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Comunicato stampa - Confisca del Green Bar a Riccione: cosa fare? Il nostro punto di vista

 

Green Bar di Riccione 

Il provvedimento che ha portato alla confisca della società (la Ge.bar srl) che aveva in gestione il Green Bar nel pieno centro di Riccione pone due temi centrali, a nostro avviso, all’attenzione della cittadinanza e delle istituzioni.

In primo luogo è necessario riscontrare come tale provvedimento sia contestuale al patteggiamento di due anni di Salvatore Castaldo per tentata estorsione, aggravata dall’uso dell’arma. Estorsioni, usura e racket nel nostro territorio sono in costante aumento, seppure questo non sembra trasparire dalle denunce presentate alle Forze dell’Ordine; già con l’operazioni avvenute nell’ultimo triennio a Rimini è possibile notare che questi episodi sono molto più frequenti di quanto una certa retorica sul retroterra “sano” del nostro mondo imprenditoriale vuole far trasparire.

Il tutto senza menzionare la connivenza di quella zona grigia fatta di colletti bianchi pronti ad aiutare, consapevolmente, malviventi di ogni sorta nei loro intenti. Se c’è quindi un dato su cui le istituzioni dovrebbero riflettere è come tentare di arginare questi fenomeni: esempi positivi possono essere considerati i protocolli siglati tra la Prefettura e l’ABI per il contrasto all’usura. Ma i fondi stanziati appaino esigui in tempi di crisi del credito. Serve quindi più impegno a partire dalle associazioni di categoria al fine di monitorare il fenomeno, formare gli esercenti e incoraggiare gli stessi ad uscire da una spirale che è difficile disinnescare senza un aiuto esterno.

In secondo luogo, la confisca della società che aveva in gestione il Green Bar è contestuale ad altre, non mento importanti: i beni strumentali del bar, un motociclo, un’autovettura, ma soprattutto un garage e un appartamento siti nel centro di Riccione (in viale San Martino). Qui la volontà delle istituzioni (in particolare del Comune) di attivarsi è fondamentale al fine di sveltire le altrimenti lentissime procedure burocratiche dell’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati. Siamo del parere che sia necessario che la nuova amministrazione riccionese prenda da subito una posizione precisa e netta su queste tematiche, specie in un comune da sempre al centro di importanti interessi e nodi criminali, come testimoniano inequivocabilmente le indagini Vulcano, Mirror, Titano e Tie’s Friends (per citare le più eclatanti).



Salvatore Castaldo, titolare del Green Bar, assieme a concorrenti del Grande Fratello                                 (Salvatore Castaldo, titolare del Green Bar, assieme a concorrenti del Grande Fratello)
 

D’altronde non è nemmeno possibile mettere la testa sotto la sabbia, dimenticando che il salotto buono di Viale Ceccarini è stato teatro di vicende non meno importanti: il controllo delle bische da parte della ‘ndrangheta e più recentemente il traffico di cocaina della famiglia Cacace-Mazzerella ( i cui bene, siti a Riccione, sono anch’essi in via di confisca stando a quanto ci risulta). È dunque importante che il comune prenda immediatamente contatto con l’Agenzia Nazionale al fine di acquisire questi beni. Come associazione da tempo sensibile al tema dei beni confiscati, ci rendiamo disponibili a fornire la massima assistenza, qualora vi fosse la volontà politica di procedere.

Da tempo abbiamo denunciato le difficoltà burocratiche in cui determinati beni confiscati sono incorsi (Cattolica e Bellaria ad esempio). Con la volontà politica, tuttavia, è possibile venire a capo di tali situazioni: è successo a Bellaria e a Rimini, dove i beni confiscati (un ristorante e un appartamento rispettivamente) potranno a breve divenire parte integrante del panorama sociale dei Comuni attraverso due progetti attivati dalle amministrazioni. Non perdere tempo è quindi una necessità: per evitare che i beni finiscano nel dimenticatoio (e siano occupati magari dai vecchi affittuari) o più semplicemente per evitare che perdano di valore a causa del loro inutilizzo prolungato.

Gruppo Antimafia Pio La Torre


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