Questo sito utilizza dei cookie tecnici e di terze parti. Continuando con la navigazione l'utente accetta il loro utilizzo

Un funerale da Romanzo

Il carosello avvenuto per le strade di Roma in occasione dei funerali di Vittorio Casamonica ha qualcosa di sconcertante. Banda musicale, carro funebre trainato da sei cavalli neri, fiori sganciati da un elicottero, la teatralità nella sua forma più pacchiana. Le esequie dell'ex cassiere della banda della magliana si sono consumate in un contesto più adeguato ad una parata carnevalesca che all'estremo saluto ad un defunto. L'intento è apparso da subito chiaro, mostrare all'intera nazione che a Roma i boss possono fare quel che vogliono! Ma non è tutto qui. Il richiamo alla simbologia della mafia siciliana, che ha pochissimo a che spartire con l'estinto, è la reazione all'uso e l'abuso della terminologia legata al mondo della criminalità organizzata che si è visto negli ultimi mesi nella capitale. Il teatrino avvenuto nel quartiere romano sembrava un messaggio che diceva, “se ci date dei mafiosi, allora ci comportiamo come tali!”

 

Il risultato, grottesco, è una sequela di stereotipi che si accalcano uno sull'altro, dai manifesti che lo apostrofano come “re di Roma” alla banda che suona la musica de “Il Padrino”. Dare un senso a tutto questo non è affatto facile, occorrerebbe sviluppare una riflessione che coinvolga la rappresentazione della criminalità organizzata nella percezione pubblica, considerare le produzioni letterarie, cinematografiche e televisive che hanno contribuito alla mitizzazione della figura del criminale. In alcuni casi si tratta di opere di valore che hanno portato alla mitizzazione solo come effetto collaterale, in altre di vera e propria spazzatura. Proprio la banda della Magliana si presenta come un archetipo di tale questione. Il “Romanzo Criminale “ di De Cataldo presenta dei personaggi estremamente sfaccettati e complessi che assumono l'aria da gangster per emergere all'interno del contesto della periferia capitolina. Il Dandi si presenta come uno zotico arricchito che dietro ad un lusso ostentato nasconde una visione del mondo da uomo di borgata, il Libanese come un grande ammiratore di Mussolini con grandi ambizioni stroncate sul nascere da una morte assai poco dignitosa. Nel film diretto da Michele Placido i personaggi iniziano ad uscire dalla loro dimensione e iniziano ad acquisire una prospettiva più ampia; il Dandi è un po' meno rozzo mentre il Libanese perde la sua ammirazione per il Duce e diventa egli stesso un uomo con una visione del futuro. Nella serie diretta da Stefano Sollima infine la mitizzazione è completa, i personaggi diventano dei giovani destinati a cambiare le sorti del capitale, il Dandi è sempre meno rozzo, il libanese sempre più eroico.

 

Questa piccola digressione sul Romanzo Criminale non è finalizzata a gettare fango su di un film o una serie televisiva i quali, a giudizio di chi scrive, sono entrambi degli ottimi prodotti. Né tantomeno si intende addossare la responsabilità del funerale romano addosso all'industria culturale nostrana. Quel che si vuole fare è fermarsi un momento a riflettere su quanto accaduto al funerale di Vittorio Casamonica. La morte di un uomo, di cui la valutazione dello spessore criminale esula dai contenuti di questo articolo, è stata utilizzata per mandare un messaggio alla nazione intera, un messaggio che ci dice quanto pesino le parole e le immagini che da cui siamo bombardati ogni giorno. Parlare di criminalità organizzata è un compito arduo; la letteratura, il cinema e la televisione hanno diritto di farlo con assoluta libertà. Spetta al giornalismo e all'associazionismo cercare di presentare i fatti e le opinioni e metterle nella giusta prospettiva. 

Comments:

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Joomla templates by a4joomla