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San Marino esplode? Capitolo I

Categoria: Rimini
Pubblicato Giovedì, 20 Settembre 2012 04:30
Scritto da Patrick Wild
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San Marino esplode? Capitolo I
 
 
 
Proprio ieri, in data 18 Settembre 2012, la “Commissione consiliare (sammarinese ndr) sul fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata (a San Marino) con funzioni d’inchiesta relativa alla vicenda Fincapital”  ha presentato in Aula la relazione redatta nei mesi precedenti: 112 pagine di puro godimento. A seconda dei punti di vista, s’intende.
 
Da diverso tempo da più parti si attendeva il risultato dell’alacre lavoro d’inchiesta di questo team,  del quale fanno parte tutti i partiti/liste dell’attuale Consiglio sammarinese, come pure quel Marco Gatti che si è visto costretto a rassegnare le dimissioni a causa del terremoto mediatico provocato dalle indagini della Procura di Forlì nei suoi confronti. La relazione si occupa di indagare sui rapporti tra la Fincapital, i suoi soci, esponenti della criminalità organizzata campana (clan Vallefuoco e Stolder), dipendenti della pubblica amministrazione ed eminenti personalità della politica sammarinese, partendo di fatto dalle indagini avviate dalle Direzioni distrettuali antimafia di Bologna (Vulcano) e Napoli (Staffa).
 
Questo è il primo breve articolo dedicato all’esame di tale relazione (e delle reazioni dei diretti interessati, probabilmente l’aspetto sociologicamente più interessante da prendere in considerazione), mentre gli altri saranno pubblicati a cadenza quotidiana, affrontando volta per volta un profilo diverso e specifico dell’intera vicenda.
 
 

 

A San Marino c’è lavoro per tutti
Il primo aspetto di cui ci occuperemo riguarda la vivace attività edile sul Titano, a cui la finanziaria Fincapital (nelle mani del notaio Livio Bacchiocchi) sembra particolarmente interessata. Parlare di superficiale interessamento è tuttavia un’espressione fuorviante, che non fotografa nemmeno alla lontana lo sviluppo sproporzionato che questo settore ha avuto a San Marino a partire dai primi anni 2000. Non a caso, nel descrivere puntualmente tale situazione, la Commissione antimafia ricorre ad un termine ben preciso:
 
“Il furore edificatorio al quale è stata sacrificata una parte cospicua del territorio della Repubblica negli ultimi venti anni, ha riguardato, fra l'altro, anche la nascita di "strani" cantieri edili facenti capo sempre agli stessi soggetti economici, collegati ad alcune società finanziarie che foraggiavano in solido queste attività.Il mondo dell'edilizia richiede, infatti, l'impiego di grandi risorse economiche ed era inevitabile che, prima o poi, attirasse l'attenzione di capitali illeciti - immessi in un settore la cui espansione pareva essere senza freni - per essere ripuliti”
 
E’ molto interessante l’espressione utilizzata dalla Commissione - “furore edificatorio” - ad indicare una situazione palesemente (ma non per tutti) sospetta e di squilibrio, in uno staterello di trentamila anime, 12 banche e 52 finanziarie. A parte i giornalisti de L’informazione di San Marino, infatti, ben pochi si sono posti delle domande sugli oltre 9000 appartamenti sfitti edificati all’interno dell’antica terra della libertà. E che costruiscono a fare, direte giustamente voi. Seguendo le linee della Commissione, leggiamo inoltre:
 
“Soggetti legati alla malavita organizzata hanno operato per il tramite di società a responsabilità limitata, amministrate da prestanome, che hanno procurato, per le decine di cantieri aperti o in attesa di essere allestiti, manovalanza a basso costo con il sistema dei subappalti, proveniente dalle stesse località interessate dalle cosche. L'esplosione del settore ha provocato l'aumento dei prezzi dei terreni e degli immobili in generale; condizione che ha consentito la facile ripulitura d'ingenti quantità di denaro da un lato, e lucrosi investimenti per gli operatori economici, dall'altro
 
Il meccanismo appena descritto non pone dubbi apparenti: è un modus operandi familiare, attraverso il quale questi "soggetti" ottengono – con le dovute proporzioni – un certo profitto. Come dovrebbe apparire ovvio, gli effetti devastanti dovuti all’ingresso delle mafie nel sistema economico sammarinese non tardano a manifestarsi in tutta la loro evidenza. Lasciamo spazio ancora una volta alle osservazioni della Commissione antimafia:
 
“La concentrazione della maggior parte del mercato in pochi imprenditori ha creato condizioni di monopolio di fatto, che ha reso "normale" l'apertura contemporanea di un numero esorbitante di cantieri da parte di uno stesso imprenditore - ancorché l'operatività fosse assicurata da diversi soggetti economici comunque a lui riconducigli - che [..poi] ha lasciato incompiuti, con la conseguenza che le piccole imprese indipendenti che sinora hanno prestato la loro opera rischiano l'insolvenza a causa del mancato pagamento, e gli acquirenti vedono il rischio concreto di perdere le somme pagate a titolo di anticipo"
 
Controllori e controllati
Ma l’aspetto più interessante di questa prima parte – a nostro avviso – è quello evidenziato dalla Commissione sotto la voce “Fincapital: rapporti con la pubblica amministrazione”. E’ in questo capitolo che si dà conto di una “consolidata pratica illecita in tema di sicurezza sul lavoro ed in particolare sulla sicurezza nei cantieri edili”.
 
Succede che, per evitare di ricevere visite di controllo sui luoghi di lavoro (o meglio, per averne la certezza), alcuni imprenditori corrispondevano compensi in denaro a pubblici funzionari compiacenti. Tali compensi venivano consegnati con cadenza mensile, in contanti, dalle imprese agli ispettori che in cambio evitavano di recarsi nei cantieri interessati e di “creare problemi (sic.)”. Si noti come la pratica fosse considerata assai diffusa e ben nota da molti operatori del medesimo settore. Un teste arriva addirittura a commentare lapidario come vi fosse la corruzione più totale, con i soldi utilizzati per l’atto corruttivo che venivano prelevati direttamente in contati dai conti correnti aziendali.
 
Ma chi sono questi sedicenti controllori, pubblici funzionari compiacenti? Uno dei teste ascoltati dalla Commissione assicura con certezza che si trattasse di dipendenti statali e ricorda altresì che fossero quelli “che dicono di mettersi i cartelli tipo ‘uscita di sicurezza’ “.
 
E come avvenivano gli accordi con questi compiacenti signori? Sempre il teste racconta che talvolta i soldi transitavano nelle mani di un intermediario interno alla società, prima di giungere nelle mani dei diretti interessati. Altre volte questi ultimi risparmiavano addirittura la fatica ai primi e venivano loro stessi a riscuotere la somma pattuita. Se poi qualcuno si chiedesse come avveniva la finzione dei controlli, è presto detto: nessuno è mai andato a controllare. Se venivano era perché chiamati dalle società e loro andavano solerti per far vedere che controllavano. Uno dei testi ha raccontato di non aver mai visto un controllo in 8-9 anni.
 
Il menù
Arrivati a questo punto viene naturale chiedersi a quanto ammontasse tale pratica corruttiva. Bene, in apparenza sembra non vi fosse una tariffa prestabilita. C’è chi pagava 3-400 euro al mese, chi ne sborsava 500-800 con cadenza mensile.
 
Uno dei testi racconta tuttavia di come in realtà esistesse un vero e proprio tariffario da applicare alle società e alle imprese che volessero evitare alcuni problemi dovuti ai controlli sul luogo di lavoro. Nello specifico, questo testimone pagava per conto della sua società 1000 euro ogni due mesi. Spiega infatti che il tariffario prevedeva un pagamento di 500 euro al mese se si trattava di una piccola attività, 1200 se grossa. E c’è ancora chi dipinge i criminali come menti rozze e poco votate allo spirito d’impresa. Formidabile poi come vengono denominate queste tangenti: “spese per la consulenza”. Meno entusiasmante è la considerazione di quanto valga a San Marino il prezzo della dignità e dell’onestà: 3-400 euro al mese. 500 se va bene.
 
 
 
Livio l’ingenuo
 

  


San Marino esplode? Capitolo I         
 
 
In tutto ciò, l’attenzione è come sempre guadagnata da Livio Bacciocchi, che non manca di offrire il suo punto di vista sui fatti, ascoltato dalla Commissione antimafia. Alla domanda se avesse mai dato disposizioni di pagamenti di denaro a dipendenti pubblici, al fine di evitare o pilotare i controlli sui cantieri, il notaio cade letteralmente dalle nuvole: risponde che una volta acquisite le società 4L e Progerna (poi diventate Finedil e Investimenti Immobiliari) gli viene riferito che prima sì, c’era questa situazione. Lui tuttavia non è mai entrato nella gestione diretta, né ha mai guardato le casse di queste società. Livio non ha mai saputo nulla.
 
Ad un certo punto, Livio l’ingenuo passa al contrattacco: alla Fincapital non è mai successo nulla del genere e a anzi, considerate tutte le vicende subite dalla stessa, tante sono state le multe e i sequestri, forse è addirittura il contrario.
 
Di certo ci troviamo di fronte ad una personalità complessa e poliedrica: un notaio-imprenditore (spericolato), che non risultava avere nessun ruolo di responsabilità all’interno di Fincapital ma la quale clientela era di fatto la stessa dello studio notarile del Bacciocchi. Un finto ingenuo, che ha 52 cantieri aperti e che non desta alcun sospetto ai politici che lo frequentano.
Altrettanto avvilenti sono le considerazioni finali della Commissione antimafia, che vale la pena richiamare interamente:
“Significativo che la pratica sia ampiamente conosciuta e non denunciata, a dimostrazione che certi comportamenti non solo vengono tollerati, ma anche accettati e condivisi da molti”
 
Ma questo è solo un primo livello, in confronto a quanto rimane da raccontare. Le pratiche diffuse d’illegalità all’interno dell’ambiente imprenditoriale e della pubblica amministrazione danno certamente una misura parziale del senso di legalità e del rispetto delle regole a cui si fa riferimento sul Titano. Ciò non esaurisce l’elenco delle nefandezze, soprattutto per quanto riguarda i livelli superiori della sfera pubblica. Come vedremo nei prossimi giorni, se la società è lo specchio dei politici – e viceversa (per quanto non si debba fare assolutamente di tutta l’erba un fascio, come abbiamo visto e ripreso nella nostra incursione) – non bisogna stupirsi per l’ennesima volta della facilità con cui la criminalità organizzata è riuscita a penetrare prima nel tessuto economico e poi in quello sociale dell’antica terra della libertà. A domani.
 
 
Patrick Wild
 

P.s.
Questo è il montaggio elaborato dalle riprese effettuate ieri pomeriggio durante la nostra "incursione" in terra sammarinese, in occasione del presidio della società civile e dei vari movimenti davanti alla sede del Consiglio Grande. Vuole essere un tentativo di fotografare la situazione tramite altri supporti oltre al contributo di carta. Buona visione e buona lettura.
 
 
 
 

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