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Tra Rimini e San Marino: terre di libertà e infiltrazione mafiosa

Categoria: Rimini
Pubblicato Mercoledì, 15 Febbraio 2012 11:36
Scritto da Super User
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Infiltrazioni mafiose san marino
 
Questo articolo apparirà in questi giorni nella newsletter di Un'Altra Storia. L'associazione, nata nel 2006 per sostenere Rita Borsellino nella campagna elettorale per la presidenza alla regione Sicilia, ha come punti di riferimento l'antimafia e la legalità democratica. Punti questi che condividiamo in toto. 
 
 La leggenda vuole che Vespasiano abbia pronunciato la celeberrima frase “Pecunia non olet”; se davvero fosse così San Marino sarebbe uno Stato pressoché incontaminato da ogni cattivo odore. Tuttavia, non tutti i soldi sono uguali; non tutti i soldi sono inodore. Parte di quelli che transitano a San Marino, grazie al suo strettissimo segreto bancario, sono in odore di Mafia. Riciclaggio, si dirà. D’altronde pulire il denaro proveniente da attività illecite è la conditio sine qua non per penetrare nell’economia sana.
 
Ma il riciclaggio da solo non spiega perché Rimini e San Marino siano state protagoniste assolute nel 2011 per le operazioni antimafia. C’è dell’altro; e “l’altro” si chiama infiltrazione mafiosa. Stando all’ordinanza del GIP, l’operazione “Animal House” ha mostrato, per esempio, come la Sacra Corona Unita nella persona di Luciano Perfetto avesse intenzione di fare impresa in Romagna con il denaro proveniente dal traffico di stupefacenti, di cui l’organizzazione stessa detiene una grossa fetta di mercato in Riviera. E che dire dell’operazione “Criminal Minds”, dove coinvolti non sono solo affiliati alla Camorra, ma anche professionisti e imprenditori locali, nonché un uomo della guardia di finanza di San Marino? Ancora più inquietante è il ritorno di nomi noti alle cronache, come Giovanni Pascarella, coinvolto nel tentato omicidio Lentini, o Ardian Kazazi, spacciatore albanese ed ex intestatario di un appartamento confiscato a Cattolica. Per chi si sta occupando di Mafia da anni, queste operazioni non sono una sorpresa, al contrario dei soliti “beninformati” che rifiutano l’idea di un Nord mafioso quanto il Sud, quanto semmai risultano la conferma dei gridi di allarme lanciati da magistrati valenti, come Piergiorgio Morosini e a volte sottovalutati dalla classe dirigente locale. Classe dirigente che per fortuna oggi appare conscia del problema e vogliosa di contrastare questa piaga sociale ed economica. Perché a rimetterci dall’infiltrazione mafiosa non sono i collusi del posto, ma un’intera collettività schiacciata dal peso dell’illegalità.
 
 
 
Davide Vittori

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