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Vulcano: la camorra a processo a Rimini

Categoria: Rimini
Pubblicato Venerdì, 08 Novembre 2013 13:35
Scritto da Patrick Wild
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Tribunale Rimini Vulcano

 

E’ cominciato stamattina a Rimini, davanti al Tribunale collegiale, il processo Vulcano. 15 imputati per reati che vanno dall’estorsione aggravata dal metodo mafioso a rapina ed usura. Lo scorso marzo davanti al GUP di Bologna erano già stati giudicati in rito abbreviato l’avvocato sammarinese Livio Bacciocchi, Bruno Platone e Mario Iavarazzo (tutti assolti ma ancora indagati o imputati per altre indagini legate alla presenza camorrista tra riviera romagnola e San Marino), oltre a Luigi Luciano del clan acerrano dei Mariniello, condannato a 4 anni di carcere.

 

Tra i banchi dell’Aula Falcone e Borsellino, stamane erano presenti Leonardo Raimondi, Sergio Romano, Giovanni Formicola e Ernesto Luciano (tutti collegati, secondo l'accusa, al clan Mariniello), mentre scortati dalla Polizia penitenziaria hanno fatto il loro ingresso in aula Francesco Sinatra il “Siciliano” e Massimo Venosa, che secondo la DDA di Napoli rappresenta gli interessi dei casalesi, frazione Schiavone, tra la riviera romagnola e le Marche.

 

Poche le questioni affrontate nella prima udienza di questa mattina. Gli avvocati di Giuseppe “Zio Peppe” Mariniello e Francesco Vallefuoco hanno reiterato la richiesta di giudizio abbreviato condizionato già avanzata e rigettata in sede di udienza preliminare; i legali di Raimondi e Zavoli hanno invece sollevato eccezione di giurisdizione, essendo entrambi cittadini sammarinesi. A sorpresa nessuna delle tre parti offese (gli imprenditori Luigino Grassi, Michel Burgagni e la compagna di quest’ultimo Elena Shchegoleva) si è costituita parte civile, come invece ha fatto tra lo stupore generale l’associazione SOS Impresa attraverso l’avv. Rachele Grassi del Foro di Rimini. SOS Impresa è la rete nazionale anti-racket e usura che si occupa di tutelare gli imprenditori e i commercianti vittime della criminalità organizzata e non solo. Tra i procedimenti nei quali è stata ammessa parte civile si ricordano i maxi-processi Wall Street, Gotha e Infinito.
Prima di dichiarare aperto il dibattimento, su tutte le questioni preliminari il collegio presieduto dal Dott. Massimo Di Patria deciderà all’udienza del 28 novembre prossimo.

 

mafia in Romagna

 

Due anni fa l’operazione Vulcano aveva occupato tutte le prime pagine dei giornali, inaugurando il biennio di indagini di contrasto alla criminalità organizzata (in particolare di origine campana) tra Rimini, Riccione e la Repubblica di San Marino. L’eco mediatico della maxi-operazione della DDA di Bologna arrivò fino alla politica , che fu finalmente costretta ad ammettere l’esistenza di un reale problema, quello della mafia, fino a quel momento considerato dalla quasi totalità delle istituzioni e amministrazioni locali soltanto un “rischio” od un “pericolo lontano”.

Con Vulcano era emerso non soltanto la presenza di organizzazioni criminali radicate sul territorio, pronte ad inserirsi con forza nel tessuto economico della riviera romagnola e della Repubblica di San Marino. L’indagine dei ROS di Bologna aveva permesso di individuare diversi gruppi criminali, tutti collegati tra loro, che utilizzavano metodi tipicamente mafiosi: violenze e minacce.

In questa prima tranche di indagine, le persone offese erano due imprenditori della zona, entrambi vittime di strozzinaggio e ripetute vessazioni e minacce da parte dei vari gruppi: Casalesi, acerrani. Il metodo utilizzato è noto: celandosi dietro un’apparente attività legale di recupero crediti (la ISES srl, con sede davanti al Tribunale di Rimini) legata ad una finanziaria sammarinese (la Fincapital), i vari gruppi prestavano servizio agli imprenditori, per poi rivalersi sugli stessi praticando un prezzo “maggiorato” e imponendosi con forza e minacce. Avvalendosi del nome dei casalesi, pretendevano poi di acquisire il controllo delle attività economiche delle vittime, ormai ridotte al lastrico.
Raccontando come veniva “passato” tra i vari gruppi criminali che lo vessavano, l’imprenditore Michel Burgagni disse: “Mi sento come una pallina da ping-pong”.


Patrick Wild

 

 

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