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Rapporto Transcrime: 25,7 mld di euro nelle mani delle mafie

 

 

 

Il 30 maggio sul sito dell'Ansa è uscita questa notizia:

"PALERMO, 30 MAG - Nelle tasche dei mafiosi nel 2011 sarebbero entrati 25,7 miliardi di euro di proventi, pari all'1,7% del Pil. Di questi, 10,6 miliardi (0,7% del Pil) sarebbero andati direttamente alle organizzazioni criminali cui appartengono. E' quanto si evince dai dati contenuti dal progetto finanziato dal PON Sicurezza e realizzato dal Centro Interuniversitario Transcrime dell'Universita' Cattolica dal titolo ''Quali beni, quali mafie, per quale utilizzo?''. Tra le organizzazioni criminali, ha spiegato il professor Ernesto Savona di Transcrime in Prefettura a Palermo a magistrati ed investigatori impegnati nel contrasto alla mafia, nel 2011 e' stata la camorra quella con gli 'incassi' maggiori, ricavando 3,750 miliardi, seguita dalla ndrangheta con 3,491 miliardi; cosa nostra ha incassato 1.874 miliardi. Sono le estorsioni, con il 44%, la principale fonte di finanziamento delle mafie in Italia che a loro volta investono prevalentemente in immobili (52,3%): case e terreni che i mafiosi acquistano nei territori che controllano a prescindere dall'effettivo valore commerciale. Le cosche comprano anche auto e barche, ma investono solo per il circa 9% in aziende, che operano prevalentemente nel Sud Italia ma anche nelle province di Milano, Brescia, Lecco e Como. E i mafiosi, viene fatto rilevare, non sono grandi imprenditori. preferiscono le Srl con una bassa profittabilita'. Sempre secondo lo studio di Transcrime, sono quelli delle costruzioni, degli autotrasporti e della ristorazione i settori maggiormente infiltrati."

 

 

Non è certo una novità il fatto che il giro di affari criminale abbia un'incidenza così importante sull'economia del Paese, la recessione che ci accompagna però da 7 trimestri ha messo in secondo piano l'argomento a favore della discussione su politiche economiche spesso volte esclusivamente alla riduzione delle imposte. Il rischio è che si diffonda il sentimento che, per quanto meritoria la lotta alle mafie, possa risultare ulteriormente recessiva. Questo per l'impiego dei fondi pubblici che necessita e perchè vorrebbe dire privare importanti fette del territorio nazionale di un impresa florida e che da impiego a migliaia di persone. 

A smontare qualsiasi giustificazione economica della presenza mafiosa ci hanno pensato numerosi studi e ricerche tra le quali una della banca d'Italia dell'aprile 2012 dal titolo:"I costi economici della criminalità organizzata: evidenze dall'Italia meridionale" dal quale estraiamo che:"I risultati suggeriscono che il consolidamento delle organizzazioni criminali in Puglia e Basilicata coincide con il passaggio da un sentiero di crescita economica elevata a uno inferiore, che si traduce in un significativo ritardo economico durante i decenni successivi. Tale risultato non dipende da una riallocazione di forza lavoro dall’economia ufficiale a quella sommersa, quanto piuttosto da una sostituzione di investimenti privati con capitale pubblico a minore produttività".

 

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