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Sull'intervento di Grillo a Palermo

 

All’ennesima “sparata” di Grillo di domenica scorsa a Palermo, verrebbe voglia di lasciar perdere, ben sapendo come certe “provocazioni”meritino più di essere ignorate che commentate. A volte però l’indignazione non riesce a tacere, soprattutto se, come in questo caso, il comportamento mafioso sembra essere legittimato.

Chi vuole rivestire un ruolo politico – qualunque esso sia, al di là dell’essere stati eletti o meno – dovrebbe sapere che ironizzare su un argomento del genere è pericoloso. Non per ciò che potrebbero intitolare i giornali, né per le parole pronunciate, anche se sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i contadini siciliani dell’800, Bernardino Verro, Placido Rizzotto e Giuseppe Letizia, di questa famigerata condotta morale della Mafia ai primordi.
Ad essere veramente pericoloso è il messaggio intrinseco che Grillo sembra voler far passare, non pago delle polemiche suscitate da frasi simili.
Svalutare il ruolo dello Stato quando si parla di Mafia significa fare il gioco di quest’ultima, alimentando quella mentalità che, in modo estremamente miope, la ritiene migliore nel garantire servizi, lavoro, assistenza, ricchezza, quando in realtà si chiamano strozzinaggio, estorsioni, pizzo, minacce e se vogliamo ricchezza, sì, ma di pochi e ottenuta con i mezzi più biechi, che si traduce sempre in povertà per il paese che la ospita.
Se non fosse questo il messaggio che intendeva mandare, auguro a Grillo di acquisire una maggiore scaltrezza nell’arte oratoria, che gli permetta di esprimere opinioni chiare su determinati argomenti senza ricorrere a quell’ormai usurata ironia che ha reso francamente agghiacciante questo suo intervento.

Sara Mancini

 

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