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Il silenzio uccide: non lasciamo solo Christian Abbondanza

Categoria: Italia
Pubblicato Lunedì, 17 Febbraio 2014 18:05
Scritto da Patrick Wild
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Christian Abbondanza


"Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. [...] In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere"

 

Così raccontava Giovanni Falcone a Marcelle Padovani, in quella formidabile serie di interviste successivamente confluite in "Cose di Cosa Nostra", ancora oggi testo fondamentale per tutti coloro che volessero avvicinarsi per la prima volta allo studio del fenomeno mafioso. 

Le parole di Falcone sono valide ancora oggi, come ieri. Perché se è vero che da una parte ci sono le intimidazioni e le minacce – l'eliminazione fisica in senso stretto– dall'altra puoi trovare una forma ancora più subdola per farti fuori: il silenzio. Quel silenzio che rende più forte la delegittimazione, porta all'isolamento e quindi alla morte.

 

Christian Abbondanza, presidente della Onlus Casa della Legalità, conduce da anni una vera e propria battaglia in trincea, fino alla fine (come cantano i F.lli Severini), in quel territorio – la riviera ligure – profondamente permeato e condizionato ad ogni livello dalla presenza mafiosa. A partire dall'economia fino ad arrivare alla politica, come dimostra per esempio lo scioglimento dei Comuni di Bordighera e Ventimiglia (solo la punta dell'iceberg?). 


E' un'antimafia indipendente e libera (per questo spesso malvista da più parti) quella della Casa della legalità, fatta seguendo un preciso e coerente orientamento: indicare i mafiosi e farne nomi e cognomi (ma anche quelle istituzioni, magistratura compresa, dove sono presenti storture). Un'attività a 360° gradi, che deve però essere condivisa da tutti. "La mafia si condanna nei Tribunali, ma si isola e anniente a livello sociale", ripete spesso Abbondanza.


Sul sito della Casa della legalità sono consultabili le decine e decine di approfondimenti e dossier che Abbondanza e i suoi hanno redatto circa la fitta rete familiare e affaristica delle 'ndrangheta in Liguria, per non parlare dei numerosi esposti presentati all'Autorità Giudiziaria e ai Reparti, molti dei quali sfociati in importanti indagini che hanno permesso di smantellare imponenti traffici illeciti ed affari criminali.


Che l'attività di Abbondanza dia fastidio (e sia a maggior ragione da tutelare) ne sono prova le numerose intimidazioni ricevute da parte di 'ndranghetisti e soggetti ad essa legati. Solo le ultime, in ordine cronologico, quelle durante il processo "La svolta" in corso ad Imperia o da parte di Pietro Fotia. Per leggerne altre, tra cui esplicite minacce di morte affatto velate, è sufficiente scorrere il sito della Casa della legalità o leggersi le intercettazioni nelle quali gli 'ndranghetisti discorrono tra loro, parlando di Abbondanza e altri giornalisti.


Si può o meno essere d'accordo con Abbondanza su molte questioni (e ci mancherebbe altro), ma ciò non deve pregiudicare in alcun modo l'oggettiva ed urgente esigenza di fare pressioni affinché gli sia affidata una protezione adeguata, prima che sia troppo tardi. I motivi di rancore con Abbondanza per questioni estranee alla sua sicurezza non devono in alcun modo essere pretesto per fargliela pagare od auto-giustificarsi nel lasciarlo solo. Sembra che in Italia vi sia la sgradevole abitudine di lasciare che chi combatte in prima linea contro le mafie sia lasciato a morire, per poi avere la possibilità di piangerlo in un secondo momento.


Chiunque sia in contatto con parlamentari della Commissione parlamentare antimafia potrebbe far arrivare loro il più velocemente possibile l'appello per Christian Abbondanza?

Il silenzio uccide due volte e noi sicuramente non possiamo permettercelo.



Patrick Wild

 

 

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