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'Ndrangheta in Lombardia, storica condanna in Cassazione: "Una metastasi diffusa"

 

Indagine_Infinito

 

Sentenza definitiva nel processo 'Infinito' contro i boss che avevano esportato a Milano gli affari delle cosche. Confermata la rete delle 'ndrine che infiltra istituzioni pubbliche, Asl e consigli comunali.

MILANO - Regge fino alla fine, e stavolta senza vizi di forma, senza stampanti beffarde che inghiottono parte delle motivazioni della sentenza, costringendo a un nuovo processo d'appello. C'era - e c'è ancora - la 'ndrangheta in Lombardia, esiste quella struttura articolata in quindici "locali" che infiltra con metodo mafioso da Lecco a Pavia il sistema economico più produttivo e appetibile d'Italia e strizza l'occhio alle famiglie d'origine della "provincia", autonomi senza recidere il cordone ombelicale.

E a meno di quattro anni dallo storico blitz dell'indagine 'Infinito-Crimine', coordinato il 13 luglio 2010 dalle Distrettuali antimafia di Milano e Reggio (154 arresti in Lombardia, 156 in Calabria), il filone coordinato dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dai pm Alessandra Dolci e Paolo Storari - quello più corposo, 110 imputati col rito abbreviato, altri 39 seguono il percorso del processo ordinario - arriva a sentenza definitiva.

L'ha emessa la VI sezione penale della Cassazione, una conferma pressoché totale delle 92 condanne sancite dal secondo appello il 23 aprile di un anno fa - e in realtà anche da quello originario - e dal primo grado del 20 novembre 2011. Date consegnate alla storia dell'antimafia come quelle due frasi, contenute nelle motivazioni dell'appello "corretto", che squarciarono definitivamente il velo sulle 'ndrine al Nord. "Una metastasi ben radicata e diffusa", la scolpirono i giudici Bocelli, Caputo e Polizzi, cresciuta e ramificata nella "diffusa omertà che porta le vittime a subire senza denunciare, a nascondere piuttosto che a rivelare". E i boss, nell'inquietante e beffarda sequenza filmata da una microtelecamera piazzata dai carabinieri di Monza, allora guidati dal colonnello Giuseppe Spina, brindare alla nuova pax mafiosa al tavolo del circolo 'Falcone e Borsellino' a Paderno Dugnano.

"La struttura del verdetto emesso in appello ha retto in maniera massiccia - esulta Aldo Policastro, sostituto procuratore generale della Suprema corte - con la conferma sostanziale della sentenza d'appello si conferma la struttura della 'ndrangheta lombarda come un corpo autonomo rispetto alle 'ndrine di origine che continuano a rimanere radicate in Calabria con le quali il contatto è comunque costante".

Morte agli scissionisti, come quella che venne decretata nel 2008 ai danni di Carmelo Novella, troppo ambizioso e indipendente per non essere punito. E accordo negli affari, nell'infiltrazione delle istituzioni pubbliche, nelle Asl, nei consigli comunali e regionali. L'appetito per la torta dell'Expo che stava ancora lievitando, ma anche per i lavori ordinari del movimento terra e del facchinaggio, da ottenere con i metodi della tradizione, le minacce e le estorsioni, i colpi di pistola e l'usura fino a inglobare intere società "pulite" e a divorarle.

Massimo Pisa

Da Repubblica.it


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