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Buoni propositi antimafia per Rimini nel 2013

Categoria: Rimini
Pubblicato Lunedì, 03 Dicembre 2012 15:49
Scritto da Super User
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Buoni propositi antimafia per Rimini nel 2013
 

 

Il 2012 sta per chiudersi. Sta per chiudersi un biennio traumatico per Rimini, per San Marino e per la nostra regione, l’Emilia Romagna per il radicamento mafioso sul territorio. Dall’Operazione Vulcano, passando per Staffa, Animal House, Il Principe e la Ballerina, Criminal Minds e tutte le altre operazioni che hanno avuto luogo nella nostra regione,  di cui abbiamo parlato nel corso degli anni e su cui hanno indagato anche altre associazioni e giornalisti che hanno prodotto Dossier a livello regionale su questo tema. 
 
Per il 2013 crediamo sia venuto il tempo di un cambio di marcia netto e radicale, che possa finalmente riportare il tema della lotta alla Mafia come prioritario nel nostro Comune e nella nascitura provincia romagnola. Gli interventi, oltre alle leggi regionali riguardanti gli appalti e la promozione della cultura della legalità, sono semplici e possono essere implementati con celerità.
 
  1.   Innanzitutto, il capitolo relativo ai Beni Confiscati nel nostro Comune e nella nostra Provincia.

    In particolare nel Comune di Rimini vi è un appartamento in Via Gounod 1. Tale appartamento è gravato da ipoteca alla Banca Unicredit: noi riteniamo che sia un investimento che si possibile affrontare per la città di Rimini. Non vogliamo lanciare alcun tipo di appello per togliere risorse dedicate alla promozione turistica per riscattare l'ipoteca. Tuttavia, poichè presumibilmente si tratterà di un prezzo di qualche centinaia di migliaia di euro,  la spesa è sostenibile magari con un consorzio in cui presenti sono partecipate dal Comune o dalla Provincia, come l'ACER la Camera di Commercio ecc...Non ultima la Regione Emilia-Romagna, dal momento che proprio la Legge regionale n.3/2001 prevede un contributo economico per la specifica manutenzione/recupero di tali beni . Intanto sarebbe opportuno che l’assessorato competente prepari al meglio la delibera di destinazione, una volta che il Comune riceverà il bene confiscato (cosa che siamo fiduciosi avvenga, una volta manifestata la volontà - prettamente politica e solo relativamente legata a questioni di bilancio - di investire sull'antimafia). Vorremmo sottolineare che molteplici potrebbero essere gli usi che si potrebbero ricavare anche da un “misero” appartamento: da casa adibita alle emergenze abitative (come ha fatto il comune di San Mauro Pascoli), a luogo di ricovero per donne che, subendo violenza domestica, si trovano temporaneamente in una situazione di impossibilità a ritornare nella propria dimora, a luogo per i rifugiati politici che scappano da guerre, massacri e devastazioni. In tal senso il riutilizzo a fini sociali di tale bene costituirebbe un fondamentale presidio di legalità. Preparare una delibera che dia un indirizzo politico sulla strada da seguire per la gestione del Bene permetterebbe senza dubbio risparmiare prezioso tempo “burocratico” e ridare alla cittadinanza ciò che le spetta.                                                                                                                                                                                      


    Lo stesso discorso vale per l’appartamento e il box-garage siti in Via Ex-Saludecese a Cattolica, confiscati al mafioso albanese pluripregiudicato (e indagato nell'operazione Criminal Minds) Ardian Kazazi. Si tratta di beni che lo stato aveva destinato alla guardia di Finanza, la quale non ne ha fatto uso e intende restituirli allo Stato che, a sua volta, li girerà al Comune. Anche qui chiediamo che si pongano delibere comunali d’indirizzo sul futuro del bene per poter risparmiare tempo. I beni confiscati a Bellaria (Taverna degli Artisti) e a Covignano alla famiglia Muto di Certaro (Coinvolti in tre importanti operazioni: Cartesio, Hummer, Tela di Ragno) dovrebbero anch'essi poter essere destinati. Non sappiamo se i gestori del ristorante possano continuare a fare il loro lavoro nonostante il bene sia stato confiscato, come paventato da qualche giornale. Se è riconosciuta la loro buona fede è giusto che lo facciano, a patto però che sia visibile a tutti i cittadini di Bellaria chi aveva acquistato quel bene e quale sia stata la storia criminale celata dietro questo personaggio. Lo scopo è non fare la medesima fine di Cesenatico, dove uno dei beni confiscati più imponenti della regione Emilia-Romagna e confiscato alla Banda della Magliana, da oltre 10 anni è sostanzialmente bloccato e lasciato allo sfascio.


  2.  È necessario più che mai monitorare i passaggi di proprietà specie in zone turistiche come quella della Riviera, dove Hotel, appartamenti, discoteche, pub ecc. passano, da alcuni anni a questa parte, di gestione in gestione con una strana velocità (per rendersene conto è sufficiente leggere i dati inerenti al 2011 e al primo semestre del 2012). Colpa della crisi? Può darsi, ma sarebbe bene accertarsene perché molti passaggi di proprietà potrebbero essere anche indice di riciclaggio di denaro, al pari del crescente numero di appartamenti sfitti. Reggio Emilia e San Marino in questo senso han dimostrato come dietro una costruzione imponente (e molto poco razionale, in termini di consumo del territorio) di appartamenti si celasse l’ombra, nemmeno troppo velata, degli interessi della Criminalità Organizzata che utilizzava il reparto costruzioni, largamente inteso, per ripulire denaro proveniente da attività illecite. E che dire di aziende, se ve ne sono (ma alcuni segnali fanno propendere per la loro esistenza), piccole imprese (dai bar ai negozi di abbigliamento, per fare esempi disparati) che sopravvivono con molti dipendenti a carico, ma che agli occhi di chi sta sul territorio non riescono ad avere mai una clientela sufficiente per  sopravvivere specie se i locali non sono di proprietà? È necessario monitorare questi fenomeni, non perché indichino automaticamente la presenza della criminalità organizzata, ma perché situazioni anomale possono essere delle spie di radicamento mafioso. Non va dimenticato infatti che se i beni confiscati a Rimini di cui si è fatta menzione sono appartamenti, dall’altro lato vi sono state anche due aziende confiscate nella provincia di Rimini (una a Bellaria e una a Cattolica).


  3. Si dovrebbe anche monitorare il settore relativo agli appalti e ai subappalti. L’utilizzo sempre più diffuso della buona pratica dell’offerta economicamente più vantaggiosa, a fronte del massimo ribasso, è un passo in avanti notevole, da questo punto di vista, ma serve di più anche su questo fronte. Ad esempio è necessario capire come aziende del territorio (o di nuova costituzione) possano vincere appalti con ribassi strutturali troppo elevati, tali da far ritenere altri operatori che sia impossibile con quella spesa poter rimanere sul mercato. Questione di incapacità nell’abbassare i costi e trarne comunque profitto? Può darsi: però, siccome stiamo parlando di imprese che potrebbero vedersi danneggiate notevolmente in caso di mancanza di appalti (anche quelli  tra privati), è necessario aver testimonianza diretta della liceità completa dei vincitori degli appalti, in modo da non falsare il meccanismo di libera concorrenza.


  4. Investire, investire, investire. Dove? Sulla promozione di una cultura della legalità inclusiva che possa far sentire le giovani generazioni (italiane e non – dato che la tratta dei clandestini è un business fiorentissimo per le mafie) parte di una comunità di valori sani e fortemente legati alla Costituzione Italiana. Legalità non significa rispetto pedissequo delle leggi (altrimenti Mandela all’epoca dell’apartheid sarebbe stato il principe dell’illegalità): significa avere un comportamento critico, ma rispetto dei principi che fondano il nostro viver comune. Su questo dovremmo riflettere noi e tutti i ragazzi che, come noi, cercano un futuro distante dalla criminalità organizzata. Come amava ricordare il compianto padre del pool antimafia Antonino Caponnetto: "La mafia teme la scuola più che la giustizia". Sono necessari progetti ragionati e a lungo termine all'interno delle scuole riminesi, che portino a formare nei ragazzi una coscienza civile e la consapevolezza di quanto accade intorno.


  5.  Data la nostra vicinanza a San Marino, vorremmo che il 2013 e il nuovo Consiglio Grande Generale implementasse sul Titano la legislazione italiana antimafia nell’ordinamento sammarinese, dopo l'approvazione di leggi speculari al 416bis e 416ter a maggio di quest'anno. Si rende altresì necessario operare affinché migliori ulteriormente la collaborazione tra Forze dell’Ordine e Magistratura italiana e sammarinese, onde evitare analoghi fatti incresciosi accaduti negli ultimi anni (difficoltà nel procedere al sequestro dei beni dei clan della ‘ndrangheta a Rimini (vedi Saverio Masellis), rogatorie continuamente rigettate (vedi operazione Re Nero/Varano)

 

C’è qualche consigliere comunale, provinciale, regionale, o un parlamentare sammarinese pronto ad aiutarci concretamente su questi punti?


Buoni propositi antimafia per Rimini nel 2013
 
 
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