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Un diverso "decoro" a Viserba

 

L'operazione cosiddetta anti-degrado di qualche settimana fa a Viserba è servita per mostrare l' "attenzione" di Comune e forze dell'ordine nei confronti di una zona che, spesso, viene percepita come dimenticata dall'amministrazione. 
Non è interessante entrare nella polemica politica sul tema - se non per ribadire come il "degrado" abbia cause ben più profonde e non certo estirpabili allontanando gli "indesiderati" dalla vista dei cittadini "per bene".

Quello che si deve sottolineare, al contrario, è che a Viserba sarebbe possibile sfruttare un bene confiscato in primo grado per fornire un tetto temporaneo a chi non ce l'ha. 
Come? Attraverso lo sviluppo di un progetto con l'amministratore giudiziario di tale bene, un appartamento di 4 vani in via Amendola, 12.

Il Gruppo Antimafia Pio La Torre, con l'aiuto dell'Osservatorio Provinciale, da tempo invoca uno scatto in materia di riutilizzo dei beni confiscati (primo tra tutti quello a Rimini in Via Satyricon, oltre a quelli di Misano e Riccione). Nonostante le problematiche, anch'esse rimarcate, relative sia al difficile coordinamento con gli amministratori giudiziari sia concernenti le ipoteche bancarie, le scelte politiche a riguardo devono essere chiare e non più rinviabili: altrimenti se ne dovrà dedurre che è la volontà politica nella nostra provincia ad essere venuta meno. D'altronde, avviare colloqui con le banche perché gli appartamenti gravati da ipoteca giungano ad un riutilizzo concesso gratuitamente dalle banche al comune, non sembra un sentiero impossibile da percorrere. Non solo il sistema bancario italiano ha molto da farsi perdonare, ma soprattutto potrebbe dimostrare quella "responsabilità sociale" che spesso è venuta a mancare, se non con poche iniziative spot. Senza girarci attorno, quegli appartamenti appaiono "invendibili" - oltre ad essere un errore compiere un simile passo, anche qualora fosse possibile farlo.


Ritornando al bene viserbese: la proposta per la confisca è datata dicembre 2013, mentre la sentenza è del febbraio 2014. Sappiamo che nel ottobre 2015 la Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Bari ha dato esecuzione al provvedimento di confisca. Il decreto di confisca ha riguardato due appartamenti, a Gravina di Puglia e, appunto, a Rimini in Via Amendola, due attività commerciali operanti nella gestione di internet point, sale da gioco e scommesse, autovetture di grosse cilindrata (BMW X6 e Audi A3) e numerosi conti correnti.

La persona oggetto del provvedimento è Antonio Demarzio. Nella misura di prevenzione vengono descritti alcuni reati di cui è stato ritenuto responsabile quali il contrabbando di sigarette, l'estorsione, l'usura, nonché altri "episodi criminosi", tra cui una denuncia per minacce e detenzione e porto di arma sottoposta a sequestro. 
Proprio dagli introiti del reato di usura sembra che Demarzio abbia ricavato gli illeciti proventi da cui poi è derivata la confisca.

Senza dilungarsi troppo è sufficiente constatare come "la riconducibilità in concreto alle attività criminali cui è risultato dedito il preposto degli acquisti ed investimenti dal medesimo effettuati, sia pure in larga misura con intestazione al coniuge e alla figlia, deriva dalla perfetta sovrapponibilità delle contestazioni inerenti alle annualità 2006-2012 e degli acquisti concentratisi nei detti anni".

Ora il "vero" decoro a Viserba sarebbe far fruttare tale appartamento per scopi abitativi emergenziali. Il freddo di questo o del prossimo anno non attenderanno.

 

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