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Aggiungi un posto a tavola

 

 

Per noi italiani la tavola è qualcosa di più di un semplice punto di appoggio necesario per potersi riempire la pancia, rappresenta uno stile di vita ed è uno dei fondamenti della nostra cultura. Chiunque si sia trovato a confrontarsi con persone straniere si sarà sicuramente accorto che quello che per noi è scontato, cioè vedere proprio nella tavola e nella cena in compagnia il momento centrale per conoscersi e condividere le proprie eseperienze, è in realtà una peculiarità tutta nostra ed è uno dei tratti caratteristici della fama italiana nel mondo.

Ma che cosa rappresenta la tavola per la mafia? In un articolo apparso recentemente su Repubblica.it (QUI) Attilio Bolzoni e Salvo Palazzolo lo analizzano nel dettaglio. I nuovi boss, prestanome delegati di coloro che sono rinchiusi in carcere, prediligono il cibo raffinato e costoso che è indice di prestigio sociale. Ostriche panelle e champagne sono diventate il menù tipico dello schiticchio (termine siciliano che indica il pranzo solenne) della nuova Cosa Nostra. D'altra parte come ricordano i due giornalisti di Repubblica “la tavola è sempre stato un luogo sacro per i boss, il cibo un misuratore di potere e di prestigio”. Marcello Dell'Utri sostenne nell'Aprile 2010 di non essere stato in aula per assistere alla sua condanna ad 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, perché era andato a mangiarsi uno sfincione. Totò Cuffaro festeggiò la condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento con trentadue cannoli fatti arrivare per l'occasione direttamente a Palazzo d' Orléans.

Prima dell'avvento del 41bis in carcere i boss, che schifavano il cibo dello stato, si facevano recapitare aragoste e Dom Perignon e pare che Lucky Luciano abbia preteso bucatini con le sarde come prima portata durante il summit in cui presero avvio i contatti con oltre oceano che faranno di Cosa Nostra l'organizzazione criminale più ricca del mondo. Non per niente l'inchiesta congiunta tra l'allora capo dell'FBI Louis Freeh e il giudice Giovanni Falcone tra il 1979 e il 1984 ha preso il nome di Pizza Connection, ancora una volta il cibo italiano la fa da padrone. Quest'ultimo riferimento ci mostra come la ricerca del prestigio sociale non esaurisca il rapporto della mafia con il mondo dell'alimentare. Come chiunque abbia partecipato alla presentazione del libro Supermarket Mafia ha avuto modo di constatare l'industria alimentare rappresenta un'importantissima fonte di guadagno per l'economia mafiosa che, in alcuni casi, arriva a controllarne tutta la filiera, dalla produzione, alla grande distribuzione sino ad arrivare alla vendita al dettaglio.

E per l'antimafia invece? Per le cooperative che lavorano sui terreni confiscati rappresenta un'occasione di riscatto. Un modo per mostrare al mondo che un'altra economia, libera dalle intimidazioni, è possibile oltre che un modo per ridare dignità a quelle terre che erano stati soggiogati per anni al dominio incontrastato dei potentati mafiosi. Per noi del Gruppo Antimafia Pio La Torre la tavola rappresenta un luogo in cui incontrare le persone che da anni sostengono le nostre attività. Rappresenta un modo per far conoscere la storia di una cooperativa che ogni giorno si impegna per restituire alla collettività quelle aree che le erano state ingiustamente sottratte a fini malavitosi. Attraverso di essa vi abbiamo fatto incontrare con chi studia il fenomeno mafioso, con chi lo racconta attraverso un piccolo/grande telegiornale di provincia e con chi si adopera per catturane i principali responsabili. Quest'anno rappresenterà un'occasione per mostrarvi un primo frutto del nostro lavoro e per capire insieme a voi come la malavita organizzata si stia radicando in maniera sempre più ingente e preoccupante.

Se volete sedervi a tavola con noi vi aspettiamo Sabato 25 Gennaio al circolo di Spadarolo (Via Marecchiese 293). Perché dopotutto, anche per noi, il cibo è una cosa importante.

Qui il programma dell'evento

Per informazioni e prenotazioni: Stefano 3271667734

 

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