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Il sindacato della camorra

 

Ristorante Zodiaco miramare

 

Di nuovo davanti al Collegio del Tribunale di Rimini l'aversano Michele Diana, che nel dicembre 2010 si sarebbe recato in due occasioni, assieme a Massimiliano Romaniello, presso il ristorante Lo Zodiaco di Miramare, per estorcere denaro ai proprietari.


La vicenda, raccontata anche nella lunga ordinanza di custodia cautelare dell'operazione MIRROR dell'aprile scorso, riguarda appunto la richiesta avanzata dal duo Diana - Romaniello, allora presentatisi ai gestori, i fratelli De Luca (oggi presenti come testimoni), come "sindacato di Iocca Silvana", per un presunto lavoro di cameriera mai pagato.

 

Riguardo l'adesione di Rimini al Protocollo anticorruzione

comune di Rimini

 

Il 28 gennaio 2014 con delibera del Consiglio comunale, il comune di Rimini ha aderito al "Piano triennale di prevenzione della corruzione 2013-2015", un codice di comportamento che ha come obiettivo quello di limitare il fenomeno della corruzione all'interno della pubblica amministrazione. 

A questo riguardo abbiamo avanzato due proposte per implementare il Piano:

1) Istituzione di un registro in cui vengono segnalati tutti i regali ricevuti superiori ai 20€, con l'obbligo di indicare altresì chi effettua il dono. 
2) Istituzione di un registro delle associazioni che direttamente o indirettamente usufruiscono di contributi pubblici, sia per quanto riguarda l'erogazione di servizi che per altro; vanno anche indicate le modalità di concessione di suddetti contributi.

 

Ecco la risposta che ci è giunta:

Processo Vulcano: in aula anche Vallefuoco, ma l'udienza è rinviata


Mappa Vulcano Romagna

Torna in aula il processo Vulcano, ma l'udienza di ieri – la terza per ora – è stata rinviata al prossimo 13 marzo, senza entrare nel merito delle vicende. Per questa udienza era prevista la prima testimonianza richiesta dal Pubblico Ministero della DDA di Bologna Enrico Cieri, quella del maggiore Elvio Sabino Labagnara del ROS. Avrebbe dovuto deporre sull'attività investigativa, pedinamento e intercettazione alla base dell'operazione Vulcano I, ma non è stato possibile in quanto l'avvocato di uno degli imputati, Sergio Romano, ha richiesto il legittimo impedimento per il suo assistito. Dopo una lunga verifica in camera di consiglio, il collegio giudicante ha ritenuto fondata la richiesta e disposto il rinvio per la prossima udienza.

Entra nel vivo il processo Vulcano

 

Vulcano

 

Il processo Vulcano entra nel vivo. Ad aprire le danze, questa mattina al Tribunale di Rimini, è stato il maggiore del ROS di Bologna Elvio Sabino Labagnara, il quale avrebbe già dovuto deporre nell'udienza scorsa, poi rinviata a causa di un vizio di notifica. In quasi tre ore di testimonianza, chiamato dal Pubblico Ministero Paolo Gengarelli (in sostituzione del PM della DDA Enrico Cieri), il maggiore Labagnara ha ricostruito nei dettagli la genesi dell'indagine per la quale sono a processo i 15 imputati (oggi presenti in aula Leonardo Raimondi, mentre nella cella a vetri sedevano Francesco Agostinelli, Francesco Vallefuoco e Francesco Sinatra).

Aggiungi un posto a tavola

 

 

Per noi italiani la tavola è qualcosa di più di un semplice punto di appoggio necesario per potersi riempire la pancia, rappresenta uno stile di vita ed è uno dei fondamenti della nostra cultura. Chiunque si sia trovato a confrontarsi con persone straniere si sarà sicuramente accorto che quello che per noi è scontato, cioè vedere proprio nella tavola e nella cena in compagnia il momento centrale per conoscersi e condividere le proprie eseperienze, è in realtà una peculiarità tutta nostra ed è uno dei tratti caratteristici della fama italiana nel mondo.

Ma che cosa rappresenta la tavola per la mafia? In un articolo apparso recentemente su Repubblica.it (QUI) Attilio Bolzoni e Salvo Palazzolo lo analizzano nel dettaglio. I nuovi boss, prestanome delegati di coloro che sono rinchiusi in carcere, prediligono il cibo raffinato e costoso che è indice di prestigio sociale. Ostriche panelle e champagne sono diventate il menù tipico dello schiticchio (termine siciliano che indica il pranzo solenne) della nuova Cosa Nostra. D'altra parte come ricordano i due giornalisti di Repubblica “la tavola è sempre stato un luogo sacro per i boss, il cibo un misuratore di potere e di prestigio”. Marcello Dell'Utri sostenne nell'Aprile 2010 di non essere stato in aula per assistere alla sua condanna ad 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, perché era andato a mangiarsi uno sfincione. Totò Cuffaro festeggiò la condanna a cinque anni di reclusione per favoreggiamento con trentadue cannoli fatti arrivare per l'occasione direttamente a Palazzo d' Orléans.

Beni confiscati a Rimini/Dalla droga al mattone: la vicenda di Vincenzo Franco


Carriera criminale Vincenzo Franco



Tra conclamati mafiosi e colletti bianchi dediti ad affari illeciti, a Rimini è possibile trovare anche una terza tipologia di criminali di spessore. Personaggi border-line, in grado di entrare in contatto con diversi gruppi legati alla criminalità organizzata e muoversi a proprio agio in numerosi settori, movimentando denaro e sfruttando le conoscenze acquisite sul territorio. E il caso di Vincenzo Franco, classe '47, originario di Pannarano (Benevento), da decenni trasferitosi nella riviera romagnola con la famiglia.



Amarcord, tra bische clandestine e mafiosi con bombe a mano


Saverio Masellis

Ieri sera, in un Cinema Tiberio stracolmo di gente, nel cuore dell’antico borgo di Rimini, abbiamo finalmente presentato il risultato di quasi un anno di lavoro. Romagna Nostra: le mafie sbarcano in Riviera. Risparmierò i ringraziamenti (che non saranno mai veramente abbastanza), perché oggi ripensavo ad un riflessione ascoltata, porgendo l’orecchio, tra il pubblico che usciva dalla sala, terminata la proiezione. “Dì, ma tu lo sapevi che qui la ‘ndrangheta aveva una sala da gioco in pieno centro?”.

Coincidenza ha voluto che proprio stamane, al Tribunale di Rimini, si è celebrata un’udienza relativa al processo sull’associazione di stampo mafioso che tra gli anni ’90 e gli anni 2000 controllava tutte queste sale da gioco in Romagna. E in un’aula praticamente vuota, scortato dalla Polizia Penitenziaria, c’era proprio lui: il “re delle bische” Saverio Masellis, il mandante dell’omicidio Guerra.

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