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Rimini e le mafie d'azzardo

 
 
Rimini e le mafie d'azzardo

 

Stazione di Rimini, un pomeriggio d’estate.

Immaginiamo di trovarci al binario 2 e assistere all'arrivo puntuale del treno regionale Piacenza-Pesaro, quindi osservare un signore con la valigia che scende lentamente dal vagone e che cerca di non farsi schiacciare dalla folla di turisti già pronti per tuffarsi in spiaggia. Il signore percorre il breve sottopassaggio, risale le scale ed esce sul piazzale esterno, proprio davanti a una fila di taxi parcheggiati. Immaginiamo che in quel momento il signore venga fortuitamente urtato da un altro uomo che si sta recando in stazione. Accade che per quell'urto il signore si giri e noti finalmente la porta a vetrate scure, recante il divieto d'ingresso ai minori di anni 18.

Dietro la porta a vetri si trova una Sala Slot, dove in sostanza si gioca d'azzardo con le famigerate e ormai ben conosciute  macchinette: Videolottery (VLT), New Slot, etc. L'offerta è ricca e allettante. Per chi è in attesa di un treno o di una coincidenza, perché non ingannare il tempo sfidando la fortuna? 

E dire che le possibilità per riposarsi seduti in stazione a Rimini non sono poi tante, se si escludono le poche panchine messe a disposizione e un piccolo bar situato all'interno della stazione stessa. Manca infatti una vera e propria sala d'attesa. Pare che Centostazioni S.p.a., la controllata al 60% delle Ferrovie dello stato (il restante 40% è in mano ad Archimede1, a sua volta controllato da Save, Banco Popolare, Manutencoop e Pulitori & Affini S.p.a.), abbia confermato come nell'ambito dell'offerta commerciale della Stazione di Rimini sia prevista la creazione di una Sala Slot.

E la sala d'aspetto? Il deposito bagagli? Gli altri servizi essenziali?
Non è dato saperlo. 

La medesima reazione sbigottita e inerme sembra poi essere stata quella degli amministratori locali, tra cui l'assessore regionale al Turismo Maurizio Melucci (comunque di Rimini) e del vice-sindaco del Comune di Rimini Gloria Lisi. In precedenza c'è perfino stata un'interrogazione presentata dal consigliere comunale Pdl Gioenzo Renzi.

Un articolo di un paio di mesi fa riassume brevemente l'intera vicenda, per il resto chi vivrà vedrà.
 
Rimini e gioco d'azzardo, un binomio inscindibile e di consolidata tradizione.
Erano gli anni '80, quando la Riviera romagnola veniva celebrata e raccontata dalla cinepresa comica di Rimini, Rimini e dalla penna di Pier Vittorio Tondelli. Era la Rimini dei miti da cartolina e di playboy (primo fra tutti il famoso Zanza) e bagnini.
 
Negli anni '80 Rimini era anche mafia - campana e siciliana in primo luogo - che spaziava dai piccoli taglieggiamenti nei confronti dei locali notturni alla vendita delle prime partite di droga. Il culmine dello spaccio sarebbe poi stato raggiunto a cavallo tra anni '80 e '90: eroina e cocaina a fiumi nei locali della Riviera e nelle case dei riminesi (traffico ampiamente documentato e "censito" con la maxi-operazione Romagna Pulita dei CC di Rimini e Riccione)
 
 
                                                         (al centro, il Tebano, Angelo Epaminonda)
 
 
Ma la mafia a Rimini in quegli anni era anche e soprattutto sul tavolo verde del gioco: le bische clandestine, che garantivano profitti minimi da 220 milioni di vecchie lire al mese. Tra Rimini e Riccione le bische proliferavano in continuazione, tra pieno centro e lungomare: Piazza Cavour, Via Euterpe, Piazza Tre Martiri, Via Gambalunga, Viale Ceccarini a Riccione. A spadroneggiare era Il tebano, il catanese Angelo Epaminonda, venuto da Milano per fare sue le bische tra Imola e Riccione. Le rileva tutte, sottomette i gestori e ne ammazza due, il primo perché non voleva sottostare alle regole imposte e l'altro per dare una dimostrazione ad un altro gruppo di mafiosi. Si chiamavano Calogero Lombardo e Arcangelo Romano, uccisi nel 1983 e nel 1984. Uno a San Giuliano Mare, l'altro a Igea Marina. Circa la morte del secondo, per il quale sono stati condannati in via definitiva Vittorio Celone e Domenico Saccà - entrambi deceduti durante i vari gradi di giudizio - recentemente sono emersi nuove e strabilianti rivelazioni che indurrebbero a pensare che ad uccidere Romano sia stato un altro soggetto, anch'egli noto soggiornante obbligato a Rimini nonché assiduo trafficante di droga nei decenni passati. Nei confronti di Salvatore De Costanzo, questo il nome, la Procura ha aperto un fascicolo.
 
Quando poi il clan di Epaminonda verrà spazzato via dall'azione di contrasto delle forze dell'ordine nel settembre del 1984 (dapprima con gli arresti ai suoi uomini in Riviera, i quali avevano preso casa a Riccione), il vuoto al livello superiore delle bische verrà rapidamente colmato da altri siciliani. E chi per primo se non il gruppo di Giacomo Riina, zio del più famoso Toto u curtu, indiscusso capo dei corleonesi in Sicilia? Giacomo Riina già da vent'anni si trovava in Emilia-Romagna, a Budrio (vi era arrivato nel 1969), dove con l'aiuto di altri mafiosi di spessore "controllava tutte le attività criminali di Cosa Nostra in Emilia-Romagna".  Anche a Riina le bische fruttano, parecchio. I suoi esattori lo incontravano nei ristoranti di Cesenatico, Bellaria e Rimini per mostrargli le lucrose vendite derivanti dal controllo mafioso del tavolo verde. Una volta venne avvistato a San Giuliano, nel ristorante "Il Lurido"'. L'era di Giacomo Riina sulle bische non ha però vita lunga: riesce ad imporre la propria presenza a diversi locali nel ravennate, ma a Rimini sarà costretto a venire a patti con l'erede di Epaminonda, Jimmy Miano, nuova figura di riferimento dei cursoti catanesi a Milano e dell'autoparco Salesi. Sarà un altro ex appartenente al clan Fidanzati, Massimo Gambino (poi divenuto collaboratore di giustizia) a raccontare per filo e per segno dell'attività di Riina e dei cursoti, oltre che la circostanza dell'incontro pacificatore tra i due gruppi.
Si gioca molto a Rimini, e Miano vuole riprendersi ciò che gli spetta di diritto, le bische un tempo appartenute al Tebano.
 
 
Rimini e le mafie d'azzardo
                                              (a destra, il boss di Cosa Nostra in Emilia-Romagna, Giacomo Riina)
 
 
Tra il 1992 e il 1994 entrambi i due gruppi siciliani scompariranno dalla scena del crimine a seguito delle indagini sull'Autoparco milanese (il gruppo di Riina sarà inoltre coinvolto in ben tre indagini su un traffico internazionale d'armi, ai tempi ipotizzate come le stesse utilizzate per uccidere il giudice Falcone. La tormentata vicenda processuale, dopo esser passata dalle procure e dai Tribunali di Firenze e Milano, finirà a Bologna e successivamente arriverà a sentenza, davanti al Tribunale di Rimini, solo nel maggio 2008. Il cosiddetto processo "Calamita"). 
 
Sarà questa l'occasione per la scalata al potere del tavolo verde da parte della 'ndrangheta. E' Saverio Masellis, ex narcotrafficante dei primi anni '90 a Rimini (infatti già censito in "Romagna Pulita"), a riunire un gruppo di violenti criminali dai metodi spicci e mafiosi al fine di mettere mano sul gioco d'azzardo di tutta la Romagna. In pochi anni controlleranno tutte le bische da Bologna a Riccione, con il desiderio di scalzare anche i calasesi di Sandokan Schiavone da Modena: una bisca in centro a Rimini (viale Gambalunga), una in viale Ceccarini a  Riccione (il Circolo del Mare, ex circolo del Bridge), una a Bologna (Via Zago), altre quattro nel ravennate. I giocatori sono impauriti, ma continuano a giocare tanto. La concorrenza viene annientata, anche grazie a vere e proprie dimostrazioni di forza come due attentati intimidatori complete di sparatoria, come quella del 1999 davanti al Circolo San Vitale di Ravenna o alla saracinesca del Circolo "La Scranna" di Forlì, nel 2003. A mettere le manette alla propaggine della cosca crotonese la Magistratura e le Forze dell'ordine arriveranno solo nel Luglio del 2005, con l'operazione "Bastiglia". A mettere gli investigatori sulla pista del sodalizio criminale fu l'omicidio del cervese Gabriele Guerra, altro spacciatore già coinvolto nella gestione delle bische romagnole nella prima metà degli anni '90 tra Ravenna, Rimini e Cesena assieme a Luigi Di Modica, uomo di Epaminonda.

Guerra era rimasto in prigione per anni, a pagare il suo conto con la giustizia. Ma il vizio del gioco non gli era certamente passato e la sua conoscenza dell'ambiente delle bische era talmente riconosciuto ed "apprezzato", che una volta ottenuta la semi-libertà gli viene fatta una proposta, da parte di tre cervesi, di entrare a far parte dei titolari (ed anche come "garante") di un nuovo circolo, "Cittadino", che avrebbe dovuto aprire i battenti nel maggio 2003. Un'inaugurazione sfarzosa, i cui inviti vengono mandati anche a Emilio Fede e alla Miss Italia dell'epoca.

Ma quando la notizia della prossima apertura giunge all'orecchio dei "calabresi" di Riccione, cominciano i primi malumori. Le telefonate, le minacce per far sì che il circolo di Pinarella di Cervia non apra. La concorrenza in questo settore non è tollerata. Guerra, però, non si fa spaventare. E su quella torta vuole mangiare anch'egli ("E' giusto che in Romagna mangino anche i romagnoli").

Una sfida aperta e intollerabile per la 'ndrangheta. I tre sodali di Masellis, tutti 'ndranghetisti, lo crivellano di colpi con una mitraglietta Skorpion, nell'estate del 2003, fuori dalla sua abitazione a Pinarella di Cervia. Ergastolo per il killer del gruppo Francesco Mellino, così come per il mandante Masellis e il suo braccio dentro Giovanni Lentini. Questa la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Bologna, poi confermata e divenuta definitiva in Cassazione.
 
 
 
         (L'operazione Bastiglia del Luglio 2005, con la quale è stata sgomitata l'organizzazione criminale) 
 
  
Passano gli anni, cambiano i tempi e le mode ma i riminesi proprio non ne vogliono sapere di smettere di giocare. Una recente indagine del Sole 24 Ore ha stimato come Rimini si piazzi sul podio, in terza posizione assoluta, tra tutte le altre province italiane in termini di spesa per importo giocato. Un settore che in Italia arriva a fatturare 64 miliardi di euro l'anno, il 4% del Pil italiano. Non conosce crisi, ma al contrario proprio con la crisi si irrobustisce e guadagna.
 
Dicevamo, cambiano i tempi e le mode. Nell'era della tecnologia e della digitalizzazione estrema, anche il gioco d'azzardo si evolve: restano indietro le tradizionali e storiche bische, ormai retaggio di una cultura passata o dalla quale è difficile trarre vantaggio per la criminalità organizzata (risulta invece come quello delle bische rimanga un ambito interessato dai gruppi di origine cinese, soprattutto nel forlivese). Ci sono invece le già menzionate VLT, le New Slot, il Poker online. Una sconfinata terra di conquista, quella del digitale, dove le mafie d'ogni estrazione geografica possono conquistare quote di mercato. E' il far west. Anche perché i modi per frodare il sistema, i controlli dell'AAMS (l'amministrazione autonoma per i monopoli di Stato) sono tanti. Le ultime relazioni della DNA, Direzione Nazionale Antimafia, ne rendono conto di alcuni: imposizione di macchinette ai gestori, software sofisticati in grado di sfuggire al monitoraggio del computer centrale. 
Insomma, basta ingegnarsi.
 
Il gioco d'azzardo sulla riviera romagnola e a Rimini continua pertanto a far gola. A leccarsi i baffi questa volta sono i clan della camorra campana. In particolare, sono i clan della famiglia D'Alessandro-Di Martino, che volevano espandersi nel riminese, utilizzando soggetti "professionalmente inseriti in società concessionarie dello Stato per la raccolta e gestione di scommesse". Una vicenda raccontata nella maxi-indagine Golden-Gol2 (che porterà poi a scoprire scenari ancora più tetri ed ampi, come un omicidio commissionato ad un ravennate e il tentativo di inserirsi nel mercato della droga - e non solo - sulla riviera romagnola).
 
Una figura importante dell'organizzazione pare fosse tale Espedito Amodio, inserito all'interno del clan D'Alessandro con il compito preciso di fungere da vera e propria testa di ponte della cosca in relazione agli investimenti della stessa nella regione Emilia-Romagna. Amodio sfruttava la sua veste di dipendente di banca, all'interno della Cassa di Risparmio di Forlì e della Romagna, per consentire alla compagine camorrista di ottenere carte di credito ed effettuare operazioni bancarie irregolari e di vero e proprio riciclaggio.
 
Nell'ambito di questa inquietante vicenda, a far luce sull'esistenza di questo concreto interesse della camorra sul gioco d'azzardo a Rimini sono le parole vergate dal GIP di Rimini Stefania Di Rienzo, nell'ordinanza emessa dal Tribunale.

“..La pesante e sistematica infiltrazione della criminalità organizzata nel settore delle scommesse veicolate attraverso il controllo e la gestione di agenzie inserite nel circuito Intralott ed al diretto coinvolgimento in tale vicenda di D’Alessandro Vincenzo (figlio del fondatore dell’omonima cosca) il quale era direttamente interessato nell’apertura e gestione di due importanti centri Intralott a Rimini e a Gragnano intestati a soggetti che fungevano da meri prestanome”
 
In Via Coletti a Rimini, dunque, pare si giocasse forte. E sembra che ci avesse scommesso, perdonate il gioco di parole, anche la criminalità organizzata campana. 
 
Ma non è certo un caso isolato, quello delle scommesse clandestine a Rimini. Lo sapeva il Nucleo riminese della Guardia di Finanza, che il 1 Giugno 2012 ha scoperto un imponente giro di scommesse clandestine completamente illegale, all'interno del Bowling di Miramare. All'interno del locale, accanto a frementi scommettitori pregiudicati, c'era un software che elaborava autonomamente le scommesse. E l'AAMS? Non ne sapeva nulla. La Questura? Idem.
Pare infatti che il locale fosse regolarmente autorizzato per il resto dei giochi presenti, mentre era assolutamente privo di qualsivoglia autorizzazione per le scommesse. Evidentemente qualcosa non torna.
 
 
 
 
 
 
Questo breve excursus della storia del gioco d'azzardo nella provincia di Rimini dovrebbe indurre a riflettere sulle inevitabili conseguenze che una prolungata e incomprensibile sottovalutazione del fenomeno provocherebbe al nostro territorio. Vero è che non tutti i controlli di natura preventiva sono di competenza delle amministrazioni territoriali, ma sono demandati ad altri enti od organi (siano essi l'AAMS o la Questura). Rimane tuttavia l'obbligo morale, prima che politico, di monitorare passo per passo queste situazioni, senza trincerarsi dietro la fondata o meno scusante della mancanza di competenze e poteri. Il gioco d'azzardo e le sue implicazioni in termini sociali ed economici sono una posta troppo alta, soprattutto in un periodo come questo di crisi economica e tensioni sociali. Il ricorso al gioco d'azzardo come vincita probabile viene incentivata secondo una logica incomprensibile e sciagurata dallo Stato stesso, portando in determinati casi intere famiglie al lastrico e allentando i vincoli familiari e affettivi. Le recenti ricerche in tema hanno dimostrato lo stretto legame tra gioco ossessivo e patologie derivanti da questo. Anche in sede processuale è emerso come sia più facile per le organizzazioni di stampo mafioso inserirsi in questo ambito in presenza di elementi come questi che ne facilitano l'infiltrazione, anche nel gioco legale.
 
In tale ottica, la proposta del Gruppo Antimafia Pio La Torre per ogni amministrazione locale è di farsi carico di proporre campagne che invitino ad un gioco responsabile, predisporre puntuali attività di formazione all'interno dei programmi scolastici, esortare gli organi competenti ad un sistematico controllo delle autorizzazioni a carico dei punti scommesse e Sale Slot.
 
Non è solo un gioco.
 
 
Patrick Wild
 
 

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Gioco d'azzardo a Rimini - cronistoria



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