Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo

Rischio evasione e rischio mafia

Categoria: Rimini
Pubblicato Lunedì, 19 Agosto 2013 09:30
Scritto da Davide Vittori
Visite: 3366
Нравится

Evasione fiscale: una lotta impari

 

La zona quasi franca della Riviera per il riciclaggio di denaro sporco e il reinvestimento di capitali si arricchisce di due nuovi tasselli: le mani della criminalità organizzata sul settore turistico e l'evasione fiscale.

Nel primo caso, in primavera il prefetto aveva segnalato l'impressionante cifra di 200 passaggi di proprietà di strutture alberghiere in un anno: il campo si è ristretto a ben 10 passaggi di proprietà sospetti, di cui poco si sa.

 

Il fatto in sè è gravissimo ed evidenzia come Rimini non sia più un terreno di passaggio per la criminalità organizzata, ma sia divenuto un luogo adatto (e vedremo il perchè a breve) al reinvestimento nell'economia legale di capitali illeciti. Le mafie si stanno radicando ed è necessario usare il plurale dato che non vi sono conferme su "chi" stia investendo. E ci pare per lo meno affrettato di parlare di "camorra", quale unica organizzazione imputata di queste operazioni sospette, come ha fatto Il Resto del Carlino (cui va comunque il merito di aver trovato la notizia). Sappiamo che i Casalesi  & Co. fanno sempre notizia, ma senza dati precisi sarebbe bene essere cauti, soprattutto per il fatto che a Rimini mafia, 'ndrangheta, camorra e sacra corona unita hanno avuto spazio d'azione in diverse occasioni. La parola camorra in sé, non può divenire d'ora in avanti onnicomprensiva delle operazioni antimafia sul nostro territorio: non è solo un errore formale, ma anche contenutistico e rischia di inficiare la comprensione che nell'opinione pubblica si ha del fenomeno.

Sia come sia, rimane un fatto: dieci alberghi in questo istante potrebbero non svolgere l'attività di ricezione turistica, se non in second'ordine, ossia subordinata a ben altri interessi di "imprenditori" dal colletto nero, più che bianco.

Si diceva della Riviera come luogo adatto per il reinvestimento di capitale e qui arriviamo al secndo punto. Il Sole 24 Ore ha di recente stilato una classifica sul "rischio evasione" nei territori italiani. Rimini è al 70esimo posto, segno che l'evasione, come da anni viene certificato, non sia più una contingenza storica, ma un dato connaturato allo sviluppo riminese. Segno che non solo manca la fiducia nelle istituzioni (si pagano le tasse in cambio di rappresentanza e di servizi adeguati), ma che anche la coesione tra cittadini si sta sgretolando sempre più, lasciando il posto ad un bieco egoismo, che abbiamo imparato a conoscere con la peggior destra europea: io non pago se non pagano allo stesso modo gli ultimi, i rifiuti della modernità; se non colpite prima loro io mi sento in diritto di venir meno ai miei obblighi. D'altronde il presidente della Camera di Commercio stesso arrivò a giustificare l'evasione: dato che parliamo della stessa persona che ha usufruito dello scudo fiscale tremontiano per portarsi in Italia da San Marino milioni di euro si capisce anche il perché.

In questo contesto di mancanza di fedeltà fiscale e arrivismi solitari vari gruppi criminali sono riusciti negli anni a divenire incredibilmente sfrontati non solo nel settore del riciclaggio, ma anche in quello dell'usura e del racket (conditi con minacce e violenze di ogni tipo, anche regolamenti di conti sommari e omicidi).

Due fenomeni questi ultimi, impossibili da sconfiggere se un imprenditore non ha: a) fiducia nelle istituzioni preposte a reprimere il fenomeno, b) certezza del fatto che vi sia una comunità e non un insieme di singoli alle loro spalle. Proprio i due punti su cui dovrebbe far leva la lotta all'evasione. 

Buon Meeting a tutti.

Davide Vittori

 

Comments:

Download SocComments v1.3