dell’entroterra palermitano, mentre la maggior parte dei corleonesi adulti si trova sul balcone, partecipando da lontano, in un misto di curiosità e diffidenza.

Lo stesso giorno facciamo un incontro di quelli che restano nel cuore: tre fra i sopravvissuti di Portella della Ginestra, prima strage di mafia. Il primo maggio del 1947 loro che erano ancora bambini assistettero alla morte di alcuni loro amici. Quando raccontano l’emozione emerge, come se quegli spari li avessero uditi ieri. Ci ricordano quanto importante sia studiare per diventare liberi e decidere di stare sulla strada maestra, quella della legalità. In cooperativa la chiamano vitamina L, noi nei abbiamo fatto incetta. Continueremo ad assumerne: rende cittadini migliori.

 

I volontari del gruppo Caritas di Rimini

 

 

 

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