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Arrivata la Sentenza della Corte di Appello su "Titano": assolto Zavoli, condanne per Bacciocchi e Vallefuoco

Categoria: Rimini
Pubblicato Giovedì, 28 Maggio 2015 13:20
Scritto da Davide Vittori
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Operazione Titano

Riportiamo qui di seguito l'articolo di Antonio Fabbri de L'Informazione di San Marino sulla sentenza della Corte di Appello di Napoli (terza sezione penale).

L'articolo è disponibile a questo link.

Decisione della Corte d’Appello. Avvocato Caroli: “Zavoli fu sequestrato e gli fu estorta la firma per la cessione delle villette”, che però restano sotto sequestro. Al notaio di Dogana contestato il riciclaggio per la vicenda della Scaglietti che gli costa 4 anni.

Titano”, la terza sessione penale della Corte d’Appello presso il tribunale di Napoli riforma la sentenza del Gup. Assolve Zavoli, ma conferma la condanna per Livio Bacciocchi, mentre la ridetermina per Franco Vallefuoco. La decisione è di lunedì nel tardo pomeriggio.

Entrambi i sammarinesi nel rito abbreviato erano stati condannati, il 17 luglio 2014, a 4 anni di reclusione, per riciclaggio in concorso, nell’ambito dell’indagine che ha coinvolto decine di persone legate a clan camorristici del napoletano. Schiavone il nome più altisonante. Una parte di questa maxi inchiesta, tra l’altro, ha perso altra via ed è in discussione, con rito ordinario per una decina di imputati, davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

 

Per i sammarinesi che avevano optato per il rito abbreviato, il processo era invece rimasto a Napoli. Anche Franco Vallefuoco aveva optato per l’abbreviato e pure lui in appello ha beneficiato di uno sconto di pena, abbassata da cinque anni e sei mesi a 4 anni e 8 mesi, perché assolto da uno dei capi di imputazione. 

Zavoli esce dunque con una assoluzione perché il fatto non sussiste. Revocata anche la pena accessoria che era stata emessa nei suoi confronti dal Gup. Decade, a questo punto, anche la misura cautelare che ancora era pendente sul suo capo e che, per tutto questo tempo, gli ha impedito di uscire da San Marino, dato che oltre confine era destinatario dell’ordinanza di custodia.
Lo abbiamo sempre sostenuto che Roberto Zavoli non c’entrava nulla con le attività di riciclaggio – dice il suo avvocato, Stefano Caroli – D’altra parte risultava dalla documentazione. C’erano però le intercettazioni telefoniche ed era sulla base di queste che le accuse venivano sostenute. Quello che non veniva compreso e che abbiamo dimostrato davanti alla Corte d’Appello è che Zavoli in quel momento era in balia di quella gente. Inizialmente pensava di poter lavorare, che fosse gente normale. Appena si è reso conto delle persone con cui aveva a che fare, ha fatto un passo indietro”, afferma l’avvocato Caroli.
Resta, però, il sequestro a fini di confisca delle villette di Montelicciano. Il dispositivo della Corte conferma infatti in chiusura, “la confisca di quanto in sequestro”. “Quando avremo letto le motivazioni, valuteremo come agire per le villette – dice l’avvocato Caroli – quegli immobili sono stati ceduti, e lo abbiamo ricostruito in aula, su base estorsiva. Zavoli, cioè, è stato sequestrato e costretto a firmare la cessione dal notaio, in funzione dell’indebitamento con Fincapital. Questo viene detto da due pentiti.
In pratica a Zavoli sono state estorte due villette e gli sono stati lasciati i debiti che, chi sta liquidando Fincapital, gli sta richiedendo. A lui e ai familiari. Tra l’altro – aggiunge Caroli – dopo essere state estorte a Zavoli quelle villette sono state cedute una seconda volta da un soggetto che, mentre veniva fatta la firma dal notaio a Napoli, si trovava in carcere. Tanto che anche questo notaio adesso è sotto processo”. Villette congelate anche perché un’altra parte della vicenda, dove si procede per associazione a delinquere di stampo mafioso - accusa che non riguardava i sammarinesi - nei confronti di un’altra decina di imputati, è presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Originando quindi questa parte del caso, per la quale è in corso il processo con rito ordinario, dalla stessa inchiesta “Titano”, le famose villette sono oggetto di discussione anche in quella sede ed è pertanto plausibile che rimangano pertanto “congelate”.

La terza sessione penale della Corte d’Appello di Napoli ha confermato, invece, la condanna, comminata dal Gup in abbreviato, per cinque persone, tra cui Livio Bacciocchi. 4 anni di reclusione e il pagamento in solido, con gli altri riconosciuti colpevoli, delle spese processuali. Oltre al notaio di Dogana conferma della condanna anche per Carlo Bianco, Pasquale Maisto, Biagio Santamaria, Massimo Venosa.
A Bacciocchi era stato contestato il riciclaggio dei soldi provenienti dalla criminalità organizzata in particolare per un episodio rimasto in piedi, quello della famosa Ferrari Scaglietti finita, dopo vari passaggi, ai Casalesi. “Già in primo grado - spiega l’avvocato Simone Sabattini del foro di Bologna che difende Livio Bacciocchi - era stato chiarito che si procedeva limitatamente alla vicenda della Ferrari ed erano state escluse dalla contestazione di riciclaggio le villette di Montelicciano ed un ufficetto.
Immobili che inizialmente erano stati considerati nell’importo conteggiato, il che faceva raggiungere la cifra di oltre quattro milioni di euro. Importo che si è ad oggi grandemente ridimensionato, dato che il solo episodio che rimane contestato è, appunto, quello della Scaglietti”, chiarisce l’avvocato Sabattini. Resta pendente, dunque, sul capo di Bacciocchi l’ordinanza di arresto oltre confine. Ci sono ora 90 giorni per il deposito della motivazione, ma l’avvocato Sabattini ha già annunciato il ricorso in cassazione. Assolta, come peraltro era stato richiesto anche in abbreviato dal Pm, Monica Fantini, la moglie di Bacciocchi, per non aver commesso il fatto.

Si attenua di 10 mesi la condanna per Franco Vallefuoco, che sul Titano era socio di Zavoli e per l’accusa in stretto rapporto con Livio Bacciocchi. Condannato in abbreviato a 5 anni e 6 mesi e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ha visto decadere un capo di imputazione a suo carico e la corte d’appello gli ha ridotto la pena a 4 anni e 8 mesi, già ridotta in funzione del rito abbreviato. L’interdizione dai pubblici uffici da perpetua a temporanea.

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