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10.000 GRAZIE

Categoria: Rimini
Pubblicato Lunedì, 20 Febbraio 2012 20:54
Scritto da Super User
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Piano, piano. Un passo per volta. Alla fine siamo riusciti ad arrivare alle sospirate 10.000 visite nel nostro blog. Nello sterminato universo del Web esistiamo anche noi e per fortuna qualcuno se n’è accorto. Da un anno lavoriamo per questo blog; prima solo per pubblicizzare i nostri eventi in zir par la rumagna, sconfinando di tanto in tanto in insieme ai Folli Folletti Folk per qualche evento cultural-musicale. Poi anche per parlare della cancrena del nostro tempo, le infiltrazioni mafiose e l’insediamento sempre più preoccupante della criminalità organizzata nel nostro territorio. Nostro, perché alla terra in cui siamo nati e cresciuti, noi vogliamo tornare a parlare di economia, politica, ambiente, cooperazione e non di mafie. In fondo a noi piace pensare di avere un mandato a termine.
 
 
Quando la mafia e i comportamenti mafiosi saranno estirpati il G.A.P. non avrà più ragione di esistere e felicemente ci ritireremo a vita privata. Purtroppo, il percorso sarà lungo, anzi, lunghissimo e magari invecchieremo parlando di antimafia (o magari ci saremo rotti le scatole e ce ne andremo con la mafia ancora a sfruttare le ricchezze della nostra economia). In ogni caso ci proveremo a denunciare ciò che ancora non va nel nostro tessuto sociale e nella politica. Dall’evasione fiscale allo spaccio di droga, dal gioco d’azzardo al riciclaggio passando per le intimidazioni di stampo mafioso, che l’operazione Vulcano ha mostrato in tutta la loro crudele assurdità. Sono fenomeni con cui noi vogliamo fare i conti, guardandoli per quello che sono, vale a dire la testimonianza che non ci sono safe heaven in Europa e in Italia inattaccabili dal potere mafioso.
 
 

 

Il fatto che sia toccato al Nord Italia, all’Emilia Romagna e a Rimini non è semplicemente imputabile al refrain “il nostro tessuto sociale è impermeabile e qui la mafia non arriverà mai”; sarebbe semplicistico credere che sottovalutando un fenomeno,  questo per forza di cose giunga sino a noi. Certo è una concausa, come una concausa sono il soggiorno obbligato e una cultura poco limpida di certa (ma solo certa, per fortuna) imprenditoria arricchitasi con l’evasione fiscale. Questi elementi sono la sovrastruttura, secondo un’interpretazione marxiana. Il vero nodo, la struttura, è la ricchezza. Rimini è una terra ricca, confinante con una sorta di paradiso fiscale, dove ripulire denaro è facilissimo. È la forza della nostra economia, lo sviluppo creato dal dopoguerra ad oggi, che ha generato l’appetito mafioso per la Romagna. Con una provocazione, potremmo dire che le mafie sono una testimonianza di ciò che nel territorio ha funzionato. Arrivano perché ci sono soldi e benessere. Se Rimini fosse ancora nelle condizioni del 1946, avremmo visto la mafia incunearsi per gli appalti della ricostruzione, di certo non per ripulire denaro o per portarci una colonia di affiliati stanziali, come dimostrano le intercettazioni delle ultime operazioni.
 
 
Noi vogliamo guardare in faccia la realtà; parlare di mafia in una terra di turismo non sporca l’immagine di capitale del divertimento. Semmai la migliora, a contrario di quanto possa pensare qualcuno. Asserire che vi siano colletti bianchi, nostri compaesani e concittadini che preferiscono scendere a patti con certe personaggi, piuttosto che denunciarli, non rende demerito a Rimini. Semmai ne gli rende onore. Perché per non rinunciare a quanto di buono è stato costruito e per migliorare ciò che ancora non va, si deve partire dalle regole del gioco, uguali per tutti e accettate da tutti. E le regole sono democrazia, libertà (di competizione in un mercato) e diritti (dei lavoratori dipendenti come dei lavoratori autonomi). Tutte parole che non sono entrate nel vocabolario della mafia, che usa la violenza e l’intimidazione per far prevalere le proprie ragioni; che si serve di capitali frutto di estorsioni, riciclaggio e spaccio per vincere gli appalti con ribassi fuori dal mercato, uccidendo così artigiani e imprenditori che sul mercato fanno fatica a rimanere e che non hanno la liquidità a disposizione della mafia; che nelle imprese che controlla direttamente o indirettamente non ammette i sindacati, fa assumere i propri amici e corrompe i funzionari che dovrebbero vigilare su tali pratiche.
 
 
 
Il G.A.P., a trent’anni dalla scomparsa di Pio La Torre, il dirigente che ha dato la sua vita per sconfiggere il cancro mafioso e che è riuscito ad introdurre nell’ordinamento italiano il reato di associazione mafiosa, che per la prima volta toglie la roba ai mafiosi, restituendola ai cittadini onesti,  nel suo piccolo a questo immenso obiettivo: tre parole d’ordine valide a Rimini e ovunque nel mondo. Anche se non riesce sempre nei suoi intenti, va avanti. Come è giusto che sia.
SENZA IL SUPPORTO DI OGNUNO DI VOI, CI SAREMMO GIA’ FERMATI. GRAZIE.


Gruppo Antimafia Pio La Torre




P.s. Fin dall'inizio (2009) tutte le nostre iniziative sono state possibili a livello economico grazie all'auto-tassazione. Dalle principali fonti di guadagno, cene della legalità e banchetti,  abbiamo devoluto buona parte - se non tutto - alla cooperativa "Lavoro e non solo", affinché potesse ultimare la manutenzione di Casa Caponnetto a Corleone e l'acquisto di macchinari agricoli per il lavoro nei campi (una fresa). Il poco rimasto viene tutt'ora utilizzato per continuare le nostre attività durante l'anno, senza ricevere finanziamenti, rimborsi da bandi pubblici e/o sovvenzioni di alcun genere, senza ovviamente che noi vi ricaviamo qualcosa a titolo personale. Ora, se ritieni che le attività che portiamo avanti e gli ideali che sosteniamo meritino un contributo, un incoraggiamento ad andare avanti senza annaspare (siamo pur sempre ragazzi dai 20 ai 25 anni, nella maggior parte studenti-lavoratori), forniamo qua sotto il numero di conto corrente bancario per un eventuale bonifico. Grazie mille nuovamente.


IT96P0899524204019000034431

 
intestato a "associazione gruppo antimafia Pio La Torre"
 
 

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