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Al processo Vulcano i racconti sulle minacce di morte e i pestaggi

Categoria: Rimini
Pubblicato Venerdì, 18 Aprile 2014 13:23
Scritto da Patrick Wild
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Processo Vulcano

 

Sei ore. Tanto ha richiesto l'udienza di mercoledì 16 aprile del processo Vulcano, per il quale sono a processo 14 imputati con le accuse di estorsione ed usura aggravate dal metodo mafioso. Si torna in aula Falcone e Borsellino a Rimini, dopo il secondo buco nell'acqua dell'udienza precedente per mancanza di testimoni e altre questioni legate alle notifiche. Anche questa volta erano stati citati a testimoniare le vittime Burgagni e Grassi (entrambi resisi irreperibili, nonostante il primo – come segnala RTVSanMarino – si trovava in aula a San Marino il gioco precedente, per il processo sulla presunta corruzione nei cantieri), oltre all'avvocato-notaio sammarinese Livio Baciocchi. L'avvocato Caroli, legale di Zavoli, co-indagato con Baciocchi a Napoli per l'indagine Titano, ha dichiarato che nonostante l'ordine di cattura della magistratura italiana nei confronti di Baciocchi, quest'ultimo potrebbe anche presentarsi in udienza a maggio, in base all'esito del giudizio abbreviato che si terrà proprio per quell'indagine (associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e aggravata dal metodo mafioso, più altri reati) il prossimo 30 aprile.

Ad assistere all'udienza, assieme alle parti (tra cui SOS Impresa, unica parte civile costituita – circostanza non insignificante) e ai pochi giornalisti presenti (in ogni caso nessun altro cittadino/esterno presente) , ci sono anche gli occhi attenti di una trentina di studenti del Liceo "Ferrari" di Cesenatico, recentemente interessatisi all'approfondimento del diritto e al tema delle mafie in Emilia-Romagna. Un segnale importante, quest'ultimo, che trasmette un messaggio di forte interesse da parte delle scuole e delle giovani generazioni per questa tematica, in contro-tendenza rispetto ai decenni di silenzio tombale e indifferenza.

In aula presenti quasi tutti gli imputati, ormai già comparsi nelle precedenti udienze, a differenza di Gallo, Di Fonzo, Di Puorto e Zavoli, al momenti mai intervenuti.

Il primo a rispondere alle domande delle parti è il cattolichino Bruno Platone, che all'epoca (parliamo del febbraio 2011) venne inizialmente arrestato ed indagato per il primo filone investigativo di Vulcano. Platone, in seguito assolto con giudizio abbreviato durante l'udienza preliminare tenutasi a Bologna, ha riferito circa i suoi rapporti con alcuni degli imputati. In particolare, il testimone ha spiegato il suo ruolo nella vicenda relativa al debito contratto da Michel Burgagni (una delle tre vittime del processo) nei confronti di Leonardo Raimondi, l'altro imprenditore sammarinese a processo. I fatti risalgono al 2010, quando Platone risultava ancora titolare della concessionaria di San Marino MBClass (attività poi rientrata nell'altra indagine per la quale è ad oggi imputato lo stesso Platone, ovvero Criminal Minds). Platone ha ribadito di ignorare la natura del debito di Burgagni e che il suo ruolo è stato sostanzialmente quello di intermediario tra questo, Raimondi e i fratelli Luciano (Luigi già condannato a 4 anni e 4 mesi, Ernesto oggi a processo). Un ruolo ricoperto, secondo quanto riferito dallo stesso testimone, senza il ricorso a violenze, minacce o alla pretesa di 3.000 per la "commissione".

Dopo Platone è il turno del sammarinese Fabrizio Pregnolato, genero dell'imputato Roberto Zavoli (essendo compagno della figlia di questo, Lara Zavoli). Pregnolato ha raccontato innanzitutto la sua versione in merito ad uno degli episodi più noti e inquietanti della prima indagine Vulcano: il pestaggio avvenuto ai danni di Antonio Di Fonzo, in un capannone sito a San Marino, località Rovereta. Nell'ordinanza di custodia cautelare eseguita nel 2011 Burgagni raccontava di essere stato portato in quel luogo e costretto ad assistere al pestaggio di Di Fonzo da parte di Agostinelli e Sinatra, a titolo dimostrativo. "Succede così alla gente che si comporta male", avrebbero detto a Burgagni per mostargli che con lui non scherzavano. Interrogato su questa vicenda, Pregnolato ha precisato però di essere arrivato assieme a Roberto Zavoli, ma solo a fatto avvenuto. "Ho sentito solo delle urla...e ho visto un soggetto a terra, che mi sembrava Di Fonzo. Ce ne siamo andati via subito", ha dichiarato – sorridendo – Pregnolato. Il teste ha poi riferito di essere a conoscenza dell'attività di recupero crediti di Francesco Vallefuoco mediante le società ISES e del suo rapporto lavorativo con Roberto Zavoli. Una volta si è anche incontrato con lo stesso Vallefuoco, nei pressi della stazione di Rimini, circostanza in cui ha inoltre sentito il campano riferirsi ad alcuni incontri con dei "casalesi" per questioni di denaro. Inoltre, Pregnolato ha precisato di non sapere se in queste vicende debitorie c'entrassero o meno alcune villette (presumibilmente si faceva riferimento alle famose villette di Montegrimano, ritenute frutto di riciclaggio di denaro sporco dei casalesi. Ma delle villette non si è mai parlato in Vulcano I, bensì nelle altre indagini collegate e condotte da Napoli, Staffa e Titano), del fatto che in Fincapital Zavoli si rapportava (non avendo comunque alcun ruolo, a suo dire) con Livio Bacciocchi e Oriano Zonzini. Pregolato ha infine negato espressamente che il suo bar a San Marino – quel Mod's Cafè ampiamente già emerso anche negli atti della Commissione antimafia sammarinese – fosse divenuto di proprietà di Francesco Vallefuoco. "Il bar è mio, io ci ho pagato le tasse", ha così concluso Pregnolato.

 

 

Titano Vulcano Staffa

 

 

A sorpresa (era presente nella lista testi del Pm, ma non annunciata per l'udienza di oggi), come ultimo testimone della giornata è intervenuta Elena Shchegoleva, una delle tre vittime identificate in questo primo filone investigativo di VULCANO. La Shchegoleva, all'epoca compagna di Michel Burgagni (destinatario principale delle minacce e delle violenze dei suoi presunti aguzzini), ha risposto per diverse ore alle domande del Pubblico Ministero e dei difensori degli imputati, cercando di ricordare quanto già riversato a fiumi sui verbali dei magistrati di Bologna e Napoli. Ad oggi sicuramente la testimonianza più importante e sofferta, attraverso la quale si sono affrontati alcuni degli episodi centrali dell'indagine Vulcano (molti dei quali comuni al secondo troncone): dal rapporto con Francesco Agostinelli in Fincapital, alle minacce ricevute (riferite?) da questo nei confronti della coppia e dei loro figli, passando per le "visite" dei vari imputati nel suo negozio di abbigliamenti a Riccione. Una vicenda dai contorni ancora da definire, iniziata nella seconda metà del 2010, a seguito dei primi contatti della coppia Shchegoleva-Burgagni con Agostinelli, per un prestito richiesto di 100.000 € per il negozio "Le Desire" di Riccione, di proprietà della donna. Il prestito da Fincapital non arriverà mai (in realtà Agostinelli consiglia di non firmare, perché "quello è il metodo della gente criminale che poi ti toglie tutto", ma da quel momento nel negozio della Shchegoleva cominceranno a circolare "strani soggetti mai visti prima". "Mi ha rovinato, alla fine ci è riuscito..", ha dichiarato come teste la Shchegoleva, rivolgendosi al suo ex-compagno Michel Burgagni, facendo intendere che si è trovata in quella situazione a causa della grave situazione debitoria contratta dal Burgagni.. E infatti ai Giudici la donna ha confermato come questi soggetti avessero iniziato ad entrare ed uscire dalla boutique di Riccione con sempre maggiore frequenza. Vallefuoco, Maisto, Sinatra, Di Puorto (quest'ultimo dall'album fotografico). Entravano e prendevano abiti costosi (uno dei quali destinato alla moglie di "Peppe" Mariniello),pellicce, rolex di valore. Episodi che la donna ha ricordato, cercando di ordinare mentalmente quelle vicende per le quali anche i figli della coppia sono stati indicati come oggetto di esplicita minaccia.

"Si parlava spesso di Casalesi, sia Burgagni che Agostinelli. Eravamo al caffè Pascucci al porto di Riccione, noi due (ndr Burgagni) e Francesco Agostinelli...poi c'era questo discorso, Francesco (Agostinelli ndr) parlava di queste persone, altro che Casalesi, sono molto più pericolosi, buttano i bambini nell'acido. Ed io, avendo bambini, mi sono preoccupata..."

A seguito della dichiarazione della Shchegoleva, il Pm Cieri ha quindi letto quanto riferito in precedenza dalla donna in data 18 gennaio 2011, in merito a quella circostanza: "Verso le ore 12, mentre io e Michel ci trovavamo al Bar Pascucci di Riccione, arrivava Agostinelli che iniziava ad urlare pesantemente contro di lui: "Tu sei un morto che cammina, domani ti vengono a prelevare. Vuoi sapere come funziona? Prima tuo figlio, poi te! Ti facciamo firmare l'assicurazione sulla vita, vedi come firmi quando abbiamo tuo figlio. Ti mettiamo in clinica, ti spariamo e prendiamo 6 milioni di euro. Non sei nessuno! A noi interessa Elena e il suo negozio! Lei per noi è la gallina delle uova d'oro, il negozio sarà nostro, Elena lavorerà per noi e guadagnerà un sacco di soldi!"

 

Francesco Vallefuoco

 

Restano ancora da chiarire molti fatti, tra cui la reale natura dei rapporti con Francesco Agostinelli, con il quale la Shchegoleva ha mostrato di avere maggiore confidenza, come peraltro emerge dagli atti dell'indagine TITANO. Era in sua presenza, peraltro, che si è commentata la notizia dell'arresto del 17 novembre 2010 nei riguardi di Antonio IOVINE, vertice del clan dei casalesi.

Da segnalare come ad un certo punto il processo (e non solo questo) abbia rischiato di saltare, o perlomeno di perdere una parte fondamentale dell'impianto accusatorio, quando il legale di Luciano Ernesto, l'avv. Murgo, ha eccepito l'impossibilità di proseguire con l'esame del teste e l'inutilizzabilità di quanto dichiarato fino a quel momento (eccezione alla quale si è affiancata la richiesta di dichiarare peraltro inutilizzabili anche le stesse dichiarazioni rese dalla Shchegoleva in sede di indagini!). Per quale motivo? La richiesta è derivata da una precedente domanda dell'avvocato di Sinatra, che ha chiesto lumi alla Shchegoleva circa l'assegno consegnatole da Agostinelli per ottenere un prestito di denaro, per il quale la donna aveva tuttavia presentato denuncia di smarrimento.

Tuttavia, il Collegio presieduto dal Presidente, il Giudice Massimo Di Patria, ritiratosi per deliberare sulla questione, ha ritenuto che non ci fossero elementi tali per raccogliere l'eccezione della difesa: l'esame della Shchegoleva è dunque proseguito con le ultime domande e repliche, non senza alcuni accesi scambi di battute tra il Pm Cieri e gli avvocati degli imputati.

 Alle 15.30 - pressochè senza pause - si è conclusa pertanto la lunga udienza: processo rinviato a maggio, quando – oltre al nuovo tentativo di citare Burgagni, Grassi (per i primi due il Pm ha annunciato che in caso negativo chiederà l'acquisizione delle dichiarazioni rese precedentemente) e Livio Baciocchi (come anticipato, molto dipenderà dall'esito del giudizio abbreviato che si terrà a Napoli per TITANO il prossimo 30 aprile) – verrà risentito, questa volta su fatti specifici – il Maggiore del ROS di Bologna Elvio Sabino Labagnara. Se quel giorno sarà presente anche uno solo tra Burgagni e Grassi, sarà senza alcun dubbio un'udienza di fuoco con la quale si giocherà gran parte di questo processo. 


Patrick Wild

 

 




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