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Gruppo Antimafia Pio La Torre: 2008 - 2013

 

Lezione in piazza Pio La Torre

 

“Cosa sta facendo quella gente seduta in mezzo alla piazza?”
“Credo parlino di mafia a Rimini..”
“Ah...”


Questa potrebbe essere un’ipotetica conversazione, non molto lontana da altre realmente avvenute, sospese tra il dubbio e la curiosità, circa i periodici incontri che organizziamo nel cuore della città, a Rimini, per parlare di mafie. Mafie a casa nostra.

E’ il novembre del 2010, quando in una piazza Cavour di passanti stretti nei capotti per il freddo, il giornalista Giovanni Tizian parla ad un gruppo di persone della presenza delle organizzazioni criminali sul questo territorio, elargendo dati e facendo nomi di mafiosi, mafie, affari. Si tratta della nostra prima “Lezione in piazza”, questo il nome che abbiamo scelto per identificare il format di incontri che privilegiamo. Dare una dimensione partecipata a queste tematiche: non bisogna chiudersi all’interno, fra 4 mura, lontani dal cuore pulsante della città.


Ma il Gruppo Antimafia Pio La Torre non comincia la sua attività a Rimini, bensì 1000 km più distante, precisamente in Sicilia, a Corleone. Il GAP nasce idealmente qui, tra le terre confiscate ai più importanti boss di Cosa Nostra: Totò Riina, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca. Nel 2008 LiberArci dalle spine è un progetto relativamente giovane, il cui percorso è iniziato nel 2006. Ma il 2008 è un anno importante perché la Cooperativa “Lavoro e non solo”, presso la quale si svolgono i campi antimafia di lavoro e studio, si trasferisce finalmente nella nuova sede operativa, nel centro di Corleone. E’ il bene confiscato ai fratelli Grizzaffi, nipoti di Totò Riina, ora giustamente ribattezzato “Casa Caponnetto”. Chi ha visto crescere questo santuario dell’antimafia ricorda bene lo stato in cui versava inizialmente l’immobile, privo di cucina e addirittura di pavimentazione. Lavoriamo duramente in quelle due settimane: vigne, pomodori e zappe sotto il sole cocente. Visitiamo Cinisi, Via D’Amelio, Capaci, Portella della Ginestra. Conosciamo Elena Fava, Rita Borsellino, il giudice Pristipino. Da questa prima esperienza impariamo il significato del sacrificio e del coraggio di chi sceglie di mettere la propria faccia contro la mafia. Partecipiamo in tre nel 2008. Decidiamo di tornarci l’anno dopo, e l’anno dopo ancora. Siamo sempre di più, da Rimini. Benché nasca dalla Toscana, il progetto LiberArci dalle spine si diffonde come una macchia d’olio in tutta Italia. Tutti diretti a Corleone, uniti.

 

Campi di lavoro sui terreni confiscati


Nel frattempo cominciamo a percepire l’esigenza di fare di più. Dobbiamo sostenere o quantomeno “ricambiare” la Cooperativa per quanto ci ha dato, umanamente parlando. Nel 2009 organizziamo pertanto una prima Cena della Legalità, al Centro Sociale Grottarossa di Rimini. Partecipano i soci della Cooperativa, le cuoche e i volontari toscani che abbiamo conosciuto, amici ma soprattutto persone incuriosite dal progetto e altre che vogliono semplicemente aiutarci a sostenere in termini economici questa piccola splendida realtà.

Passa un altro anno e parallelamente alle attività per far conoscere la Coop. Lavoro e non solo, non si esaurisce l’esigenza di costruire qualcosa di più grande. Cominciamo, in buona sostanza, a volgere lo sguardo al nostro territorio. Realizziamo che il nostro impegno deve essere rivolto anche e soprattutto a casa nostra, nel cuore della riviera romagnola. E’ qui che le mafie di ogni estrazione geografica, nostrane ed internazionali, negli ultimi quarant’anni si sono divise il territorio e le rispettive vittime, saccheggiando letteralmente ciò che trovavano, con il benservito alle istituzioni locali.

In questo territorio, da un lato bagnato dal mare e dall’altro confinante con la Repubblica di San Marino, nel tempo sono riuscite a radicarsi le organizzazioni criminali di ogni provenienza geografica . Prima con l’invasione dei soggiornanti obbligati (molti dei quali con cognomi “noti”), poi con l’immissione dei capitali illeciti nel tessuto economico della zona, economicamente florida. Bische clandestine, night-club, alberghi, banche, finanziarie, fiduciarie, grigi prestanome e insospettabili professionisti. Nella patria per eccellenza dell’evasione fiscale, le mafie hanno trovato terreno fertile per proliferare ed espandersi.
Per anni il leit-motiv imperante è stato (ed è per certi versi, a sfregio dell’evidenza) quello degli anticorpi: a Rimini avremmo i famosi anticorpi democratici che impediscono alle organizzazioni criminali di penetrare nel territorio. Fare antimafia a Rimini non è semplice: omertà, indifferenza, individualismo, incapacità di cogliere la gravità del problema. Altrove, in realtà culturalmente più contaminate, è più facile radunare forze umane consapevoli della necessità di far fronte comune contro le mafie. Qui no.

 


Giovanni Tizian a Rimini


La situazione che troviamo quando cominciamo a fare attività a Rimini è questa. L’operazione Vulcano1 non è ancora scoppiata, quando a novembre 2010 organizziamo la seconda Cena della Legalità, che, ormai giunta alla quarta edizione, diventerà l’occasione per fare il punto della situazione, per ritrovare vecchi e nuovi amici da tutta Italia, ma soprattutto per abbracciare idealmente la cittadinanza riminese e metterla a conoscenza della realtà della Cooperativa “Lavoro e non solo”, alla quale viene puntualmente destinato il ricavato della Cena. E’ durante questi appuntamenti annuali che abbiamo il piacere di portare a Rimini ospiti come Pino Maniaci e Maurizio Torrealta.

Da quel momento cominciamo pertanto a lavorare su due fronti: da un lato organizzando incontri e lezioni in piazza in tutta la provincia con vari ospiti (tra i tanti, Piergiorgio Morosini, Nando dalla Chiesa, la “iena” PIF, Gaetano Alessi, Giovanni Tizian, Giovanni Spampinato, Salvatore Borsellino, Giulio Cavalli, Franco La Torre, i Modena City Ramblers, Dario Vassallo); dall’altro scrivendo articoli, dossier, facendo ricerche sul campo in tutta la provincia e a San Marino (conoscere il territorio è fondamentale), studiando le carte, seguendo in aula l’evoluzione giudiziaria dei processi (la maggior parte dei quali partirà a breve) che seguono alle operazioni condotte dalle Forze dell’Ordine in questa zona.

Alcune delle attività intraprese negli anni vengono definite addirittura “folli”. Il riferimento è a ciò che nell’autunno del 2010 chiamiamo Tour della Legalità. Dieci date, tra Nord e Sud Italia, per far conoscere la realtà della Cooperativa “Lavoro e non solo”, grazie alla musica dei Folli Folletti Folk, gruppo folk-rock riminese che si rende disponibile a partecipare a sue spese al progetto. Ed è così che tra novembre e dicembre ci troviamo a Bologna, Forlì, Milano, Fano, Firenze, Pisa (queste ultime due purtroppo annullate causa neve, ma questa è un’altra storia), per poi scendere fino in Sicilia a Capodanno, a bordo di un furgone preso a noleggio e carico di strumenti e sei musicisti. Il tutto si conclude, dopo 3 date, il 31 dicembre nella piazza “Falcone e Borsellino” di Corleone, con gli amici della Cooperativa corleonese.

 


Tour legalità

 

Nel novembre 2012, data la desolante assenza di un qualsivoglia proposta di contrasto alle mafie nei programmi dei 5 candidati alle primarie del centro-sinistra, promuoviamo l’appello “Ri-costruire l’antimafia”, con il quale lanciamo la sfida ad inserire 5 semplici punti, concreti e realizzabili, nel programma dei candidati. Beni confiscati, riforma del 416 ter, sgravi fiscali per attività che utilizzano prodotti dai campi confiscati. Alcuni dei punti vengono poi specificamente ripresi da diversi candidati nei propri programmi elettorali, oltre che da successive campagne contro la corruzione.

Nel giugno 2013 rendiamo finalmente pubblico il dossier sui beni confiscati nella provincia di Rimini. Si tratta di un lavoro di ricerca sia sul campo che sulle carte, con il quale per primi censiamo i beni presenti nel territorio riminese, ripercorrendo tutto l’iter che ne porta al sequestro prima e alla confisca poi, evidenziandone le difficoltà legate al recupero e al riutilizzo. Per renderlo più completo all’interno sono presenti anche contributi di amici e conoscenti, che si sono occupati e si occupano di questa tematica: tra tutti il pezzo di Giovanni Tizian sull’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati.

Nel 2013 vedrà infine la luce il documentario "Romagna Nostra: le mafie sbarcano in Riviera", progetto al quale ci siamo dedicati negli ultimi mesi e che ricostruisce la presenza mafiosa sul nostro territorio attraverso le vicende che hanno caratterizzato con maggiore violenza l'azione della criminalità organizzata tra Rimini, Ravenna e San Marino.

Diversi progetti in cantiere, molta strada fatta fino ad ora, ma la fine del percorso è ancora tanto, troppo lontana.


Patrick Wild


*Questo articolo è contenuto e originariamente pubblicato nel mensile della testata giornalistica DieciEVenticinque dedicato alle associazioni antimafia emiliano-romagnole e che potete trovare QUI

 

 

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