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Dossier Mirror pt. 2/Capitali mafiosi a Rimini: che problema c'è?


Di recente abbiamo iniziato ad approfondire alcuni degli aspetti più interessanti (molti dei quali trascurati dai quotidiani) contenuti nella maxi-indagine MIRROR dell'aprile 2013 e successivi sviluppi. QUI il primo approfondimento.

 

 

Operazione Machiavelli

 

L'indagine MACHIAVELLI, i due livelli e gli interessi convergenti che si saldano (nella produttiva Rimini)

Riavvolgiamo per un attimo il nastro per ripercorrere brevemente le tappe di quell'indagine condotta dalla Procura di Rimini e ribattezzata "MACHIAVELLI", a carico di AUSILI+26, che a gennaio 2013 porta a num5erosi arresti e a individuare un'associazione a delinquere finalizzata all'evasione fiscale e alla commissione di altri reati di natura tributaria. Stando a quanto ci dicono le indagini, protagoniste della vicenda sarebbero diverse società (Pocket Service Spa, Eurodigital, Due GI, New Punto e Linea) – alcune delle quali squisitamente "cartiere" (cioè fasulle) o comunque compiacenti – altre realmente operanti nel mercato – che servendosi della globalizzazione dei mercati e di spregiudicate tecniche criminali, venivano sostanzialmente utilizzate per frodare il pagamento delle imposteIn un primo momento, nel 2007-2008, attraverso le frodi carosello "semplici" con la Repubblica di San Marino, mentre dal 2009 in avanti proiettandosi sul mercato globale e interfacciandosi con numerosi Paesi esteri. La base dell'organizzazione, manco a dirlo, è situata proprio nella produttiva Rimini, dove Ausili, Liotti & co. hanno eletto domicilio (e sede legale per la maggior parte di queste società).

Il meccanismo è semplice, ma ben oliato: transito delle merci all'estero attraverso le società cartiere e immediato rientro in Italia, aggirando dunque – semplificando al massimo - il versamento dell'IVA. Un sistema a cui nel corso degli anni – e sfruttando il Monte Titano – hanno fatto ricorso in molti ( dall'Ordinanza si legge: "..Con ogni probabilità quello emerso nel corso di quel procedimento non era certamente l’unico cartello internazionale che operava in questo segmento di affari criminali ma era uno dei più rilevanti venuto in parte alla luce in quel particolare segmento di indagine..").

Era questo, in estrema sintesi (necessaria, parliamo di atti di centinaia di pagine), un procedimento penale che permetteva di cogliere la figura poliedrica di soggetti come Lamberto AUSILI o Paolo LIOTTI, capaci di muoversi con disinvoltura in un mare di scritture contabili, relazioni e società fittizie. Ma il quadro si aggravava ulteriormente – e qui si presti molta attenzione – nel momento in cui la partecipazione all'associazione si allargava con l'entrata in gioco, a titolo di "soci occulti", del lato marcamente violento del gruppo, quello composto dal Cavaliere (padre e figlio), Ripoli, Romaniello, Zavanaiu, Tardio e il giovane l'imprenditore cesenate Giulianini Wainer. Si crea a questo punto un nucleo coeso di soggetti accomunati da una progettualità condivisa, impegnati costantemente a programmare nuove iniziative: dalle frodi al recupero crediti, dalla gestione di attività nel settore ludico romagnolo al traffico di stupefacenti e armi. Come scrive il GIP nell'ordinanza, i contorni si fanno più sfumati e incerti: le due realtà associative – quella "commerciale" e quella criminale si fondono e si saldano in un rapporto interessi comuni, tale da non riuscire più a far comprendere dove finisca l'una ed inizi l'altra, quale sia l'attività principale dell'organizzazione criminale, quale quella accessoria.

Non è semplice capirlo, come non lo è stato nemmeno per i CC di Rimini e per i magistrati venire a capo di quel groviglio inestricabile di relazioni, affari illeciti, quote societarie, prestanome.

 

 

Arresti Mirror

 

 

I due volti del fenomeno criminale

Sono due universi lontani che si toccano e incontrano proprio qui, nel civilissmo e produttivo Nord. E così vengono a contatto eterogenee e complementari professionalità: da una parte l'esperienza di un Romaniello legato ai clan degli Scissionisti di Secondigliano, dall'altra quella di un giovane imprenditore ("senza scrupoli", lo definisce il magistrato) cesenate, Wainer Giulianini, titolare di quote societarie e perfettamente consapevole dei soggetti con cui ha che fare, in tutto e per tutto organico all'organizzazione, sia nel campo delle truffe che in quello delle minacce.

"E questi due volti del medesimo fenomeno criminale, in una logica di utile compartimentazione, sono destinati a non intersecarsi, se non nelle persone degli esponenti della presenza indagine che operano come ponte tra i due versanti. Dunque la faccia presentabile, rappresentata dai vari imprenditori che sembrano non contaminati da rapporti diretti e consapevoli con i vari Romaniello e Ripoli che maneggiano stupefacenti e pistole e non contratti di compravendita, né si presentano ai direttori di Banche.

Dall’altro lato, soggetti come D’ Agostino Francesco (ndr di cui scriveremo più avanti) e la pletora di avvocati, notai e commercialisti che ruotano intorno a lui, che gli consigliano come appropriarsi di complessi immobiliari in decozione nonché i suoi vari prestanomi al fine di rendere sempre evanescente il contatto tra il denaro ( frutto di reimpiego illecito) e le attività commerciali assorbite. Non mancano, poi, professionisti che supportano le scelte criminose di tali soggetti implementando e veicolando il loro immenso potere economico. Nondimeno, la coesistenza di questi due ambiti di interesse – se cosi si possono definire – e il segno principale della pericolosità del fenomeno criminale nel suo complesso. Da un lato vi è un controllo capillare del territorio da parte degli uomini dell’associazione ed un’accorta spartizione e delle aree di interesse."

 

 

Denaro sporco

 

 

 

Denaro mafioso? Ben venga! A Rimini pecunia non olet.

I luoghi comuni – si sa – sono duri a morire. A proposito della mafia, per esempio, tra i più longevi c'è stato quello secondo cui andavano considerate mafiose solo le persone, ma non i capitali. Oggi a molti sembrerà una sciocchezza sorpassata dalla Storia, tuttavia va ricordato che per lungo tempo si è trattato di un orientamento dominante anche all'interno di quella magistratura che al Nord si dimenticava di indagare anche e soprattutto sul denaro di provenienza mafiosa. E' così che imponenti flussi di capitali illeciti si sono riversati e sono stati ripuliti poco a poco nell'economia legale del centro-nord Italia, senza lasciar traccia e senza essere scalfiti dall'ombra di un'indagine. Ciò accadde anche, va riconosciuto, in assenza di strumenti adeguati per perseguire reati di riciclaggio e intestazioni fittizie di imprese e società. Sta di fatto che in determinati periodi storici intere fette di economia locale vennero inquinate e in un certo qual modo sostenute dall'ingresso di capitali illeciti e mafiosi. A Rimini e nell'intera riviera romagnola questo avvenì in proporzioni devastanti, per esempio, tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, in particolar modo nel settore turistico-alberghiero.

Gli anni passano e certe mode evidentemente non cambiano. A distanza di vent'anni sembra essere cambiato poco o niente, almeno stando all'analisi – impietosa ma veritiera - che ne fa il GIP Di Rienzo.

[...] Ma il Nord non è immune da queste dinamiche che sempre più ne regolano affari e geografie perché è il centro di investimenti mafiosi (dei casalesi, dei calabresi e dei siciliani poco importa). Un Nord troppo aperto a prendere capitali e a divenire cassaforte sicura del reinvestimento dei capitali illeciti. L’aspetto più insidioso della mafia imprenditrice è proprio l’apparente basso costo sociale derivante dalla sua esistenza e affermazione. [..]

 

 

Riviera romagnola

 

 

Denaro mafioso: ma in fondo qual è il problema?

Arrivati a questo punto, nella mente di chi legge sorge (perlomeno dovrebbe) spontaneo un interrogativo. Ma se il capitale mafioso entra nell'economia legale – in questo caso quella riminese/romagnola – non si crea allora una concorrenza sleale tale da far scattare malumori e denunce? Possibile che nessuno dica nulla? Insomma, per qualcheduno sarà pure un danno! Oppure no? La risposta a questi dubbi la troviamo – ancora una volta in termini cristallini e inequivocabili - nel proseguio della riflessione del GIP.

[...] Sì, è vero che l’attività dei vari night ed alberghi viene svolta attraverso pratiche usurarie e reimpiego di capitali illeciti; è vero che Ripoli, Zavanaiu e Romaniello sono soci (occulti) delle società che gestiscono i night; è vero che Giulianini Wainer è il prestanome di Cavaliere Mario ed Ausili Lamberto ma in fondo sono attività che richiamano, che danno lustro a questo territorio ed allora dove è il problema se gli utili finiscono anche ai finanziatori occulti ? Ecco che allora pare più conveniente convivere, piuttosto che combattere, accettare piuttosto che reagire.In fondo il posto c’è per tutti, basta sapere raggiungere – come dice Cavaliere- il giusto equilibrio. [...]

Spiegandola in altri termini (dialettali): con la mafia, qui, ci mangiano un po' tutti. E dove tutti ne godono, con le dovute proporzioni – territorio, operatori e imprese – non c'è alcun motivo per incrinare il sistema perfetto venutosi a creare. Non è nemmeno più una questione di omertà e di vittime silenti per timore di ripercussioni e violenze: ci troviamo ad un livello superiore e di fronte a un quadro ben più inquietante di reciproci interessi e di totale connivenza. Un sistema di cui con le operazioni Vulcano avevamo colto solo la punta. Come spiega in un altro passaggio lo stesso GIP Di Rienzo, d'altronde, c'è da restare allibiti perché teatro di queste vicende non sono uno sperduto paesino della locride, ma la fiorente Rimini. D'altra parte, se avvicinatosi anche casualmente ad ambienti mafiosi, il tessuto socio-economico locale inizia a ragionare in termini di costi-benefici, quale senso avrà mai parlare di anticorpi in un contesto irrimediabilmente compromesso?

 

 

DIA

 

  

Un sistema autonomo...e il Nord complice e connivente

L'equilibrio richiamato dal GIP non è però statico. Siamo in presenza di un'attività frenetica e capillare - che potremmo ben rappresentare con la figura dei vasi comunicanti – in costante movimento. I capitali non stagnano esclusivamente in un settore, ma vengono fatti circolare di continuo.

[...] Ma questo equilibrio – per quanto anch’esso intrinsecamente illegale – dimentica che le risorse dei vari Romaniello, Ripoli, Cavaliere, Ausili e D’Agostino vengono poi destinate anche ad alimentare il versante oscuro, pronto a riemergere alla prima necessità per riaffermare la primazia e autorevolezza della mafia imprenditrice, in un irresolubile circolo che si autoalimenta.

Questo è il Nord che si crede immune e invaso quando – invece- è sempre più spesso complice e connivente. Neanche a dire circa il fatto che questa associazione goda di una disponibilita strumentale completissima. Vi sono – per la parte imprenditoriale – società costitute ad hoc, con tanto di prestanome, professionisti sempre a disposizione (come l'ottimo Giulianini Wainer o Nardini Alfredo), mezzi e beni necessari per lo svolgimento dell’attivita di impresa, dipendenti e forza lavoro. Mentre – per la parte più “tradizionale” – vi e la disponibilita di armi e basi operative e accoliti pronti a svolgere ogni tipo di mansione. Il tutto, con una incredibile capacità di sopravvivenza ai rovesci momentanei. Vi è poi la parte più violenta, quella che fa proprio le estorsioni e le usure [...]

Torniamo all'origine, alla gigantesca farsa e al teatrino del Nord che pensa di essere "invaso" – da qui il ricorso diffuso al termine improprio e ingiustificato di "infiltrazioni mafiose" – quando in realtà è complice e connivente delle mafie. Terreno fertile che ha esso stesso contribuito a seminare per offrire la miglior accoglienza al braccio armato della violenza mafiosa. Quella cultura, invece, era già presente. Qui al Nord è sempre stata presente.

 

FINE II° PARTE
(Dopo aver analizzato brevemente le premesse, nel prossimo approfondimento si passerà ad una panoramica dei principali casi di estorsione enunciati in MIRROR)

 

Patrick Wild

 

 

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