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A che pro questa Commissione Antimafia?

Categoria: Italia
Pubblicato Domenica, 13 Ottobre 2013 20:44
Scritto da Patrick Wild
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Commissione Antimafia

 

E' notizia di questi giorni la nomina dei 50 parlamentari (25 alla Camera e 25 al Senato) chiamati a far parte della Commissione parlamentare Antimafia. Sono stati necessari oltre sette mesi, ma visto il risultato forse non è il caso di esserne rassicurati. Perché se da una parte questo gruppo sarà composto da una manciata di nomi storici dell'antimafia istituzionale e sociale da Nord a Sud, dall'altra è possibile individuare personaggi con trascorsi giudiziari ben poco gloriosi e curriculum professionali non proprio antimafia. 

Nei giorni scorsi diverse testate se ne sono già occupate, tra cui Giovanni Tizian e Nello Trocchia sull'Espresso. Si passa dall'intramontabile democristiano Carlo Giovanardi a Carlo Sarro del PDL (vicinissimo a Nicola Cosentino) e Giovanni Bilardi (pasdaran del governatore della regione Calabria Scopelliti). Si continua con Stefano Esposito del PD (promotore della linea ortodossa del partito pro-Tav in Val di Susa) e Cinzia Anna Bonfrisco (che criticò la scelta del GIP Morosini di approfondire le indagini dell'inchiesta sull'ex presidente del Senato Renato Schifani) e si finisce, casi ancora peggiori, con Donato Bruno e Claudio Fazzone, entrambi del PDL. Il primo è storicamente noto per i suoi continui tentativi di abrogazione del regime di carcere duro del 41bis, mentre il secondo si espresse pubblicamente contro lo scioglimento del comune di Fondi (Latina) per infiltrazioni mafiose. Il comune non venne sciolto dal governo Berlusconi, ma la mafia c'era realmente, come dimostrano le decisioni dell'autorità giudiziaria. 

Ebbene, di fronte a questo folto gruppo di inopportuni, al quale si devono aggiungere decine di altri parlamentari della commissione antimafia la cui carriera politica è caratterizzata più da ombre che da luci, viene lecito chiedersi: a che pro una simile commissione antimafia?

Il 30 settembre, quindi prima che ne venissero nominati i membri, il giornalista Roberto Galullo scriveva sul suo blog, esprimendo a giusto titolo i propri dubbi sulla bontà di tale opera. Galullo ha evidentemente anticipato i tempi ed evidenziato il nodo della questione: può realmente un organo della politica riuscire efficacemente ad indagare sui rapporti mafia-politica senza scontare la dipendenza e appartenenza a questi?

La risposta, almeno per quanto riguarda le esperienze passate, non lascia certamente alcun dubbio. E' vero cioè che la Commissione Parlamentare, il cui scopo principale è indagare, senza sostituirsi alla magistratura, su tali rapporti e relazioni, non ha in alcun modo raggiunto il suo obbiettivo. Non vi si è nemmeno avvicinata. 

Dalla sua istituzione, in reazione alla strage di Ciacculli del 1963, l'attività della Commissione parlamentare antimafia si è sempre contraddistinta per il suo atteggiamento blando, timido nel relazionare sulla presenza mafiosa (in particolar modo al Nord) e poco incisivo nell'affrontare le questioni di sua competenza. Durante la Prima Repubblica la presenza del blocco democristiano non lasciava ampi margini di indipendenza (non a caso quella di Pio La Torre venne pubblicata come relazione di minoranza) e nel tempo, soprattutto dopo l'istituzione della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Nazionale Antimafia, la commissione parlamentare si è definitivamente limitata a ribadire quanto già espresso nelle relazioni semestrali e annuali delle prime, venendo meno al suo compito prioritario. Anche in tempi più recenti non si hanno ricordi migliori: le precedenti legislature sono state popolate da indagati, imputati come anche condannati per reati particolarmente gravi o comunque in odor di mafia. Ciò dovrebbe far riflettere sull'efficacia di questa Commissione. 

Ha senso mantenere un organo in questo stato? Dove sono, ci si chiede, le grandi associazioni antimafia che negli ultimi anni si sono sbracciate per denunziare le collusioni tra mafia e politica? Perché non è stato scritto uno straccio di comunicato a proposito, non esiste una sola dichiarazione di principio ufficiale? Di certo avrà qualche problema ad alzare la propria voce Ammazzateci tutti, l'associazione antimafia nata in Calabria sull'onda dell'indignazione per l'omicidio Fortugno, legata per lungo tempo alla figura di Rosanna Scopelliti, figlia del giudice ucciso dalla mafia Antonino Scopelliti, ora deputata PDL e membro della commissione antimafia. Come ricordano ancora Tizian e Trocchia, l'On. Scopelliti era stata una dei partecipanti alla manifestazione anti-giudici a Roma e una delle voci più forti contro la decisione del Ministro dell'Interno di sciogliere il comune di Reggio Calabria per infiltrazioni mafiose. Si auspica la pronta risposta di Libera, con la quale ha lavorato per tanti anni il neo-deputato e membro della commissione antimafia Davide Mattiello. Mattiello è stato anche il relatore del disegno di legge per la riforma dell'articolo 416 ter. 

Avranno difficoltà ad alzare le voci anche i partiti: tralasciando il PDL, anche il PD e le sue mille anime interne non avrà una risposta univoca. Il Partito Democratico, proprio alle ultime elezioni politiche, era riuscito per il rotto della cuffia ad impedire che si potesse presentare un personaggio come Vladimiro Crisafulli, arci-noto in Sicilia per la lunga esperienza politica ma altrettanto chiaccherato per alcuni suoi rapporti poco chiari con esponenti mafiosi. Si attendono i comunicati di SEL e M5S. Quante volte è stato rispettato il codice etico di auto-regolamentazione che si erano dati i partiti? Sarebbe desolante comunicarne il risultato qui (ma comunque altrettanto triste).

Il punto è sempre lo stesso: finché la Commissione parlamentare Antimafia verrà utilizzata come attività di facciata di contrasto (ma soprattutto prevenzione) alla criminalità organizzata o per regolare questioni tra partiti, fino a quel momento tale organo sarà completamente inutile e dispendioso. La Commissione antimafia non è negativa di per sè (basti pensare a quanto accaduto a San Marino circa un anno fa), ma è l'utilizzo che se ne fa. Per ora, la sensazione è che i vari e lodevoli Fava, Mattiello e Sarti poco conteranno, in questa giungla di impresentabili e che la Commissione naufragherà. Per l'ennesima volta. Qualcuno alzi la voce, però.

 

Patrick Wild

 

 

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