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Rimini: nuova terra di confisca - Il nuovo Dossier del Gruppo Antimafia Pio La Torre

 

Negli ultimi anni in qualsiasi evento o incontro ci siamo trovati a partecipare abbiamo parlato dei beni confiscati e delle bellissime realtà, come la Cooperativa Lavoro e Non Solo di Corleone, che si impegnano a restituire alla cittadinanza pezzi di territorio che le erano stati ingiustamente sottratti dalla criminalità organizzata. Ma cosa c'entra tutto questo con Rimini?

Nel nostro territorio non esistevano solo sporadici episodi di riciclaggio? Purtroppo non è così. Il radicamento del potere mafioso si sta facendo sempre più stringente e la presenza di beni confiscati rappresenta un segnale tangibile di tutto questo.

Attualmente nella provincia di Rimini i beni confiscati alla criminalità organizzata sono quattro, essi sono equamente distribuiti tra Rimini (2), Bellaria (1) e Cattolica (1). Al momento nessuno di questi è stato riassegnato. A seguito delle numerose operazioni che hanno coinvolto la nostra provincia negli ultimi anni, ad esempio l'operazione Mirror giusto per segnalare la più recente, il comparto dei beni confiscati in provincia, purtroppo e per fortuna, è destinato ad aumentare.

 

 

Purtroppo perché essi rappresentano il segnale più evidente del crescente radicamento mafioso, e per fortuna perché la loro presenza mette in luce l'efficacia dell'azione di contrasto posta in essere dalle forze dell'ordine.

Partendo da tali presupposti appare lecito chiedersi che cosa è possibile fare. A nostro avviso un primo passo fondamentale è rappresentato dalla presa di coscienza da parte della cittadinanza della gravità del fenomeno, e dalla restituzione immediata di questi beni alla collettività affinché possano essere riutilizzati con finalità socialmente utili (come previsto dalle disposizioni presenti nella legge Rognoni – La Torre e 109/96).

 

 E' in questo contesto che si inserisce il Dossier su cui stiamo lavorando, anche avvalendoci del contributo di amici e giornalisti esperti nel settore, e che a breve renderemo pubblico. Esso riguarderà la storia di questi beni, come essi siano giunti nelle mani di soggetti legati alla criminalità organizzata, come siano stati sottratti dalle loro mani e, infine, come si sta svolgendo il lungo e complesso iter che porterà alla loro riassegnazione.

Con questo Dossier ci proponiamo di permettere a chi lo vorrà di “toccare con mano” la sostanza del radicamento mafioso affinché nessuno possa più dire con superficialità che quello della criminalità organizzata non è un problema prioritario del territorio riminese.

Esso inoltre rappresenta un auspicio, e un invito, rivolto alle autorità competenti affinché si adoperino perché questi beni possano essere restituiti alla collettività nel più breve tempo possibile, cosicché i simboli del potere mafioso si trasformino al più presto nei simboli della lotta e nel contrasto al fenomeno.

Questo è quanto successo in altri parti d'Italia; questo vorremmo che accadesse anche nella nostra provincia.


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