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Entra nel vivo il processo Vulcano

Categoria: Rimini
Pubblicato Giovedì, 13 Marzo 2014 16:22
Scritto da Patrick Wild
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Vulcano

 

Il processo Vulcano entra nel vivo. Ad aprire le danze, questa mattina al Tribunale di Rimini, è stato il maggiore del ROS di Bologna Elvio Sabino Labagnara, il quale avrebbe già dovuto deporre nell'udienza scorsa, poi rinviata a causa di un vizio di notifica. In quasi tre ore di testimonianza, chiamato dal Pubblico Ministero Paolo Gengarelli (in sostituzione del PM della DDA Enrico Cieri), il maggiore Labagnara ha ricostruito nei dettagli la genesi dell'indagine per la quale sono a processo i 15 imputati (oggi presenti in aula Leonardo Raimondi, mentre nella cella a vetri sedevano Francesco Agostinelli, Francesco Vallefuoco e Francesco Sinatra).

In sostanza, sono stati esposti i fatti ormai noti dal 2011, anno in cui venne eseguita la prima ordinanza cautelare da parte della DDA di Bologna per l'indagine divenuta famosa come Vulcano 1. Dall'escussione della prima vittima, l'imprenditore riminese Luigino Grassi, all'inizio dell'attività di intercettazione e pedinamento che ha portato all'individuazione dei primi due gruppi criminali dediti allo strozzinaggio di altri imprenditori tra la Riviera romagnola e San Marino. In particolare, il Maggiore Labagnara ha posto l'accento sul cruciale incontro pacificatore avvenuto il 20 ottobre 2010 grazie all'intervento risolutore di "Zio Peppe" Mariniello, che poneva fine (nonostante i malumori dei fratelli Luciano, poco favorevoli all'accordo) al precedente periodo di frizione tra il gruppo di Acerra di Luciano Luigi e Luciano Ernesto e quello capeggiato da Francesco Vallefuoco. Proprio a questa circostanza era infatti legata la vicenda dei due furgoni, di proprietà della finanziaria sammarinese Fincapital, che i f.lli Luciano avrebbero dovuto riconsegnare in virtù dell'accordo raggiunto. Un accordo che aveva, secondo quanto emerso dall'indagine e ricordato nell'udienza di oggi, l'unico scopo di massimizzare il profitto di entrambi i gruppi criminali (al quale si sarebbe poi aggiunto il terzo, quello riconducibile a Francesco Agostinelli) in particolar modo sotto le feste natalizie.

 

Nel ripercorrere le varie tappe dell'indagine il Maggiore Labagnara ha quindi ricordato i numerosi episodi di natura estorsiva avvenuti in Riviera tra ottobre 2010 e febbraio 2011 (la consegna dei rolex e degli abiti, l'appartamento di proprietà della sorella di Grassi, preteso da Mariniello), ma soprattutto i metodi utilizzati diffusamente dai tre gruppi per conseguire i propri interessi illeciti: violenze e minacce di morte, anche ai prossimi familiari delle vittime. Metodi tipicamente mafiosi ai quali gli imputati non hanno avuto alcun timore di ricorrere, soprattutto in prossimità dell'epilogo della vicenda, quando hanno il sospetto di essere già pedinati dalle Forze dell'Ordine: "Ognuno dei gruppi – osserva Labagnara - era animato da una precisa volontà di monetizzare, perciò in quel periodo cercavano freneticamente le vittime, anche a costo di percuoterli. Non certo per prendere con loro un caffè".

 

 

 

 

Nel corso dell'attività investigativa, queste metodologie prettamente riconducibili a logiche mafiose sono peraltro emerse con evidenza nella gestione dell'attività della ISES, la società di recupero crediti formalmente intestata a Zavoli (sul versante sammarinese) e a D'Amore (in Italia), ma nei fatti gestita in toto da Vallefuoco. Un circolo vizioso, così lo definisce il Maggiore Labagnara, che a fronte della commissione di un recupero crediti permetteva a Vallefuoco & co. di applicare una "parcella" maggiorata per il proprio operato e al contempo di estorcere a sua volta, successivamente, entrambe le parti in causa (una strategia meglio evidenziata e largamente utilizzata nell'indagine Vulcano II, la c.d. "indagine madre").

Nota degna di essere riportata, infine, la richiesta avanzata al termine dell'udienza di stamane da parte di Francesco Agostinelli di rilasciare dichiarazioni spontanee. Avvicinatosi al microfono, visibilmente spazientito, Agostinelli si è rivolto indirettamente al Maggiore Labagnara, dichiarandosi meravigliato (o meglio, contrariato) per essere stato menzionato senza che siano state svolte adeguate verifiche in merito alla sua attività lavorativa in Italia o al suo rapporto con Fincapital.

 

La prossima udienza è fissata per il 2 aprile prossimo e si assisterà molto probabilmente a contro-esami accaniti, in quanto dovranno essere ascoltati i testi principali del processo (tra cui l'avvocato Livio Baciocchi e il cattolichino Bruno Platone, oltre che le persone offese)

 

Patrick Wild

 

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