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Beni confiscati a Rimini/Dalla droga al mattone: la vicenda di Vincenzo Franco

Categoria: Rimini
Pubblicato Martedì, 25 Febbraio 2014 19:54
Scritto da Patrick Wild
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Carriera criminale Vincenzo Franco



Tra conclamati mafiosi e colletti bianchi dediti ad affari illeciti, a Rimini è possibile trovare anche una terza tipologia di criminali di spessore. Personaggi border-line, in grado di entrare in contatto con diversi gruppi legati alla criminalità organizzata e muoversi a proprio agio in numerosi settori, movimentando denaro e sfruttando le conoscenze acquisite sul territorio. E il caso di Vincenzo Franco, classe '47, originario di Pannarano (Benevento), da decenni trasferitosi nella riviera romagnola con la famiglia.





Una lunga carriera criminale





Pur non essendo un elemento di spicco della criminalità organizzata di stampo mafioso né a questa ritualmente affiliato, Vincenzo Franco, soprannominato “O' Panzarotto”, ha tuttavia saputo intrecciare numerosi legami con diversi gruppi, dimostrando un'innata capacità di inserirsi in numerose attività criminali, riguardanti soprattutto il traffico e lo spaccio di droga.



Il nome di Franco è ben conosciuto dalle Forze dell'ordine locali a partire dal suo coinvolgimento nella maxi-operazione “Romagna pulita” che, nel 1993, porta a sgominare il vasto traffico di droga su tutta la riviera romagnola. All’epoca Franco è già segnalato per numerosi reati: ricettazione, falso, sfruttamento, truffa, furto, stupefacenti e associazione a delinquere.

Nel 2002 compare tra i numerosi indagati di un'altra importante inchiesta antidroga, denominata “Sant'Ambrogio”, con la quale la DDA di Reggio Calabria disarticola un imponente traffico internazionale di cocaina dal Sudamerica al Nord Italia (4 tonnellate piazzate in un anno), gestito in joint venture dalle cosche di 'ndrangheta degli Ursini di Gioiosa Jonica e altre potenti famiglie della Locride. Secondo l'accusa, Franco farebbe parte del nucleo operativo   nella zona del Montefeltro e provincia di Pesaro assieme ad altri soggetti, tra cui Domenico Masellis, già coinvolto in indagini antidroga e fratello del "re delle bische" romagnole Saverio Masellis, all'ergastolo per omicidio. 



 

Vincenzo Franco

(FRANCO Vincenzo, detto "O' Panzarotto" o "Zio Franco")

 

Tre anni dopo è coinvolto nella vicenda che provocherà l'ormai tristemente nota sparatoria di Viale Ceccarini a Riccione, dove lo 'ndranghetista Giovanni Lentini rischia di essere ucciso da un commando di tre cittadini campani. Franco non vi partecipa direttamente, risulta invece essere uno dei soggetti indagati (e poi condannati) per l'estorsione all'imprenditore sammarinese Marco Cit, "oggetto" della contesa tra il gruppo di campani e il calabrese Lentini. In primo grado Franco viene condannato a una pena di 10 anni, ridotta a 3 in Corte d'appello.



Nello stesso anno, il 2005, a mettere nei guai Franco è sempre la droga. Questa volta viene arrestato con l'accusa di essere il pusher degli ambienti della "Rimini bene" nell'operazione “Magazine” dei Carabinieri.



Nel 2009 ci ricasca: viene arrestato a marzo assieme ai già noti Antonio Petrone e Salvatore De Costanzo (di origine campana, elementi di spicco dell'operazione Romagna pulita) per traffico di cocaina sul litorale adriatico, da Cervia a Riccione. I Carabinieri di Rimini li chiamano “La banda dei veterani”, titolo che i tre si guadagnano per il curriculum pluridecennale nel campo della droga. Il 20 luglio 2012 il Tribunale di Rimini condanna Franco e De Costanzo a 15 anni e mezzo ciascuno.





 

 

Operazione DOMINUS

 

 

L’operazione Dominus e Dominus II

Non solo droga ed estorsioni nel palmares di Vincenzo Franco. Il 28 ottobre 2008 scatta l'operazione “Dominus” della Procura e della GDF di Rimini: per sei soggetti, tra cui Franco, l'ipotesi di reato è spaccio di droga, ma, soprattutto, trasferimento fraudolento di valori. Per eludere le disposizioni in materia di ricettazione e riciclaggio e acquistare a condizione di favore un alloggio popolare, il cittadino campano aveva intestato tutto alla moglie Giuseppina Di Somma, simulando una falsa separazione da questa. Tra i beni sequestrati, ritenuti acquistati con i proventi del traffico di stupefacenti, figurano tre appartamenti, auto e moto, ma anche arredi di valore (quadri, arazzi, mobili di valore).

Tre anni dopo, il 24 novembre 2011, nell'ambito dell'operazione “Dominus II” a Franco vengono confiscati i tre appartamenti precedentemente sequestrati, oltre a tre garage, due moto e un'auto per un valore di un milione di euro. Ad essere applicata, in questo caso, è la nuova normativa introdotta un mese prima  dal codice antimafia, che permette una maggiore ed incisiva aggressione ai patrimoni illeciti (anche intestati a terzi), prevedendo la possibilità di sequestrare e confiscare beni di cui un soggetto non riesce a giustificare la lecita provenienza, anche a prescindere dall’indagine penale in corso.

 


Via BIDENTE bene confiscato
(Il complesso immobiliare di via BIDENTE dove si trovano gli altri due appartamenti confiscati a FRANCO)
 

 

In questo caso i coniugi non sono riusciti a giustificare il possesso degli immobili e degli altri beni data la loro modesta attività di venditori ambulanti, un'impresa individuale (di commercio al dettaglio di articoli per la casa, abbigliamento e tessuti) intestata alla Di Somma con sede legale in Via Bidente a Rimini. Una famiglia apparentemente a reddito bassissimo, considerando che dal 1999 al 2005 il reddito della Di Somma 
è stato sempre compreso tra 0 e 15.000 euro, mentre Franco, che nel 2006 ha aperto una partita IVA come imbianchino, addirittura presenta reddito zero.

 

 

via MORETTI bene confiscato

 (Via Moretti, complesso immobiliare del primo appartamento confiscato a FRANCO)

 

 

Ad ottobre 2013, infine, il rigetto del ricorso in Cassazione che permette al Tribunale “Misure di prevenzione“ di Rimini di disporre la confisca definitiva degli immobili riconducibili a Franco. Tre appartamenti, tutti a Rimini: il primo in Via Moretti n. 11, dove Franco abitava da oltre vent’anni, i restanti due in Via Bidente. Tutto ciò nonostante il Tribunale di Rimini, nel corso del procedimento penale per trasferimento fraudolento di valori, si sia pronunciato a favore del dissequestro dei beni, ritenuti legittimamente intestati alla moglie di Franco.

 
Patrick Wild



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Questo articolo è tratto dal Dossier beni confiscati in provincia di Rimini, pubblicato nel 2013 ed aggiornato nel gennaio 2014, gratuitamente consultabile e scaricabile QUI




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