Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo

San Marino esplode? Capitolo I

 

 
 
 
Proprio ieri, in data 18 Settembre 2012, la “Commissione consiliare (sammarinese ndr) sul fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata (a San Marino) con funzioni d’inchiesta relativa alla vicenda Fincapital”  ha presentato in Aula la relazione redatta nei mesi precedenti: 112 pagine di puro godimento. A seconda dei punti di vista, s’intende.
 
Da diverso tempo da più parti si attendeva il risultato dell’alacre lavoro d’inchiesta di questo team,  del quale fanno parte tutti i partiti/liste dell’attuale Consiglio sammarinese, come pure quel Marco Gatti che si è visto costretto a rassegnare le dimissioni a causa del terremoto mediatico provocato dalle indagini della Procura di Forlì nei suoi confronti. La relazione si occupa di indagare sui rapporti tra la Fincapital, i suoi soci, esponenti della criminalità organizzata campana (clan Vallefuoco e Stolder), dipendenti della pubblica amministrazione ed eminenti personalità della politica sammarinese, partendo di fatto dalle indagini avviate dalle Direzioni distrettuali antimafia di Bologna (Vulcano) e Napoli (Staffa).
 
Questo è il primo breve articolo dedicato all’esame di tale relazione (e delle reazioni dei diretti interessati, probabilmente l’aspetto sociologicamente più interessante da prendere in considerazione), mentre gli altri saranno pubblicati a cadenza quotidiana, affrontando volta per volta un profilo diverso e specifico dell’intera vicenda.
 
 

Loro distruggono e la scuola speriamo ricostruisca

 

Antonino Caponnetto


Per chi fa antimafia con costanza certe frasi divengono quasi dei ritornelli ripetuti da benpensanti e non in ogni occasione disponibile. Una di queste è sicuramente è quella pronunciata dal giudice Antonino Caponnetto che suona più o meno così: la mafia teme più la scuola della giustizia.
 
Non ricordo la prima volta che l’ho sentita, ragion per cui suppongo che non vi abbia prestato molta attenzione. Ricordo però quando ho dovuto rifletterci per la prima volta: durante una lezione in piazza organizzata dal G.A.P. con ospite Gaetano Alessi, un giornalista con la schiena dritta e nostro grande amico. Ho iniziato a pensarci la sera dopo questa lezione perché lui, Gaetano, era, anzi è, solito ripetere questa frase, ma respingeva il titolo di “professore” che gli veniva per errore affibbiato quando presentava il primo dossier sulle mafie in Emilia Romagna realizzato nel 2011 grazie al contributo dell’associazione NoName di Bologna. Fossi stato in lui un po’ me la sarei tirata e ne sarei stato orgoglioso. Se la scuola teme più la Mafia della Giustizia allora perchè non fregiarsi del titolo ottenuto sul campo? Se Valentino Rossi è laureato honoris causa insieme a Vasco...
 In ogni caso qualcosa strideva: lui ripete che la mafia teme più la scuola della giustizia, ma a parte i dossier aveva esperienze dirette? Aveva contatti con professori o aveva scelto una carriera universitaria, un dottorato, il corso di scienze della formazione? Non se sono sicuro, ma mi pare di no. Eppure era una frase che ritornava spesso nei suoi discorsi.
Noi a Rimini siamo oggettivamente fortunati: le scuole funzionano bene, hanno discreti servizi e offrono un buon livello di preparazione stando alla mia esperienza personale. Si fa anche educazione civica e talvolta si parla anche di attualità. Forse in Sicilia, dove Gaetano è nato e cresciuto non è così. In fondo un recente sondaggio fatto sull'isola mostrava come Falcone e Borsellino venissero considerati a dir bene degli illusi a combattere la Mafia.
 Eppure, non ho capito come potesse la mafia temere più la scuola che la giustizia. La giustizia e giudici infami rappresentano lo Stato da combattere per i mafiosi, perchè è la bilancia calibrata per essere perfettamente in linea in uno stato di diritto a decidere delle sorti del mafioso e dei suoi beni (grazie alla legge Rognoni-La Torre, per la cronaca), non la scuola. L’ho capito tardi il perché. Ma alla fine ci sono arrivato.
 
 

21 Marzo: tra memoria e nuovo slancio

 

 
 
 
 L’inizio della primavera simboleggia nella storia umana la rinascita, un nuovo inizio dopo l’inverno. Per la lotta alla mafia, il 21 Marzo è qualcosa di più: è il giorno del ricordo di tutte le persone morte per mano della criminalità organizzata; è il giorno della rincorsa per una maratona senza sosta, caratterizzata da un sempre rinnovato slancio, che avrà luogo per tutto il resto dell’anno; è la speranza che quell’elenco non debba mai più essere aggiornata e che ad ogni vittima sia concessa una “giustizia giusta”, che accerti le responsabilità e le verità dei tanti episodi oscuri della nostra patria; è, infine, il giorno dei familiari delle vittime a cui le mafie hanno strappato prematuramente un caro.
 
La Giornata. Sebbene non ancora riconosciuta da una legge nazionale, la regione Emilia-Romagna ha invece istituito questo giorno come “Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie e per la promozione della cittadinanza responsabile”.
 
Rimini. Per il Gruppo Antimafia Pio La Torre, come per tutte le sigle che si riconoscono in questa giornata, il 21 Marzo è dunque un’occasione di impegno e per guardarsi dentro, in casa propria, dove le mafie sembrano nascondersi sino a quando un’operazione di polizia le riporta alla ribalta della cronaca. Nel 2011 Rimini ha toccato con mano cosa significa un potere mafioso radicato (e non semplicemente infiltrato) nel territorio: pestaggi e minacce, dossieraggio e colletti bianchi, riciclaggio e investimenti. Un’ordalia di illegalità emersa inequivocabilmente e su cui è necessario agire con chiarezza e determinazione a partire dall’istituzione dell’Osservatorio Provinciale.
 
Tanto da fare. Un Osservatorio che ci auguriamo possa avere le risorse umane e materiali per poter essere il faro della lotta alla criminalità organizzata. Vorremmo anche poter veder realizzata la cessione al Comune di Cattolica dell’appartamento e del box garage confiscati al boss mafioso Ardian Kazazi e vorremmo che subito il Comune si adoperi alla ri-assegnazione per scopi sociali di tali beni.
 
La nostra Provincia ha ancora molto cammino davanti a sé: ancora troppo vasto è l’humus della piccola illegalità fatta di lavoro nero, evasione fiscale e comportamenti eticamente deplorevoli. Troppo semplice pararsi dietro lo scudo della giustizia ordinaria per apparire onesti; l’onestà non è semplicemente essere innocenti di fronte alla dea bendata dei tribunali: onestà è ergersi ad esempio per la cittadinanza non avendo paura di affrontare le proprie responsabilità. Forse è vero che la distinzione manichea tra buoni e cattivi è sin troppo “giustizialista”, ma è altrettanto vero, come ci ricorda Don Ciotti, che non è solo la mafia il cancro da temere, ma la zona grigia che sta in mezzo, quella che non si schiera con la Mafia, anzi ne ha un rigetto istintivo, ma al contempo non rinuncia all’ambiguità morale di alcune leggi per profitti personali.
 
 

Rimini e le mafie d'azzardo

 
 
Rimini e le mafie d'azzardo

 

Stazione di Rimini, un pomeriggio d’estate.

Immaginiamo di trovarci al binario 2 e assistere all'arrivo puntuale del treno regionale Piacenza-Pesaro, quindi osservare un signore con la valigia che scende lentamente dal vagone e che cerca di non farsi schiacciare dalla folla di turisti già pronti per tuffarsi in spiaggia. Il signore percorre il breve sottopassaggio, risale le scale ed esce sul piazzale esterno, proprio davanti a una fila di taxi parcheggiati. Immaginiamo che in quel momento il signore venga fortuitamente urtato da un altro uomo che si sta recando in stazione. Accade che per quell'urto il signore si giri e noti finalmente la porta a vetrate scure, recante il divieto d'ingresso ai minori di anni 18.

Dietro la porta a vetri si trova una Sala Slot, dove in sostanza si gioca d'azzardo con le famigerate e ormai ben conosciute  macchinette: Videolottery (VLT), New Slot, etc. L'offerta è ricca e allettante. Per chi è in attesa di un treno o di una coincidenza, perché non ingannare il tempo sfidando la fortuna? 

E dire che le possibilità per riposarsi seduti in stazione a Rimini non sono poi tante, se si escludono le poche panchine messe a disposizione e un piccolo bar situato all'interno della stazione stessa. Manca infatti una vera e propria sala d'attesa. Pare che Centostazioni S.p.a., la controllata al 60% delle Ferrovie dello stato (il restante 40% è in mano ad Archimede1, a sua volta controllato da Save, Banco Popolare, Manutencoop e Pulitori & Affini S.p.a.), abbia confermato come nell'ambito dell'offerta commerciale della Stazione di Rimini sia prevista la creazione di una Sala Slot.

E la sala d'aspetto? Il deposito bagagli? Gli altri servizi essenziali?
Non è dato saperlo. 

Sempre sui Parcheggi in mani sbagliate a Rimini

 

Parcheggio Rimini

 

In merito alle parole dell'assessore Biagini e alla lettera dell'Agenzia della Mobilità, vorremmo chiarire quanto segue.
Premesso che ringraziamo l'assessore per le parole di verità su tale preoccupante situazione ci teniamo a ribadire che se arriveranno conferme (che noi vogliamo che arrivino immediatamente) sull'interdittiva emesse nei confronti di Urbania a causa dei presunti legami pericoli di una sua consorziata, nonostante manchino pochi mesi alla scadenza del contratto, i provvedimenti di sospensione andranno presi un minuto dopo l'eventuale e malaugurata conferma. Anche se dovesse mancare un giorno alla fine dell'appalto di Urbania. 


Si devono dare segnali forti e chiari alla comunità di Rimini: il Gruppo Antimafia Pio La Torre non vuole colpevolizzare nessuno; il garantismo in una situazione del genere è d'obbligo. Tuttavia a causa della situazione creatasi riteniamo quanto mai opportuno, come principio di precauzione, che vengano sospesi i servizi erogati da Urbania sino a che la situazione non verrà chiarita; noi tutti ci auguriamo che le imprese coinvolte possano dimostrare la loro totale estraneità ai fatti contestati.


Di seguito riportiamo l'articolo preso di Andrea Lattanzi su Libertas.sm

L'informazione di S.Marino: intervista al procuratore capo Giovagnoli

 
Giovagnoli
 
 
Riportiamo un'intervista fatta dai sempre ottimi giornalisti de "L'informazione di S.Marino" al procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, pubblicata oggi.
Nell'intervista si può leggere delle ultime indagini che hanno coinvolto a vario titolo S.Marino, da Criminal Minds a Black Hawks. Non ultimi, i rapporti tra Italia-S.Marino e prospettive di cambiamento.
 
 
Partiamo dall’indagine Criminal Minds. Nelle carte emerge un presunto giro di corruzione di giudici e militari, sia a San Marino che in Italia. Vi sono novità al riguardo?“Sono emerse delle corrispondenze tra imputati in cui sembra che esista un giro di questo genere. Però c’è anche una versione, che sta venendo fuori da alcuni di questi imputati, che prospetta una truffa o un millantato credito. Ovvero pare che alcuni indagati facessero credere di avere una rete di collegamenti sia con funzionari dello stato, sia con associazioni di tipo segreto o massonico, per ottenere soldi che poi, in realtà tenevano per sé. Quindi siamo al lavoro per chiarire la situazione”. 
 
Cosa può dirci della cosiddetta “Setta del Padre” a cui Bianchini pareva affiliato? 
“Dalle indagini è emersa l’esistenza della situazione che ho descritto e tuttora stiamo cercando di capire cosa si nascondeva dietro questa organizzazione”. 
 
 

I parcheggi a Rimini: nelle mani di chi?

 

I parcheggi a Rimini: nelle mani di chi?
 
 
(Pubblichiamo anche qui la nota inviata ai quotidiani ed attualmente - ci risulta - pubblicata sul Resto del Carlino Rimini e Corriere di Rimini)
 
 La notizia apparsa oggi (ieri ndr) sul Carlino e il Corriere di Rimini dimostra ancora una volta di più quanto le Mafie nella nostra città possano incunearsi nel tessuto econnomico di Rimini. I sospetti che gravano sul Consorzio Urbania “Vivere la Città”  di Torre del Greco sono, nei fatti, inquietanti. Non solo, tali preoccupazioni sembrano condivise anche da altre amministrazioni in Italia, dove il Consorzio ha vinto appalti pubblici. A Somma Vesuviana il sindaco Raffaele Allocca ha sospeso dal 28 febbraio scorso il servizio di parcheggio a pagamento nella cittadina sommese guarda caso gestito proprio dal Consorzio Urbania. Una notizia del 15 febbraio scorso apparsa su Luna Notizie invece riporta come la Prefettura di Napoli sempre nei confronti di Urbania, che gestisce anche un parcheggio nel centro storico di Latina, abbia inoltrato un’interdittiva antimafia a che metterebbe a fuoco amicizie di alcune consorziate (nello specifico: la Smart project) con ambienti criminali (il clan camorrista dei Falanga). Il Gruppo Antimafia Pio La Torre chiede che venga per lo meno sospeso il servizio (che oltre al comune di Rimini riguarda anche quelli di Bellaria e Igea Marina) sino a che non venga dimostrata l’innocenza e l’estraneità ai fatti contestati. In ballo ci sono 716.441,60 euro (di dubbia provenienza) e la trasparenza delle norme di assegnazione, anche per il rispetto dovuto alle altre tre imprese che avevano partecipato al bando. 
 
Purtroppo non è servito nemmeno basarsi sull’ “offerta economicamente più vantaggiosa”; l’Agenzia bene aveva fatto a non fondarsi sul massimo ribasso, cosa questa che con la legge regionale sugli appalti diverrà norma procedurale. Ma tale precauzione non è bastata; il nostro augurio è che la creazione di una White List, cioè una lista di imprese oneste a cui potersi richiamare in caso di appalti pubblici, offra una prevenzione tale da scoraggiare le imprese colluse (o presunte tali, come in questo caso) a partecipare ai bandi. Ne va della nostra economia sana; in gioco c’è il fare impresa nel nostro Comune.
 
 
Joomla templates by a4joomla