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Beni confiscati in Italia


La situazione che vedete fotografata qui, mostra un'Italia che vorrebbe una presenza mafiosa pesantemente sbilanciata a Sud. I numeri, quelli più aggiornati, parlano chiaro d'altronde: 5515 beni in Sicilia, 1918 in Campania, in 1811 Calabria. "Solo" 1186 in Lombardia, 181 in Piemonte e 112 in Emilia Romagna.

Ma le cifre spesso ingannano. Dietro questa presunta oggettiva descrizione la situazione è molto più complicata, dato che molti dei processi nelle regioni del Nord devono ancora arrivare in Cassazione per essere confermati e che, cosa più importante, anche la natura degli investimenti è differente. Più legata alle "tradizionali" attività produttive mafiose (dal mattone, all'agricoltura), molto più volatile (il cosiddetto fenomeno di finanziarizzazione della criminalità organizzata) ed eterea quelli al Nord. Un Nord dove si investe, certamente, ma dove circolano fiumi di denaro e spesso, con la complicità di Istituti Bancari si riciclano enormi quantità di denaro. Denaro che si può certo confiscare, ma che in questa ricostruzione fornita dall'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la gestione dei Beni Sequestrati e Confiscati non compare.

Nonostante questo distinguo, tuttavia, i numeri non sono comunque esigui. Il caso lombardo, difatti, dimostra che ove la criminalità è radicata da più tempo, maggiori sono gli interventi delle autorità per contrasta il fenomeno.

Resta da capire come poter fare in modo di rendere più trasparenti le procedure di amministrazione del bene e come rendicontare al meglio le attività che all'interno dei beni si svolgono. In fondo, sono anche Cosa Nostra. Dello Stato italiano.


Aziende beni confiscati Italia



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