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Dossier Mirror Pt. 3/Il valzer delle estorsioni in riviera

Categoria: Rimini
Pubblicato Mercoledì, 26 Novembre 2014 12:51
Scritto da Patrick Wild
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Mirror_Rimini

 

Ultimamente abbiamo cominciato ad approfondire (potete leggerli QUI e QUI) nel dettaglio le vicende più importanti emersi dagli atti dell'indagine Mirror, coordinata dalla Procura di Rimini, che nell'aprile 2013 aveva portato all'esecuzione di una corposa ordinanza di custodia cautelare (firmata dal Giudice per le Indagini Preliminari dott.ssa Stefania Di Rienzo) e al sequestro preventivo dei night-club "Lady Godiva" e "La Perla", oltre che di diversi immobili sparsi qua e là in Riviera.


Dopo aver cercato di fare un po’ di ordine e chiarezza circa l’origine dell'indagine, sulla scorta delle risultanze di altri precedenti procedimenti (Machiavelli, Vulcano e Marechiaro in primis), ed aver analizzato gli aspetti più interessanti (e spesso controversi) di questa complessa vicenda, passiamo ora ad una rassegna degli episodi estorsivi più significativi.

 

 

Gli devo staccare la testa dal collo”

Nell’immaginaria ellisse tracciata per rappresentare più chiaramente i plurimi interessi e i livelli delle attività condotte dal gruppo Cavaliere – Romaniello – Ripoli etc., l’attenzione del GIP di Rimini (la dott.ssa Stefania Di Rienzo) si sposta innanzitutto ai margini, non solo ideali, di questa figura. A catturare l’interesse degli investigatori è una telefonata avvenuta il 28 dicembre 2011 tra Romaniello e Ripoli: “adesso ho chiamato (omissis), già l'ho chiamato e gli ho detto … << o i soldi oppure i cosi indietro mi devi dare … punto! …e basta senza fare troppo chiacchiere!” 

R: domani mattina, te lo dico già adesso Giuseppe … domani mattina dobbiamo andare da Edo e dobbiamo prendere tutta la roba, e te lo dico da adesso ...

U: ci sto ...

R: non voglio sapere niente io, voglio i soldi miei ...

U: ci sto ...

R: mi ha fatto vedere l'assegno, si ma a me Gionas che me lo mostri a fare questo assegno … io ti ho prestato 1000 euro a fratello, i miei 1000 euro dove sono? Ma come facciamo noi?

U: Carletto di merda è ...

R: si ma domanirompo macchinefaccio un macello ... (incomprensibile) ... adesso mi si è girato il cazzo! Dobbiamo andare dentro da Edo domani mattina ... alle 8,30 fuori da Edo ci vediamo ...

U: va bene, ma dopo ti chiamo io...oh ...

R: e dopo chiamami ...

U: ciao …

 

E’ un meccanismo perverso che conduce ad un gioco pericoloso..la vittima prescelta lo sa bene, e infatti cerca di prendere tempo, mentre Romaniello e i finanziatori occulti stanno già preparando le “carte” per impossessarsi degli immobili della vittima, un cittadino riccionese.

 

R: pronto ...

U: pronto ...

R: nemmeno hai chiamato questa mattina ...

U: come non ho chiamato?

R: volevo dire che aspettavo al capannone perchè questo telefono non l'avevo portato a presso ...

U: ma io sono stato fino alle undici meno un quarto al capannone ...

R: al capannone allora è venuto questo ...

U: eh, eh ... fino alle undici meno un quarto ...

R: comunque quello l'uomo è andato in ospedale, l'avete saputo?

U: ah?

R: l' uomo è andato in ospedale, che gli usciva il sangue dalla bocca ...

U: gli usciva il sangue dalla bocca e va bene è un problema suo ...

R: l' avete saputo?

U: non lo so, io ho trovato chiuso, tutto chiuso la ...

R: eh, perchè l'uomo stava in ospedale che gli usciva il sangue per la bocca ...

U: ah, ah ... va bene, eh ...

R: come dobbiamo fare, ci dobbiamo vedere più tardi, ci vediamo? Comunque questo sta male questo non si sa perchè all'improvviso si è sentito male questo cornuto ...

U: ma lui può sta male come vuole lui ...

R: ma figuratevi, lo stesso discorso è anche per me ...

U: Massimo io ti rispetto e ti voglio bene rispetto la tua famiglia ...

R: anche io a voi rispetto e vi voglio bene quello è reciproco il fatto ...

U: adesso mi dovete fare una cortesia ...

R: eh ...

U: questo signore quando vuole parlare mi deve dire solamente dove si vuole incontrare ...

R: chi?

U: questo signorino ...

R: allora aspettate adesso vi passo Giuseppe che lui è stato in ospedale stamattina ...

G: oh, zio sono Giuseppe, vi ricordate? Ero ieri con il cappello ...

U: si, si, si ...

G: allora il discorso è questo qua, voi dovete prendere quello che dovete prendere, noi quasi il doppio ok. Adesso cosa succede ...

U: eh ...

G: veramente io adesso stamattina oltre che è andato in ospedale, io sono andato li da lui per vedere se era la, non era la e veramente è stato là, fino all'una e trenta questo ve lo posso garantire ...

U: Giuseppe, Giuseppe ...

G: ascolta ...

U: ascolta ci sono stato anche io ...

G: da lui?

U: no, ci sono stato io al capannone da lui fino alle undici meno un quarto in cui ho chiamato a Massimo ...

G: esatto ...

U: alle, alle dieci e mezza ho chiamato a Massimo ...

G: esatto ...

U: pensavo che veniva Massimo ...

G: allora Massimo ha lasciato il telefono a casa, ok, lui è arrivato una mezzoretta più tardi, perchè il telefono non l'aveva portato con se, ok, comunque è arrivato la, comunque hanno detto no qua non c'è stato nessuno ...

U: si ...

G: la chi c'era la ragazza? Chi c'era?

U: ci sono stato io, fino a quando ci sono stato io c'era solamente una renault con due persone un vecchietto e un ragazzo, nemmeno la ragazza c'era ...

G: sono venuti più tardi hai capito, però non potevate aspettare altri dieci minuti la ...

U: per fare cosa?

G: Comunque adesso il discorso è questo, io domani ascoltatemi domani ...

U: si ...

G: devo andare dal notaio ...

U: si ...

G a vedere quel capannone che è la, perchè lui c'ha quattro cinque ville da vendere e c'è quel problema della documentazione che la passano una ventina di giorni, adesso c'è un acquirente che deve comperare quel capannone, mi seguite?

U: Si ...

G: io comunque per tutelare a tutti, cosi poi è sicuro hai capito, che manca cinque di quelli dieci di quelli io faccio fare delle carte scritte davanti al notaio ...

U: Giuseppe, Giuseppe ascoltami è inutile che noi ci vogliamo mettere, ci vogliamo mettere a fare, a fare quello che lui doveva fare, perchè io gli ho detto anche ieri sera, con Massimo di non far fare la notte là ...

G: eh ...

U: perchè penso che quando Massimo stava parlando al telefono tu c'eri insieme a noi?

G: Si, come non c'ero ...

U: oh, lui mi ha detto no resta che domani mattina ti do i soldi alle nove ...

G: si, si, si, ma quello ha paura, hai capito...

U: ha paura, ma sei io ti sto dicendo Massimo scusami un attimo, se non hai niente fammene andare adesso, non farmi stare un'altra notte in mezzo alla strada, oh no ...

G: lo so però ... questo ha paura che vuoi fare, questo è capace che si butta e abbiamo passato i guai, hai capito? Perchè poi quando uno ha paura, tu lo sai come funziona qua, qua non è che ragionano come noi, hai capito, quando si trovano in difficolta con le spalle al muro, invece così, io ti posso garantire non il cento per cento il mille per mille ...

U: Giuseppe, a me, senza offesa attenzione, senza offesa io garanzie non le voglio, ma sai perchè non le voglio, perchè è stato un vigliacco d'uomo, un infame uomo di merda, è un cornuto che gli devo tagliare la testa dal collo ...

G: ma anche con Massimo la stessa cosa, ha fatto, hai capito adesso vedete voi che vi devo dire ...

U: senza offesa ...

R:oh, zio scusatemi un attimo con rispetto parlando, l'ha fatto anche con me, sono sei mesi va bene, mi dava una spicciolata alla volta mi seguite come discorso, però adesso scusatemi un attimo, solo questo vi volevo dire adesso ho proprio la carta che canta, allora a me deve dare sessanta io vi faccio fare il regolamento anche a voi tramite notaio però attenzione ...

U: eh, Massimo ...

R: non a chiacchiere, non a chiacchiere ...

U: Massimo, Massimo ...

R: dite, dite ...

U: Massimo, allora scusa un attimo no ...

R: eh ...

U: tu immaginano se tra noi non c'è rispetto in riguardo di una cosa ...

R: eh ...

U: ti voglio fare una domanda, una domanda così banale, se io a te ti dico Massimo domani mattina, tu sai che non è che siamo all'angolo ...

R: ma quello è un pezzo di merda oh zio, io lo sapevo già che domani mattina non aveva i soldi, io lo sapevo già ve l'ho detto a voi come unfiglio e voi non mi credevate giustamente perchè dici non l'hai visto ... ma quello non ha un euro ve lo giuro sui i miei figli ...

U: Massimo, Massimo, Massimo ma quando io te l'ho passato, tu gli hai fatto la domanda no, tu gli hai fatto la domanda Massimo ...

R: ma io già lo sapevo è una domanda che rimane sempre ... (incomprensibile) ... si, si, si ce l'ho, ce l'ho, ce l'ho ma quello non ha un euro io già lo so, lui non si permette proprio di sbagliare con noi, adesso mi ha dato un atto in mano che io domani mattina vado dal notaio, io sono a posto adesso, avete capito cosa voglio dire io ...

U: ho capito ...

R: io ho le carte che cantano questa volta, questa volta non mi frega ...

U: Massimo ...

R: ipoteticamente sempre se lui pensa che a noi ci sta fregando è ... stiamo facendo un ipotesi ...

U: ho capito, ascoltami però tu pensi no, tu pensi che io casa sua non trovo ...

R: oh zio ma questo, oh zio vi posso dare anche io l'indirizzo di casa sua, eh non è che  ...

U: no, no lo tengo, lasciamo stare non ti preoccupare ...

R: non ci vuole niente a trovare anche la casa sua, non è che questo se ne è scappato, questo ancora non se ne è scappato questo sta qua e vuole collaborare con noi, attenzione ...

U: ah ...

R: eh ...

U: però non deve prendermi per i fondelli, alla terza volta a farmi salire e scendere no ...

R: oh, zio a me sono sei mesi che fa questo ...

U: ah Massimo ...

R: oh zio sono sei mesi che fa questo con me ...

U: Massimo, ascoltami Massimo ascoltami per carità no, allora io ho qualche anno in più e sono un pò più anziano di te no ...

R: eh normale ...

U: io penso che una persona più anziana non va presa per i fondelli ...

R: su questo discorso ci siamo ...

U: eh ...

R: attenzione, però anche sette mesi fa lui ha pagato trentamila euro vi diete vi ricordate? Tre mesi fa ...

U: eh, perchè, eh perchè non si ha preso i soldi Massimo ...

R: ma siamo sempre con i stessi discorsi perciò deve tirare fuori i soldi suoi ...

U: eh ...

R: però per farvi capire a voi non e’ che il ragazzo non li vuole dare, purtroppo ha degli intoppi ...

U: Massimo, Massimo ma parlami chiaro non prendermi per culo Massimo ...

R:oh, zio quello sa che voi lavorate ma ha paura, avete capitoo no quello è il problema, voi lo sapete qual' è il problema, la paura fa novanta, il problema solo questo è ...

U: Massimo se tu mi dici a me, vieni fra ...

R: attenzione io non mi sono messo in mezzo perchè lo voglio far risparmiare oppure non gli voglio far tirare fuori ...

U: no, no, no ...

R: però è un problema che ha lui, lui ha diecimila problemi non ha solamente a voi e a me ...

U: Massimo ...

R: io gli ho detto solamente, guarda che se sono napoletani sono amici miei e siamo a posto, però tu li devi pagare, come paghi a me, devi pagare anche a loro attenzione, io questo te lo dico adesso ve lo sempre detto ieri e ve lo dirò sempre ...

U: Massimo ...

R: noi siamo fratelli, attenzione ...

U: bravo, bravo, bravo ...

R: allora io vi sto dicendo che lui domani andiamo dal notaio e firmiamo delle carte, andiamo a vedere tutto, possiamo parlare da vicino più tardi, ci vediamo un attimo ...

U: ah, io sono a Firenze Massimo ...

R: non rientrate, di qua?

U: prima con lui, lo devo eh no, non rientro, io devo parlare prima ringraziare ...

R: io vi faccio parlare domani con lui, non ci sono problemi, adesso no perchè sono a Rimini e sto facendo altri servizi, ma io domani mattina che devo andare a vedere questo fatto che già vi ho detto delle case ...

U: sai qual' è il problema che mi sta dando fastidio, la presa in giro Massimo ...

R: ma non vi prende in giro, sinceramente adesso

U: no ...

R: aspettate vi posso dire una cosa io ...

U: eh ...

R: personalmente se voi prima pensavate che lui vi poteva prendere per il culo può darsi, ma adesso che ci sono io in mezzo no vi prende in giro con tutti il rispetto che vi voglio ...

U: ah, Massimo ...

R: adesso che sono io in mezzo a voi non vi prende in giro state ben sicuro ...

U: Massimo ha cambiato il numero di telefono, non mi risponde più al numero di telefono e tu hai un altro numero ...

R: allora io domattina che lo vedo, perchè Giuseppe è stato fino alle 13.30 in ospedale perchè gli usciva il sangue dalla bocca veramente, perchè stamattina anche io, stamattina mi doveva firmare delle carte dal notaio e dovevamo vedere anche la situazione delle case e dovevo tirare fuori anche 4-5000 euro per fare intestare le case a mio nome, attenzione cioè hai capito o no ...

U: ho capito ...

R: i soldi del notaio questi nemmeno ce li ha, li devo tirare fuori io i soldi, io li tiro fuori volentieri per le cose buone però ...

U: è normale ...

R: allora se mi date fino a domani mattina, verso mezzogiorno io vi chiamo in suo presenza e vi faccio parlare direttamente con lui e vi faccio sapere anche io a che punto sto, perchè se mi prendo qualcosa io, se io mi intesto qualcosa, io faccio una donazione anche a voi di trentamila euro come faccio io perchè lui me li deve donare a me la casa, avete capito?

U: Massimo ...

R: dite, dite ...

U: una cosa voglio, per carità io voglio che in mezzo a questa cosa, attenzione, vi dovete mettere da parte, da parte in che senso, a modo mio ...

R: eh ...

U: fammi questa cortesia ...

R: eh, a modo vostro ...

U: a modo mio, se mi rispetti mettiti un attimo da parte, lascialo perdere perchè lui, deve vedersela lui Massimo ...

R: oh zio quello adesso sta anche male fisicamente attenzione ...

U:per me può anche morire Massimo ...

R: anche per me deve morire però deve darci prima i soldi a noi, attenzione, ci deve dare prima i soldi a noi e poi può morire che ce ne importa, oh zio mi sentite domani verso mezzogiorno vi chiamo e vi faccio chiamare parlare anche con lui, va bene ...

U: va benissimo ...

R: un abbraccio …

 

La conversazione non ha sicuramente bisogno di interpretazioni, tanto è chiara e comprensibile. Ma a proposito di questa vicenda, il dato più preoccupante si ricava in realtà da ciò che traspare tra righe e quel che non viene detto (o meglio, lo si accenna a malapena in un altro passo). A parte, infatti, il manifesto interesse del sodalizio nell’acquisire immobili dei propri debitori, nulla si dice invece – rispetto a quanto si legge – della vera identità del fantomatico “Zio Pio” (qualcuno ha letto Romanzo Criminale?), ai quali Romaniello e Ripoli si rivolgono con rispetto, dando persino del “voi”. Già questo sarebbe sufficiente per tenere a mente che in futuro all’indagine Mirror seguiranno diversi (e interessanti) sviluppi, in particolar modo in relazione a questi sedicenti finanziatori occulti. Se non fosse che lo stesso GIP, alcune centinaia di pagine successive, ne fa espressa menzione, quando – parlando dell’episodio dei night-club romagnoli e della figura di Romaniello – fa riferimento senza tentennamento alcuno ad una famiglia”a cui lo stesso deve rendere conto e per la quale si fa ambasciatore nella medesima vicenda dei locali notturni della Riviera. “Se ne occuperanno successive indagini”, scrive lapidario il GIP Di Rienzo. In sintesi: non è assolutamente finita qui, cari riminesi.

 

 

I primi passi: il Ristorante “Zodiaco” di Miramare e il sindacato della camorra

 

Ristorante Zodiaco_Miramare

Procedendo oltre, nella lunga ordinanza si da poi conto di una circostanza fortuita – una conversazione tra Ripoli e un altro uomo, captata durante un'intercettazione tra lo stesso Ripoli e Romaniello – che permette agli investigatori di individuare un altro caso di tentata estorsione avvenuto tempo prima a Rimini, in zona Miramare.L'episodio risale al dicembre 2010, data in cui l'aversano Michele Diana (classe 1973) si sarebbe recato in due occasioni, assieme a Massimiliano Romaniello ed ad un altro soggetto, presso il ristorante Lo Zodiaco di Miramare, allo scopo di estorcere denaro ai proprietari.

La vicenda, attualmente in fase dibattimentale davanti al Tribunale di Rimini (ne abbiamo parlato QUI), riguarda sostanzialmente la richiesta di denaro avanzata dal duo Diana - Romaniello, allora presentatisi ai gestori, i fratelli De Luca, come "sindacato di Iocca Silvana", per un presunto lavoro di cameriera mai retribuito alla donna. Sentito all'epoca dai Carabinieri, uno dei fratelli titolari dell'attività di ristorazione sita a Miramare dichiarava: Ricordo che la sera del 13.12.2010, si presentavano presso il nostro ristorante denominato lo Zodiaco, tre individui con la pretesa di trecento euro per conto della Iocca Silvana. Affermavano che erano del suo comitato. Quella sera io ho parlato con uno dei tre; era quello più piccolo che parlava con accento marcatamente napoletano ed è stato quello che mi ha detto nella discussione sempre riferita alla pretesa del denaro “stai zitto che ti metto il cazzo in bocca” io ho solo cercato di calmare gli animi dicendo che c’era in corso una causa e che la Iocca Silvana non aveva mai lavorato presso il nostro ristorante. Questo napoletano, era alto 170 cm., capelli corti corporatura normale. Mentre gli altri due erano molto più grossi. Con la persona detta il “Cinese” invece ho parlato la sera del 18.12.2010 quando si è ripresentato con un altro dei tre; non c’era il napoletano piccolino. La pretesa era sempre quella di avere 300 euro per la Iocca Silvane ed il tono era sempre arrogante. Ricordo che mi diceva che già era la seconda volta che venivano. Ho rivisto il cinese una terza volta sempre all’interno del nostro ristorante ma costui ha parlato solo con mio fratello Francesco e quest’ultimo mi ha riferito che chiedeva informazioni su chi aveva fatto una denuncia contro di lui. Mio fratello mi disse che era stato sul vago…”.

La somma pretesa dal duo è assolutamente ridicola, ma la vicenda interessa non poco perché utile a rilevare - da una parte - come Romaniello fosse attivo in territorio riminese già nel 2010, dall'altra come – e lo sottoscriviamo fino allo sfinimento - non cedere alle minacce e denunciare sia sempre la soluzione migliore. Infatti, a fronte del rifiuto di pagare, poco a poco Romaniello e Diana cedono e si defilano. 

 

Le riunioni di condominio, l'affair del “vino” e quello di Milano

 

 

 

Come anticipato nel primo approfondimento, ogniqualvolta il gruppo formato dai vari Ripoli, Romaniello, Cavaliere, Ausili e Zavanaiu (più altri soggetti) riscontra un problema, un “intoppo” nel corso dei loro affari illeciti – dalle truffe all'evasione dell'IVA passando per il recupero crediti – è solito “convocare” sedicenti “riunioni di condominio” presso gli uffici della HERISSON al Gros di Rimini, riunioni che si rivelano essere in realtà veri e propri incontri finalizzati a pianificare le strategie criminali da adottare...ma non solo. In quegli uffici si discute di come risolvere problemi con soggetti che compiono azioni non gradite al gruppo (come accade per esempio ad un tale Graziano, che viene infatti percosso), del recupero crediti ai danni di imprenditori edili riccionesi e non (F. P., amministratore di alcune società operanti in riviera nel settore dell'edilizia, e A. G., originario di Foggia), delle intimidazioni nei confronti di intermediari inizialmente a disposizione del sodalizio (e poi tiratisi indietro), ma soprattutto si pianifica come entrare in nuovi e sempre più lucrosi affari, spesso al confine tra illecito e lecito..o perlomeno, tale dovevano apparire (nel corso di un'intercettazione telefonica del 22.06.2012, col timore di essere scoperti, Ripoli domanda ad Ausili quale versione di comodo concordare circa un non meglio precisato affare del vino:“Lambè, ascolta un attimo ... se a noi ci dovessero fermare ... se ci dovessero fermare a noi, chiamare ... che rapporti avete con Lamberto? Possiamo dire il fatto del vino ... è regolare o no?... “

 

L'affare del vino nient'altro è che l'ennesima evoluzione criminale del gruppo, che dalle false fatturazioni alle false fatturazioni, ora vorrebbe passare alle truffe nel settore delle accise. In particolare, facendosi accreditare quali soggetti autorizzati a commerciare alcool, così da agire in sospensione di imposta. Referente dell'affare, per il più volte evocato principio dell'autonomia del gruppo (ognuno era più o meno libero di aprirsi nuovi spazi, sempre che non minassero gli interessi comuni dell'organizzazione) sarebbe stato Ausili, il quale proprio per realizzare tale proposito assumeva la carica di rappresentante legale del Consorzio Ambro Società Cooperativa avente sede legale in Milano in via Calvi Pietro 25 attività avente ad oggetto movimento merci e trasporti terrestri. Dalle intercettazioni emergevano tuttavia diversi problemi: l'attesa per i documenti relativi ad un'ulteriore nuova società da utilizzare per compiere le truffe e l'aspirazione di Romaniello ad entrare anch'egli nell'affare.

 

Si poneva poi un'ulteriore questione: una donna, all'interno del Consorzio Ambro, sotto estorsione da parte del gruppo, ma pare “appartenente” anche ad altri sedicenti camorristi operanti su Milano. Cavaliere non si dice preoccupato, perchè i soldi “andavano fatti lo stesso”. E' una fase di fibrillazione per il gruppo, dove motivi di dissidi e rispettive ambizioni emergono prepotentemente, così come la mancanza di fiducia verso alcuni membri del sodalizio. C'è chi non aspetta altro per “litigare”, chi – come Zavanaiu – cerca invece di riportare la pace, affermando che gli affari verranno fatti tutti assieme.

 

"...te lo dico un'altra volta ... è un lavoro sano, pulito! Perchè ci stai prendendo in giro? Mica posso dire che il lavoro di Milano abbiamo lasciato tutto perchè non era un lavoro tuo! ... Io sono un uomo, glielo dico ... io gli dovrei sputare in faccia ... e dire ... guarda che il lavoro di Milano i 10.000 euro ... non era il tuo, ma era il suo...”

"il discorso è che in società il lavoro è di tutti ... è comune e anche suo!”

Interviene Zavanaiu: "infatti il lavoro è di tutti ... ma se in parte uno rovina il lavoro, automaticamente..cioè..non mangia lui, non fa mangiare gl'altri! Allora vattene ... vattene da un'altra parte, scusa eh!

Zavanaiu prosegue ... "no, guardiamoci negli occhi ... e parliamo ... se no guardiamoci negli occhi e parliamo!"

Si intuisce che – per il bene comune – nonostante le palesate frizioni, ognuno mostra (oppure dissimula) intenzione di riallacciare i rapporti e proseguire di comune accordo con tutti gli affari. Conclude infatti Romaniello: "quando succedono queste cose qua ... la cosa più bella, viene...la famiglia, ti chiama! La famiglia è famiglia! Ci serve il rapporto!"

 

Comunque sia, la volontà è quella di andare avanti, come dimostra la conversazione intercettata agli interni degli uffici della Herisson al GROS di Rimini, dove Cavaliere ed Ausili spiegano ad una donna, la quale avrebbe dovuto intestarsi fittiziamente la nuova società, i dettagli dell'operazione: "…noi iniziamo a lavorare ... siccome corrompiamo delle persone ... qui i rischi non ce ne sono! In pratica il rischio qual'è! Quelli che non gira la merce ... perchè, se no per esempio ... non rimane niente ... li, quindi non so ... ma noi, per evitare anche questo ... corrompiamo il doganiere che ci manda ...". Accorgendosi poi che il termine “corruzione” sarebbe potuto sembrare troppo duro, lo stesso Ausili si affretta a precisare, addolcendo la pillola: "non è che la facciamo sporca capito, cioè! Noi paghiamo tutto ... no, solo che non gira la merce ... quindi, loro ci contesteranno perchè non gira la merce! Siamo implicati per favorire l'evasione ad un altro Stato"

 

 

La spedizione punitiva a Cattolica

 

Indagati_Mirror

 

 

Ma i veri specialisti del gruppo per quanto riguarda le attività estorsive sembrano essere i membri della famiglia Cavaliere, padre e figlio. Cavaliere senior, in particolare, vanta un curriculum criminale di tutto rispetto (..“vanta un discreto trascorso criminale”): precedenti di polizia e arresti per porto abusivo e detenzione di armi, falsa attestazione a p.u. sull’identità, falsi in genere, stupefacenti, associazione finalizzata al traffico di stupefacente, già sottoposto alla sorveglianza speciale. Sul piatto ci sono 5.000 €, poca roba, comunque sufficienti a far protestare la società riminese (sede in via Euterpe) Monos Tech srl di Ausili, dietro alla quale si cela – come detto – la Herisson di Zio Mario (Cavaliere), circostanza immediatamente deducibile dalle intercettazioni telefoniche (16.03.2012 CAVALIERE MARIO: “se me protestano la società io lo ... lo … non so quello che cazzo succede...”). Evidentemente nè zio Mario nè Ausili riescono a risolvere il problema con le buone maniere, così – per evitare che la situazione precipiti e la società venga protestata – il 19 marzo 2012 Zio Mario invita il figlio (Simone) ed un altro soggetto - tale Kader - ad andare a bastonare tale A.P., per fargli capire chiaramente come stanno le cose (“eh ok…dagli un’altra mazzata pure tu…”, “…portatelo insieme a voi…fino a che non vi risolve il problema"). Infine riescono a individuare la vittima nei pressi del McDonald's di Cattolica: partono le telefonate e si organizza la spedizione per “fare il servizio a zio Mario”. Il gruppo (Zavanaiu, Cavaliere Simone, Tardio, Ripoli e Romaniello) si muove, arrivano fino all'abitazione di P. a Cattolica, ma non lo trovano. Sulla via di casa, vengono a conoscenza del fatto che P. ha dato appuntamento a Cavaliere Simone al bar "Amore mio"di Cattolica, per consegnarli l'assegno. Ma qualcosa va storto, perché poco dopo Cavaliere jr. richiama il padre, informandolo che P. si è presentato al bar con altri soggetti che gli hanno "tirato la giacchetta". Immediatamente parte il giro di telefonate per prestare soccorso al figlio. Viene sentito anche Giulianini, il quale coinvolge un suo amico, un tale Antonio che si presenta in questi toni:


A: si, ammazzate oh, so forti questi, oh! So forti, in 300 arrivano, noi ce ne ... e noi bastiamo in 3 … con gli accompagnatori nostri, noi bastiamo in 3 con gli accompagnatori nostri! Mi hai già capito Mario? Mi hai già capito? Mario io vengo da ... io vengo da San Basilio … hai capito? Capito?

C: ok, vai ...

A: va bè non ti stare a preoccupare mò … ci … ce pensiamo noi, tuo figlio come si chiama?

C: Simone ...

A: Simone, va bè ...

C: stanno al Bar Amore Mio ...

A: non te preò ... non te preò ... (incomprensibile) ... penso che non c'ho bisogno … lo becco io Simone, non ti stare a preoccupà va bene? Ok? D'accordo? Non te sta a preoccupà … te lo proteggo io tuo figlio, ok?

C: guarda che ci stanno andà anche degli amici miei già la ...

A: non ti sta a preoccupà … che mò ci pensiamo pure noi, non ti preoccupà! Loro vengono in 300 e noi andiamo in tre accompagnati però! Capisci? Va bene?


Ma il paventato intervento di tale Antonio non ha conseguenze concrete, anche perché poco dopo un'altra conversazione intercettata tra Cavaliere padre e figlio fa capire che in tutto ciò è invece intervenuto il solito Romaniello.

 

Cavaliere Mario: che gli ha detto?

S: gli ha detto che domani alle dieci gli deve portare tutti i soldi … tutti i soldi domani alle dieci … io ti aspetto al bar, mi devi portare tutti i soldi … si è cagato in mano, si è cagato in mano!

M: e che gli ha detto?

S: eh ...

M: che gli ha detto?

S: ah ... papà hanno parlato tre minuti loro … tre minuti, tre minuti … poi tu gli hai detto che mi ha messo le mani addosso! Massimo era partito subito! Ha detto … gli ha detto … “tu hai messo le mani addosso a lui! Ma tu lo sai chi è? Ma tu che cazzo pensi di essere?"…

M: gli ha dato qualche pizza in faccia?

S: gli ha dato due o tre scoppoloni dietro la schiena … quando gli ha detto … “pom pom … tu domani mi porti tredicimila euro intanto!”…

 

Che la spedizione punitiva avesse dato i suoi frutti lo si deduce dalle intercettazioni captate da quel momento in avanti. Romaniello aveva affermato di essere uno “scissionista”, precisando che “i soldi appartenevano agli scissionisti” e gli aveva altresì fatto intendere di essere armato, minacciando di sparare ed ammazzare tutti. 

Ma per P. i guai non sono finiti, perché è ancora in possesso del titolo di credito che potrebbe mettere in difficoltà il gruppo criminale. Inizia quindi la ricerca di P. (al quale partecipa anche il pugliese Franco Tardio detto “Settecollane”), che tuttavia si dà – come si suol dire – alla fuga. Per sfuggire alle pretese del gruppo criminale, scappa infatti in Puglia. Esemplare, anche in questo caso, la riflessione del GIP di Rimini, ad illustrare le dinamiche relazionali di questa complessa quanto inquietante vicenda.

 

Nel passaggio da padre a figlio si impara perfettamente come ci si deve comportare.

Quindi vi è chi decide semplicemente di auto esiliarsi per non incontrare la strada dei napoletani, vi è chi accetta le regole del gioco, evitando così fastidi e problemi, vi è chi va anche oltre, intessendo rapporti che esorbitano gli ordinari rapporti lavorativi.

Quello che è certo è che la presenza del consorzio criminale è perfettamente nota a tutti, che essa esercita una reale intimidazione permanente e che induce evidenti atteggiamenti di omertà anche in chi ne è vittima ( P. A., infatti, è stato chiamato dai militari e certamente non si è presentato spontaneamente; il padre è molto evasivo e si vede bene dal non fare alcun nome).

Se poi qualcuno dimentica le regole, gli appostamenti, le percosse, gli agguati e le minacce di morte, rese credibili dall’uso delle armi, sono un buon metodo per richiamare la memoria.”

 

 


”Aggressione? No, sono scivolati i bancali...”

 

Estorsione_Mirror_Rimini

 

In conclusione di questa rassegna di estorsioni ad opera del gruppo Cavaliere, Romaniello & Co., non può mancare l'episodio emblematico dell'aprile 2012. Il teatro è sempre la riviera romagnola, negli ormai noti uffici situati all'interno del GROS di Rimini. Il tutto nasce dall'ennesimo interesse da parte del sodalizio nel ricercare nuovi “canali” commerciali, coinvolgendo a loro modo soggetti che potessero esser loro utili. Dopo aver identificato un potenziale candidato, un imprenditore della provincia di Ravenna, ne captano le informazioni utili anche grazie al contributo di un riminese già coinvolto quale vittima nell'indagine VulcanoII.

La “vittima” viene dunque raggiunta nel paese dove lavora, in provincia di Ravenna, e gli viene richiesto di “pagare” in quanto debitore nei confronti di Nardini.(“Tu devi pagare, tu hai un debito con Edo continuando a chiedermi denaro per un presunto debito; nel corso della conversazione, facevano riferimento al mio lavoro che andava bene per cui avrei dovuto pagarli”). Nel tentativo di capire di cosa si trattasse, l'imprenditore contatta Nardini, ma non ottiene che risposte vaghe. Viene allora fissato un incontro presso gli uffici della Herisson, al quale D. si presenta assieme ad un accompagnatore, che lo attende in auto. Questo il racconto dell'imprenditore circa quel che accadde quella sera a Rimini:

Nel pomeriggio, verso le ore 18 sono arrivato alla ditta del NARDINI che si trova nella zona commerciale “GROSS” e fuori ho visto che c’era solo uno dei napoletani che mi aspettava e dopo cinque minuti sono arrivati gli altri 4, tra i quali il capo ed il sig Edo Nardini; non ho visto come sono arrivati perché io ero già dentro alla ditta. Quando Edo e gli altri sono entrati, il capo insisteva a farmi salire al primo piano della ditta ma io mi rifiutavo e gli rispondevo che saremmo rimasti al piano terra, lui era molto insistente ma io che già capivo che c’era qualcosa di strano mi sono rifiutato. Ho chiesto a Edo cosa volessero quelle persone e per tutta risposta mi sono arrivati subito due schiaffoni in faccia dal capo dei napoletani schiaffi che mi hanno intontito poi ha iniziato a picchiarmi alchè io ho reagito spingendolo contro il muro ma a quel punto sono intervenuti gli altri e ho sentito che mi colpivano da tutte le parti, allora ho iniziato a scappare verso l’uscita fortunatamente ha le porte scorrevoli sono andato in ufficio di fronte chiedendo aiuto...”

Quello che io ritengo fosse il capo, parlava in dialetto napoletano marcato e stretto, veniva chiamato dai complici con il nome di “Massimo o Max”. E’ stato proprio Massimo il primo a colpirmi violentemente. Preciso che mi ha sferrato alcuni colpi in faccia urlandomi in dialetto napoletano, ma ho potuto comprendere che mi urlava” TI AMMAZZO…TI UCCIDO… LA FAMIGLIA…TI TAGLIO”. Ho tentato invano di difendermi perchè qualcuno dei tre, dalle spalle ha iniziato a colpirmi con violenza.”

Non avrei mai pensato che mi potessero aggredire e se ripenso a quello che è accaduto mi ritengo fortunato ad essere riuscito a scappare dall’ufficio di Edo, se non ci fossero state le porte scorrevoli, vista la ferocia con la quale mi hanno picchiato sarei sicuramente finito all’ospedale”

L'episodio è senza dubbio gravissimo e dimostra senza possibilità di smentita come il ricorso alla violenza da parte di tutti i membri dell'organizzazione non fosse disdegnato. L'intento era dunque quello di convincere l'imprenditore a collaborare con loro, diventando prestanome per affari illeciti non meglio precisati. Al rifiuto dello stesso, però, non lesinano le maniere forti, adottate in una zona nevralgica dell'economia riminese. Da osservare, peraltro, che il suo stesso accompagnatore, che in seguito – nell'operazione di “salvataggio” - gli consiglia di non denunciare (“SE FAI DENUNCIA TI SCAVI LA FOSSA DA SOLO -E/O- HANNO DETTO SE VAI A FARE DENUNCIA TI SCAVI LA FOSSA DA SOLO”), in realtà come captato durante precedente organizzazione, non risparmia a Zavanaiu & co informazioni preziose sulla situazione reddituale dell'imprenditore (“ha tre ville..”). Inizialmente la vittima decide di non denunciare, ha paura. Tant'è che al successivo controllo presso il casello di Rimini Sud da parte dei Carabinieri, lo stesso si giustifica affermando che gli erano caduti addosso dei bancali, nonostante l'evidente viso tumefatto e grondante di sangue. Poi, però, cambia idea. A quel punto, intimoriti per l'eventuale denuncia alle Forze dell'Ordine, che inevitabilmente avrebbe generato successivi controlli nei loro confronti, i membri del sodalizio incaricano la “vittima” Nardini di contattare l'imprenditore e fargli cambiare idea. La conversazione intercettata è preziosa, perché fa comprendere immediatamente l'ambiguità del rapporto che lega Nardini all'organizzazione, così come le dinamiche che regolano, in generale, il rapporto imprenditore-estorsori, alla luce di evidenti condotte non proprio trasparenti delle vittime prescelte.

NARDINI: hai capito provo ... cioè quindi fai per evitare … sai cerco sempre di … sempre di sistemare … ogni tanto vengono bum … e vengono bum … e vengono bum … poi dopo non so … loro sono andati appunto là! Da Lamberto (ndr: AUSILI Lamberto), Mario (ndr: CAVALIERE Mario) … da loro … anche loro è gente … guarda, lascia stare … non so … guarda cosa dirti! Però non so io … cioè! Proviamoci … non so troviamo una cosa comune … boh … (sospiro) … promettiamogli qualche cosa non so …

D. no … no, no … io gli ho promesso che li denuncio io! Quello che gli posso promettere..

NARDINI: si?

D.: e con tutta la Questura … che conosco … e con tutti i Carabinieri che conosco! Capito?

NARDINI: (incomprensibile) …

D.: Smuo ... smuovo un vespaio! Che te non ne hai un'idea … capito?

NARDINI: ah, ma me l'immagino …

D.: smuovo un vespaio … mo smuovo un vespaio … che te non ne hai un'idea … hai capito?

NARDINI: no, no …

D.: t'ho chiamato proprio per dire … per dire … cosa faccio li denuncio, non li denuncio?

NARDINI: io guarda ti dico la verità …

D.: t'ho chiamato per dire … cosa faccio Edo? Li denuncio o no? Perchè li denuncio … dopo vengono a contattare i Carabinieri … dopo gli deve dare il nome, i cognomi …

NARDINI: ma si … è per quello capito? Poi dopo ... dopo ... non ce la … non ce la sfiniamo più, Capito? Non la finiamo più … però io, oh … ascolta … dimmi te quello che dobbiamo fare … io cioè, hai capito? Anche perchè non ce la faccio più, capito ? Io fino adesso ho sistemato … ho fatto qualcuno … m'ha consigliato … sono andato da qualche amico … m'ha detto … “ma si dagli qualche cosa dopo un po’” … capito ... eh …

D.: ma te … te sai … se gli dai … se gli dai … se gli dai 10 euro …

NARDINI: … (sospiro) …

D. domani ne vogliono 1000! Poi ne vogliono 2000! Dì? Ma stai scherzando?

NARDINI: (sospiro) … è così bravo! E’ proprio … è proprio così ... io adesso …

D.: ma no, ma non esiste … non esiste!

NARDINI: cioè … io dopo … a un certo punto ho detto … "Ragazzi io ... cioè voglio dire ... più di così insomma … è un anno e mezzo che non lavoro … ho avuto problemi con tutti” … per dire ...

D.: io per quello che posso fare è denunciarli! Io quello che posso fare è denunciarli, ma non gli dò neanche un euro! Ma neanche, ma non … ma non esiste! Ma stiamo scherzando! Loro … devo andare a lavorare come van … come andiamo a lavorar tutti …

NARDINI: no no, ma te hai ragione perfettamente! Io lo sai …

 

NARDINI: ma no, ma poi … visto cioè … hai capito? Parte cioè … hai capito? Quanto eh … e gli ho detto … "oh … ascolta, ma te non lo sai … non lo conosci … questo settore” … gli dico … “questo è un settore particolare!” … cioè, hai capito? Ma poi gliel'ho detto un sacco di volte … io dico … “non è che voi venite avanti e indietro qui al Gros … che pensate che è una passeggiata … qui ci sono tutte le … le microcamere! Ci son le cose … in alto viene controllato!” … capito? “Ci sono in borghese … fanno avanti e indietro” … cioè voglio dire … io non voglio … cioè io ho cambiato posto per entrare … per fare qualcosa di diverso … e sto delle volte senza lavorare pur di evitare! E poi invece … hai capito? Mi ritrovo questa gente qui … però io spero solo che basti, insomma … o sennò trovare una formula … e dire … “oh quanto … quanto ti devo dare 5.000,00 euro?” … Bon cioè … te le dò e basta … cioè basta … che non mi rompete più …

D.: ma te li devi denunciare! Anche te li devi denunciare! Anche te … te li devi denunciare!

NARDINI: ma io ho paura delle ritorsioni! Perchè m'han detto che è tutta gente che dopo te ne mandano cento! Ma io posso stare con l'ansia che arrivo a casa … mio figlio è in giro … dai! Io non gliela faccio! Dai, perchè questa è gente vigliacca! Hai capito qual'è il problema? Cioè se uno litiga … cioè una cosa o un'altra ... un euro ci mettiamo d'accordo … cioè voglio dire la sistemiamo! Ma questa gente qui, è gente vigliacca! Hai capito? (Incomprensibile) … e poi è gente … la galera Massimo! Non so quante ne ha fatte … hai capito? E' questo il problema … vengono su … che li mandano … non so questi capì? Io non so se loro son … capì? Chi sono … capito? Oppure se tu indirettamente … non so Pio … hai modo di contattarlo? Di vederlo? Per capire que ...

NARDINI: per coinvolgere anche delle persone che … cioè voglio dire … se effettivamente dicono di essere i capi … voglio dire bisognerà che ... eh, non so … cioè che facciano qualche cosa … io cioè … ti dico la verità! Basta! Io non so più neanche ormai … cioè tutto quello che gli potevo dare gliel'ho dato! Adesso non c'è non ce la faccio neanche più! Capito? Poi ti condizionano … eccetera … dai, io voglio star sereno! Dai ... magari preferisco mangiare un piatto … una cipolla, ma …

D.: ah ma … (incomprensibile) … è logico ... infatti …

NARDINI: ma questa guarda è gente … io ti dico la verità … è un anno che … cioè mi stanno facendo … mi stanno massacrando! Hai capito? Tra tutti i problemi che ho avuto … perchè sai … sono arrivati addosso … hai capito ? Ormai in tutte le maniere … e quello e l'altro …

NARDINI: fammi sapere io cioè a ... io guarda non ce la faccio … non saprei neanche cosa consigliarti … hai capito? Vedi … vedi te quello che ritieni più giusto … io non ti voglio condizionare … hai capito? Perchè io fino adesso ho subito … e dico, eh … prima ... pronto?

DEUTSCH: si, si …

NARDINI: eh prima o dopo dì chiudere stò cerchio piano piano … capito? Ogni tanto gli dò qualcosa … e così me li son tolti di dosso … per cui boh … non so …

 

Il sistema di controllo...nella civilissima Ravenna e nella produttiva Rimini

 

Mafia Emilia-Romagna

 

 

Ciò che emerge, da questa carrellata - comunque parziale di episodi estorsivi è “l'esistenza di un vero e proprio sistema di controllo capillare di determinati settori di impresa; settori che partono nelle società che si occupano di scambi con l’Estero ( San Marino- Romania- Austria) e che si prolungano fino ad investire la collocazione sul mercato di prodotti depurati da tasse IVA e accise.

Ma cosa significa “controllo”? Lo spiega in termini chiarissimi il GIP nell'ordinanza, senza possibilità di equivocare.

Controllo” vuole dire che gli operatori economici, ordinariamente attivi in questi settori, sanno che devono tenere presente certi equilibri, che ad alcune persone non si possono dare risposte negative, che la scelta del partner economico non sempre è rimessa alla logica del libero mercato. Chi sbaglia a muoversi in questa delicatissima rete di rapporti ne subisce le conseguenze e lo fa rigorosamente in silenzio: la vittima “tipo” ha chiari sospetti, immagina bene quale possa essere stata la serie causale determinatrice di tali sfortunati eventi ma si guarda altrettanto bene dall’esternare queste idee alle forze dell’ordine. D.P. non ha raccontato tutto o meglio, non ha raccontato ciò che lui e Nardini Alfredo si sono detti quella sera. Evidentemente il timore di più forti ed ulteriori rappresaglie è maggiore della fiducia che si ripone in iniziative repressive della autorità giudiziaria. Evidentemente, anche nella civilissima Ravenna e nella produttiva Rimini è assai viva una presenza che fa ombra all’autorità dello Stato. Sia chiaro, chi scrive non dimentica che Nardini Alfredo è, a sua volta, una vittima. Ma ciò non sposta di una virgola la predetta conclusione. Il fatto che l’imprenditore sia colluso, non vuole dire che non debba fare i conti con il potenziale di intimidazione della associazione. L'imprenditore colluso comunque non ha libertà nella scelta dei suoi partners; e quando egli manca di rispettare il patto fondativo della alleanza, il richiamo giunge immediato e perentorio. La differenza con l’imprenditore vittima e che egli subisce la violenza del gruppo, senza trarne alcuna utilità; l’imprenditore colluso, invece, decide di convivere con la imposizione che è chiamato a subire.

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Fine parte 3)

Il prossimo approfondimento sarà dedicato agli episodi relativi al controllo dei night-club della Riviera.

 

Patrick Wild

 

 

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