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Consiglio Comunale sulle mafie: Tante parole, pochi fatti

 
 
 
Consiglio comunale mafie Rimini
 
 
 
Giovedì 27 marzo si è tenuto a Rimini un consiglio comunale aperto sulla “Promozione della legalità e azioni di contrasto alla criminalità organizzata” . L'obiettivo era quindi quello per istituzioni, associazioni e cittadinanza di confrontarsi sulla tematica delle infiltrazioni mafiose in Riviera, quello che è emerso dalla serata è stato un ideale sentimento di cooperazione e comune contrasto al fenomeno, che è si diffuso e, per i più arditi, addirittura radicato, ma che nonostante tutto non si presenta nei modi e con il vigore con i quali è presente in altre parti d'Italia.
 
Una situazione idilliaca di concerto tra Comune, prefettura ed associazioni di categoria finalizzata alla lotta alla criminalità che poco rappresenta la realtà dei fatti. Gli interventi dei rappresentanti delle associazioni di categoria si sono rivelati perfettamente esplicativi dell'approccio inadeguatoPatrizia Rinaldis, presidente dell'Associazione Albergatori di Rimini, dopo aver ringraziato la prefettura per il lavoro svolto, con una lunga perifrasi è riuscita a ribadire il mantra che viene attribuito ai suoi colleghi su questi temi, ovvero che è giusto che si parli di infiltrazioni a Rimini, ma senza eccessivo clamore (bisogna combattere la mafia "azioni di intelligence", ha affermato), per non spaventare i sempre più esigui turisti. 
 
Hanno terminato la passerella i notai che, per bocca del loro rappresentante, hanno affermato che spesso il loro lavoro si limita ad apporre una firma in calce ad un documento e che quindi, i loro strumenti di controllo sono estremamente limitati.
 
In questo contesto siamo intervenuti anche noi del Gruppo Antimafia Pio La Torre con un intervento dai toni anche molto polemici nei confronti di quel tipo di antimafia fatta solo di propaganda e non di azioni concrete. Proprio per questa necessità di politiche concrete abbiamo anche illustrato 5 proposte per la pubblica amministrazione di contrasto alla criminalità organizzataProposte stilate insieme ad altre associazioni della realtà riminese quali Vedo Sento Parlo, CGIL, Associazione Ilaria Alpi, Libera Rimini e centro studi Nuove Generazioni: azioni concrete in molti casi già attuate con successo in altre città, non fumosi intendimenti ideali. Purtroppo gran parte dei media e delle istituzioni non sembrano aver colto nè le provocazioni, nè le proposte, perdendo un'occasione per dare un segno di effettiva volontà di cambiamento.
 
Teniamo comunque a ringraziare chi, tra i consiglieri e i membri della giunta, ha promesso di farsi carico delle proposte, tecnicamente non accoglibili al momento: proprio su questo vigileremo perché le parole si tramutino in fatti.
 
 
 
 
 
 
 
 
Di seguito troverete il testo integrale del nostro intervento e le "Cinque proposte per il contrasto alla corruzione e alla criminalità organizzata".
 
 

Discorso consiglio comunale, 27 marzo – DAVIDE VITTORI (portavoce del coordinamento antimafia riminese per questa seduta)

Vi ringrazio per aver invitato le associazioni a portare il loro contributo in questo Consiglio Comunale aperto. Ringrazio la giunta per essere presente e chi si è attivato per questo consiglio tematico, che noi vorremmo sia uno utile strumento di partenza.

Oggi vi dovrei parlare del documentario del Gruppo Antimafia Pio La Torre sulle mafie in Riviera. Il documentario cerca di fare luce sugli aspetti più violenti legati al radicamento mafioso nel nostro territorio, in particolare cercando di capire le omissioni delle istituzioni su questo tema e tra queste anche la politica.

Cerchiamo di mostrare come le organizzazioni criminali tendano a mescolarsi con la cittadinanza e ad attrarre a sè quella zona grigia di colletti bianchi (molti dei quali nostri conterranei) che preferiscono fare affari piuttosto che denunciare le mafie. Un documentario che vuole far capire come sia completamente sbagliato e addirittura viziato dalla malafede un ragionamento che spieghi la presenza mafiosa solo come un trapianto di criminali dal sud al nord. Chi lo pensa e pensa che la mafia vada combattuta solo al sud, di antimafia a nostro avviso non ha capito nulla. Nulla. 

Tuttavia vi chiedo di poter parlare di altro. Delle associazioni e della città.

Noi siamo quelle associazioni che non si limitano a fare testimonianza, come spesso si sente dire o si legge.

La nostra ambizione, e ci scusiamo se tale ambizione non collima sempre con la realtà, è di fare politica. Politica come volontà di agire nella società, cambiarla, migliorarla.

Non possiamo fare solo testimonianza, altrimenti verremmo meno alla nostra missione antimafia, che è una missione eminentemente politica.

Anche il documentario, il dossier sui beni confiscati, il riviera mafie tour non sono semplice testimonianza, sono azione politica, perché vogliono modificare la percezione che i cittadini hanno del crimine organizzato, al di là delle frasi di rito o il ricordo degli eroi. Le organizzazioni criminali non sono solo Riina, Provenzano, Schiavone: sono altro. E sono in simbiosi con la nostra città, la vivono come ogni cittadino.  E questo spesso non viene compreso, perché leghiamo la mafia e l’antimafia a nomi altisonanti e non alla quotidianità. La nostra azione politica mira a cambiare questa percezione.

Proprio per questo riteniamo l’ordine del giorno insufficiente. E lo diciamo non per una critica sterile ma perché chi è libero di lodare ciò che fatto di positivo, lo sarà altrettanto quando dirà cosa potrà essere fatto meglio, dando prova di fedeltà alle istituzioni per parafrasare John Milton. E noi, con un pizzico di presunzione, pensiamo di avere tale libertà.

Non abbiamo nulla contro le proposte avanzate, sia chiaro, ma pensiamo che non vengano toccati i nervi scoperti di questa città in tema di contrasto alla criminalità organizzata.

Il 21 Marzo per noi è un giorno centrale; lo ha riconosciuto anche la Regione, con una legge apposita, ma non è e non potrà mai essere (e qui parlo per il Gruppo Antimafia Pio La Torre, in particolare) il fine politico della nostra azione.

Perché imbalsameremmo i nostri esempi, i nostri eroi civili, i nostri eroi politici senza tributargli il giusto onore, onore che per noi  si tributa ogni giorno in ogni azione di contrasto alla criminalità organizzata.

Ma serve anche altro.

Noi questo “altro” e lo abbiamo sintetizzato in 5 punti, seppure ne servirebbero molti altri.

Chiediamo dunque che il Comune si impegni a costituirsi parte civile nei processi penali per reati connessi all'art. 416 bis e ter e per quelli aggravati ex art. 7 203/91, come la Regione ha fatto nel processo Black Monkey contro il boss Nicola Femia e come il Comune di Modena si è impegnato a fare con un ordine del giorno approvato all’unanimità.

Chiediamo l’istituzione della procedura di “whistleblowing”, per agevolare i dipendenti pubblici a denunciare anomalie riscontrate durante il loro lavoro, garantendone anonimato e sicurezza, come fatto dal Comune di Milano con un apposito ordine del giorno.

Chiediamo, per un migliore rapporto con i cittadini e per migliorare l’immagine stessa della politica, che venga adottata (e che i consiglieri adottino essi stessi, come viene reso possibile) la Carta di Pisa.

O per lo meno vorremmo si possa discutere in Consiglio dei punti previsti dalla Carta: trasparenza, divieto di cumulo di cariche, pressioni indebite, impegni atti ad evitare conflitti di interesse con aziende private, un finanziamento limpido della attività politica: sono tutti punti che, anche in una realtà come quella riminese, vanno presi in considerazione quali impegni moralmente vincolanti, oltre e non in sostituzione al piano triennale anticorruzione.

Chiediamo un impegno con Prefettura e Tribunale di Rimini per l’analisi dei beni confiscati in via definitiva, ma soprattutto per quelli cha ancora non lo sono, per tentare di utilizzare al meglio le novità del pacchetto antimafia di recente formulazione.

Pacchetto che prevede la possibilità di utilizzo dei beni non ancora confiscati in via definitiva in accordo con gli amministratori giudiziari. Non solo vorremmo fosse istituito un tavolo che comprenda anche le associazioni di categoria al fine sviluppare una progettualità su tali beni per evitare che passi del tempo inutile dalla confisca alla riassegnazione, in particolare per quando riguarda le aziende confiscate.

 A Rimini (provincia) non ve ne sono, si dirà. Quindi perché perdere del tempo? Non entriamo nel merito dell’affermazione: è falso, in ogni caso. Semplicemente sono uscite dalla gestione dell’Agenzia Nazionale.

Si deve “perdere” del tempo per lo stesso motivo per cui negli scorsi vent’anni non si è voluto perdere tempo per parlare di mafia, eccetto sporadiche occasioni. Tanto non si vedeva la mafia: perché prevenire, se il fenomeno se non era nell’agenda politica?

Si previene proprio per questo: per immaginare e pensare di risolvere problemi che non sono nei media, ma che potrebbero arrecare danno alla cittadinanza. E se passano 10 anni dalla confisca alla riassegnazione di un bene in Italia è proprio per tale motivo: non si è dato peso politico alla questione e si è pensato di poter agire improvvisando. Rimini può essere l’avanguardia in questo campo.

Chiediamo, infine, un’azione decisa contro il Gioco d’Azzardo.

Il comune può poco, purtroppo, ma quello che può lo deve fare.

Anche se questo significa detassazione per chi decide di togliere le slot machine dal proprio esercizio commerciale. Minori entrate? Sì, se adottiamo un calcolo ragionieristico.

 E assumendo tale prospettiva (che riteniamo comunque sbagliata) si potrebbe ribattere che si tratta di investimenti: investimenti verso una minor spesa per assistenza di quei singoli, o peggio, di quelle le famiglie devastate dal Gioco d’Azzardo.

E questo prescindendo dai risvolti per la società di persone affette da ludopatia. L’Emilia Romagna è la quarta per fatturato in questo settore con 573 milioni di euro e terza per gioco pro-capite con 131,96 euro (tutti gli abitanti compresi, anche i neonati).

Ciò che interessa a noi è però una prospettiva politica. E la prospettiva politica impone, come è giusto e legittimo che sia in una democrazia e non in una tecnocrazia che si debbano compiere delle scelte. Scelte politiche.

Per noi, questo tipo di sgravio, nella speranza che funzioni (e se non funzionasse si potrebbe legittimamente criticare anche la società “civile”, che tanto civile non sarebbe in questo caso), questo tipo di sgravio, dicevo, è una scelta politica, non semplicemente una posta di bilancio come altre.

Quando si vuole, politicamente, la copertura si trova, sempre. Soltanto che bisogna scegliere, perché le risorse sono limitate. Chi fa politica lo sa; non si può accontentare tutti e se il Consiglio e la Giunta decideranno di assegnare priorità ad altri interventi ne prenderemo atto. Ma siamo convinti che non sarà così.

Non crederemo però alla storia delle coperture.

A livello nazionale, si è dato il segnale inverso: condoniamo l’evasione dei gestori delle slot perché sono  dei colossi imprenditoriali e ammettiamo di non poter riprendere ciò che hanno rubato. Anche questa è stata una scelta politica del Governo.

Meglio poche risorse subito, piuttosto che imbarcarsi in un processo. E’ legittimo, ma per noi è un segnale devastante alla cittadinanza.

Rimini può dire che questo non è il metodo. Che questo non è il modo di approcciarsi ai problemi. Abbiamo corredato tutti i nostri proponimenti che per ragioni di tempo non possiamo elencare purtroppo con degli esempi presi da altri comuni e li abbiamo consegnati ai capigruppo. Poi pubblicheremo tutto on-line.

Gli strumenti ci sono ed è ora di agire.

Non lo dobbiamo solo a noi stessi, ma anche alla nostra città.  Grazie.

 

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Cinque proposte per il contrasto

alla Corruzione, alla Criminalità Organizzata e all'illegalità

 

Le associazioni riunitesi nel Coordinamento Antimafia Riminesi vogliono portare all’attenzione del Consiglio Comunale, della Giunta e del Sindaco di Rimini, cinque proposte che riteniamo possano contribuire a prevenire e scardinare i fenomeni di corruzione e di radicamento della criminalità organizzata nel nostro territorio. Pur apprezzando gli sforzi compiuti con la firma di numerosi protocolli, vorremmo portare alla luce alcune delle piaghe sociali che stanno attraversando il nostro paese e su cui poteri criminali di vario genere insistono per alimentare i propri business.

 

1)    Costituzione di parte civile del Comune nei processi penali per mafia e reati connessi:  Il primo incisivo segnale che il Comune deve inviare ai cittadini è la sua costituzione di parte civile nei processi penali per reati connessi all'art. 416 bis e per quelli aggravati ex art. 7 203/91. Non solo: chiediamo che il Comune si impegni a costituirsi parte civile anche qualora vi siano procedimenti concernenti l’articolo 416ter, concernente lo scambio di voto politico-mafioso. La Regione Emilia-Romagna ad esempio si è costituita parte civile nel processo Black Monkey, in cui è implicato il boss Nicola Femia. Un ordine del giorno, inoltre, è stato votato all’unanimità a Modena: noi siamo certi che un OdG simile possa essere un segnale chiaro lanciato ai cittadini, dopo anni in cui questo tema è passato spesso in sordina e dopo che nel processo Vulcano I le stesse vittime hanno scelto di non costituirsi parte civile. Ribadiamo, se non fossero state prese misure in tal senso, anche la necessita di formare i dipendenti pubblici ad individuare possibili anomalie nei settori di competenza e agevolare le segnalazioni di tali anomalie all’autorità giudiziaria competente. Il primo Comune che si è mosso in tal senso è stato Milano, attraverso l’istituzione della procedura denominata “whistleblowing”, che consente ai dipendenti pubblici  di avviare segnalazioni e denunce in forma anonima . Milano è una realtà ovviamente più complessa di Rimini e l’EXPO il prossimo anno è un banco di prova specie nel settore degli appalti. Anche a Rimini, crediamo, sia necessario attivarsi in questo senso al fine ovviare a possibili remore che i dipendenti comunali possano avere nel segnalare incongruità durante lo svolgimento delle proprie funzioni. In fondo il settore degli appalti da Bolzano a Lampedusa è il settore privilegiato per l’infiltrazione mafiosa nella pubblica amministrazione.

 

2)  Adozione della Carta di Pisa: Il secondo punto che riteniamo essere fondamentale riguarda l’adozione della Carta di Pisa. Siamo consapevoli che nel Piano triennale per la prevenzione della corruzione il Comune ha dato un impulso chiaro nel contrasto ai fenomeni corruttivi. E lo ha fatto meritoriamente, chiedendo la partecipazione dei cittadini. Questo piano potrebbe essere integrato dalla Carta di Pisa, che vuole porsi come uno strumento flessibile in mano agli amministratori. La sua implementazione, difatti, non riguarda semplicemente la Giunta: la Carta di Pisa può ricevere anche adesioni di singoli consiglieri o singoli assessori, che la ritengono una bussola per il proprio comportamento nella azione politica quotidiana. Si tratta di impegni vincolanti sul piano morale alla trasparenza, al divieto di cumulo di cariche, pressioni indebite, a non entrare in conflitto di interesse con aziende private, a un finanziamento limpido della attività politica. Si enfatizzano inoltre il reciproco rispetto necessario tra cittadini ed amministratore, ma anche nel dibattito politico, una rendicontazione puntuale delle attività e altre normative ancora. Non chiediamo che tale carta si possa discuterne nei luoghi preposti per fornire un vincolo di irreprensibilità morale a chi svolge incarichi politici.

 

3)      Regolamentazione del gioco d'azzardo: Il Coordinamento Antimafia si sta impegnando in questi mesi nella raccolta firme per la regolazione del gioco d’azzardo. La ludopatia, vera e propria piaga sociale, ogni giorno colpisce sempre più soggetti, in particolare coloro che dispongono di meno risorse economiche e che spesso a cuor leggero decidono di spendere denaro per un’attività che non solo porta  al lastrico le famiglie dei soggetti coinvolti, ma che permette anche alla criminalità organizzata di ampliare enormemente il proprio giro di affari. I numeri parlano chiaro per l’Emilia Romagna: la nostra regione è la quarta per fatturato in questo settore con 573 milioni di euro e terza per gioco pro-capite con 131,96 euro. Non è solo compito del Comune. Senza l’apporto di leggi regionali e soprattutto nazionali, l’impegno del Comune potrebbe essere inefficiente. Tuttavia, piccoli e significativi passi possono essere compiuti aderendo al MANIFESTO DEI SINDACI PER LA LEGALITÀ CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO, per chiedere maggior poteri in materia di controllo, in particolare per regolare l’apertura delle sale da gioco, per deliberare distanze minime da obiettivi sensibili per l’installazione di macchinette da gioco e per assicurare l’erogazione di specifici e propri livelli essenziali di assistenza concernenti la prevenzione, il contrasto e il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate. Anche in questo caso molti Comuni hanno aderito al manifesto. Anche il Comune di Rimini, può impegnarsi a sottoscriverlo per far capire che sempre più primi cittadini e cittadini comuni esigono una nuova legge quadro che regolamenti il gioco d’azzardo, le cui piaghe abbiamo visto pervadere nel nostro territorio da parecchio tempo, come dimostrato dalle minacce al Sindaco di Riccione, le sparatorie, gli omicidi e le intimidazioni avvenute tra Ravenna e Riccione nello scorso decennio. Più concretamente, sulla scorta di un protocollo firmato dalla Confesercenti e il Comune di Cesena, si potrebbe incentivare l’esercente a non tenere Slot/VLT attraverso un’esenzione della tassa sul suolo pubblico. Minor gettito, si dirà. Secondo noi, è una minor spesa sanitaria anche per l’assistenza alle famiglie che a causa della ludopatia finiscono sul lastrico. Inoltre, si dovrebbe vietare l’accesso tramite la wireless pubblica ai siti on-line di gioco d’azzardo e rinunciare alle pubblicità di sale gioco o altre forme di gioco d’azzardo nelle “affissioni comunali”, come già fatto da alcuni Comuni e proposto da una associazione ravennate, il Gruppo dello Zuccherificio.

 

4)    Beni sequestrati e confiscati:  Abbiamo apprezzato la celerità di azione del Comune e la franca discussione seguita in Consiglio Comunale relativa al bene confiscato in Via Satyricon. Speriamo che il contributo delle associazioni che hanno analizzato la situazione riminese in questo senso sia stato d’aiuto. Anche in questo caso è possibile fare un passo ulteriore, verso una migliore efficienza delle azioni del Comune. Il pacchetto antimafia di recente approvazione, infatti, ha introdotto alcune novità interessanti, che associazioni e Comune potrebbero cogliere. La più importante è relativa all’utilizzo dei beni non confiscati, ma sequestrati (quindi non a disposizione del possessore in via temporanea): in questo caso viene presentata la possibilità, in accordo con gli amministratori giudiziari, di utilizzare il bene oggetto di sequestro per scopi sociali in via temporanea, ovviamente. Se si migliorasse e si rendesse più intenso il rapporto con l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati e la Prefettura si potrebbero mappare tutti i beni sequestrati e giungere ad un’analisi il più possibile completa dei beni presenti nel territorio, sia confiscati che sequestrati. Oltre al possibile utilizzo che abbiamo proposto , si potrebbe, inoltre, iniziare un lavoro di progettualità sui beni sequestrati, in modo che, conoscendone ubicazione, metratura, stato dello stabile sia possibile pensare a proposte di riutilizzo con anticipo. Se dovesse arrivare ad una confisca (ricordiamo che l’iter, non sempre segue quello del processo penale), sarebbe perciò possibile risparmiare tempo e procedere all’assegnazione o alla stesura di un bando ad evidenza pubblica. Se pensiamo che possono passare anche più di dieci anni dalla confisca al riutilizzo e che in questi anni il bene può deperire o, peggio, qualora il bene fosse una azienda, possono andare persi dei posti di lavoro, perché l’impresa non è più in grado di stare sul mercato o di fare investimenti (perché sottoposta a un regime di amministrazione giudiziaria che pensa ai creditori più che alla salute stessa dell’azienda), il tempo diviene una componente centrale per l’azione del Comune: non possiamo permettere che si dica che le lungaggini della amministrazione pubblica siano peggiori della mafia stessa. Noi non lo penseremo mai, ma chi dovesse perdere il lavoro per tale motivo, cosa ne penserebbe?

 

5)     Un tavolo per la gestione dei beni confiscati: Infine, un punto concernente il futuro: chiediamo che il Comune si faccia promotore dell’istituzione di un tavolo presso il Tribunale di Rimini per la gestione dei beni confiscati, qualora il numero di imprese sequestrate e confiscate nel Comune divenga rilevante. È un impegno che potrebbe non riguardare questa amministrazione, ma che in futuro potrebbe rivelarsi necessario, anche se ci auguriamo il contrario. In particolare è necessario prevedere un sostegno “manageriale” all’Amministratore Giudiziario per tenere in vita l’impresa, mantenere il livello occupazione e competere sul mercato. La proposta di legge della campagna promossa dalla CGIL “Io riattivo il lavoro” si muove proprio in questo senso. A Milano, Assolombardia a messo a disposizione un pool di 64 manager per tale motivo. Con le dovute proporzioni, Rimini potrebbe fare lo stesso. Inoltre, le banche riminesi, dopo l’impegno preso nel protocollo antiusura firmato di recente, potrebbero vincolarsi a mantenere le linee di credito nei confronti delle aziende sotto sequestro o per lo meno a non disattivarle non appena scattato il sequestro per evitare che le imprese siano inevitabilmente destinate al fallimento. Il Comune deve attivarsi per individuare i soggetti istituzionali o le associazioni che potrebbero ricevere il bene ed utilizzarlo per fini sociali e, qualora le circostanze lo permettano, a prendere in carico gli immobili.

 

Le proposte sono state avanzate dal Coordinamento Antimafia Riminese

 
 
 
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